Pare che la figlia del fiume sia affascinata dall'idea della penetrazione. In particolare, di quella in cui io sono la parte passiva.
Non so se questa sua inclinazione sia attribuibile ad un desiderio di farmi condividere la gioia dell'esperienza, o se sia invece una forma di vendetta verso quel genere maschile che per anni gliela ha dolorosamente imposta - non sto qui a raccontarvi i fatti suoi, ma diciamo che ha avuto un rapporto controverso con la penetrazione, che per fortuna pare si sia risolto tra di noi.
Fatto sta che il calendario di oggi segna lilla: "visto che l'hai sognato... riprendiamo il discorso 'inserzioni'" [sic]
Premessa: è vero, l'ho sognato. Sogno convulso e sessuale, frutto di alcuni giorni di castità forzata (dagli eventi esterni, non dalla vita kinky) che hanno trasformato i miei sogni in un turbinio di erotismo, immagini fantastiche e situazioni surreali. In una di queste lei, munita di vigoroso strapon nero, mi forzava con decisione ad immolarmici, asserendo che si era stufata di tergiversare - lo strapon torna periodicamente nei nostri discorsi, ma per il momento resta una fantasia pour parler.
Peraltro nel sogno non sono sicuro che concludessimo (anche se sicuramente iniziavamo...) perchè c'erano interruzioni ed eventi a disturbarci. Niente correlato, comunque.
La versione ufficiale (quella a cui ha creduto finora la figlia del fiume) è che l'ultima volta che ho provato a giocare con la penetrazione, alcune settimane fa, mi ero fatto un po' male - a causa dell'ovvio miscuglio di tensioni, disagio, inesperienza - e la cosa era morta lì. Quello che invece lei non sa è che già alcune volte avevo ripreso il discorso: coi miei tempi, a seconda dell'ispirazione, per godermelo.
Così stasera credo di aver adempiuto alle richeste con una certa bravura...
Il resto nel prossimo post, che ora è tardi e sono a pezzi.
giovedì 14 maggio 2009
giovedì 7 maggio 2009
Non sono pazzoooooooo!
Piccolo report di una scena giocata a casa mia martedì mattina.
Out of the blue, la figlia del fiume chiede se mi va di essere legato. Di solito sono io quello che annoda le corde, ma accetto di buon grado, e dopo poco mi trovo insalamato in un karada abbastanza piacevole: la senzazione del bloccaggio è molto bella, è una sorta di abbraccio intenso. Comunque, niente fuochi d'artificio: dopo poco mi slega, temo che il bondage sia un po' troppo tecnico per lei, è stato divertente ma poi morta lì.
Peccato, le dico, era divertente non potersi muovere. Già, commenta lei. Già, commento io. E sorride.
Pochi secondi dopo avevo addosso la mia bellissima camicia di forza: quando si parla di abbracci, è decisamente il massimo...
Mi butta sul letto e gioca un po' col mio corpo: mi soffoca, mi stuzzica. Dal canto mio non sono particolarmente in grado di nascondere l'eccitazione, anche perchè la metà inferiore del mio corpo è nuda ed esposta alle intemperie :-)
Riprende quindi l'antica pratica dell'allenamento all'apnea: lei si siede sulla mia faccia con sempre maggior peso, fino a soffocarmi, e stando in posizione per intervalli di tempo crescenti. Che combinato alla mia bassissima resistenza fisica, creano un bel miscuglio di eccitazione, senso di impotenza ed un pizzico di paura.
Starle sotto è in assoluto una delle cose che preferisco: non solo quando è nuda (che dà un tono decisamente sessuale all'esperienza), anche attraverso il velo dei vestiti, sentire il suo peso addosso mi dà sicurezza, mi fa sentire al mio posto.
Ogni tanto fantastico sulla possibilità di comprare o costruire una smoterbox e farmi usare per, che so, un pomeriggio intero, mentre lei è soprappensiero a preparare scartoffie. Ma sto divagando.
Giochicchiando, come al solito, ci si fa prendere un po' la mano: so solo che dopo poco lei mi è a cavalcioni sulla faccia e si dà da fare con vari giocattolini per trarre il massimo piacere dalla situazione. E io niente! Poverino, costretto a vedere da così vicino lo spettacolo, e senza poter intervenire: nel frattempo ero stato imbavagliato, apprezzavo ogni dettaglio ma non potevo fare nulla! Maledetta!
Out of the blue, la figlia del fiume chiede se mi va di essere legato. Di solito sono io quello che annoda le corde, ma accetto di buon grado, e dopo poco mi trovo insalamato in un karada abbastanza piacevole: la senzazione del bloccaggio è molto bella, è una sorta di abbraccio intenso. Comunque, niente fuochi d'artificio: dopo poco mi slega, temo che il bondage sia un po' troppo tecnico per lei, è stato divertente ma poi morta lì.
Peccato, le dico, era divertente non potersi muovere. Già, commenta lei. Già, commento io. E sorride.
Pochi secondi dopo avevo addosso la mia bellissima camicia di forza: quando si parla di abbracci, è decisamente il massimo...
Mi butta sul letto e gioca un po' col mio corpo: mi soffoca, mi stuzzica. Dal canto mio non sono particolarmente in grado di nascondere l'eccitazione, anche perchè la metà inferiore del mio corpo è nuda ed esposta alle intemperie :-)
Riprende quindi l'antica pratica dell'allenamento all'apnea: lei si siede sulla mia faccia con sempre maggior peso, fino a soffocarmi, e stando in posizione per intervalli di tempo crescenti. Che combinato alla mia bassissima resistenza fisica, creano un bel miscuglio di eccitazione, senso di impotenza ed un pizzico di paura.
Starle sotto è in assoluto una delle cose che preferisco: non solo quando è nuda (che dà un tono decisamente sessuale all'esperienza), anche attraverso il velo dei vestiti, sentire il suo peso addosso mi dà sicurezza, mi fa sentire al mio posto.
Ogni tanto fantastico sulla possibilità di comprare o costruire una smoterbox e farmi usare per, che so, un pomeriggio intero, mentre lei è soprappensiero a preparare scartoffie. Ma sto divagando.
Giochicchiando, come al solito, ci si fa prendere un po' la mano: so solo che dopo poco lei mi è a cavalcioni sulla faccia e si dà da fare con vari giocattolini per trarre il massimo piacere dalla situazione. E io niente! Poverino, costretto a vedere da così vicino lo spettacolo, e senza poter intervenire: nel frattempo ero stato imbavagliato, apprezzavo ogni dettaglio ma non potevo fare nulla! Maledetta!
Etichette:
bondage,
camicia di forza,
face sitting,
report,
sto sotto
domenica 3 maggio 2009
breakthrough (3/3): tanto tuonò...
Esco dal bagno con l'idea di togliermi gli abiti femminili e tornare pacifico alla vita di prima, quando sento una spazzola impattarmi su un gluteo. Mi volto e vedo la figlia del fiume che ridacchia, mentre mi riconduce in camera da letto.
Mi fa mettere in ginocchio e con il petto appoggiato al letto. Alza il vestito ed abbassa collant e mutandine - l'atto di essere spogliati è sempre eccitante, come i titoli di testa per un film attesissimo, allunga l'inizio pur essendo già iniziato.
Non sapevo esattamente cosa aspettarmi, e quando la sua dolce manina ha impattato per la prima volta sul mio fondoschiena sono rimasto sorpreso: un colpo deciso, profondo, dato con fermezza.
Dopo il primo ne arrivano altri: si sente la forza fisica, il trasporto, l'impegno che mette in ogni singola botta. Mi scuote e mi fa ondeggiare, e si sente che non si sta tirando indietro, che fin da subito non si risparmia.
Arrivano colpi con una certa regolarità, alternando tra mani nude e spazzola (che in questo momento fa meno male, ho la sensazione che tenga il polso molle e l'energia del colpo non si scarichi tutta su di me ma se ne prenda un po' anche lei...). Dopo poco comincio a contorcermi, e per tenermi fermo mi monta a cavalcioni, sedendosi sulla mia schiena: a quel punto sono bloccato, dovrei fare davvero forza per scrollarmela, e comincio a non essere più nello stato mentale per coordinare così bene le mie azioni. Intanto l'avevo sentita trafficare con la macchina fotografica, avevo visto qualche flash, ed ora ho la sensazione che tenga la macchina fissa, continuando ad inquadrare: mi sta filmando.
Arrivano le botte: a gruppi, singole, ritmiche o sincopate, sparse o focalizzate su pochi centimetri di pelle. Arrivano e lentamente mi lascio andare: un po' titubante all'inizio, si fa strada lentamente la sensazione di essere presente, di essere vivo, il cervello si lascia andare. Ed entro in terre ignote: supero i punti noti, i limiti fino ai quali ci eravamo spinti, e proseguo oltre, verso un abbandono nuovo e profondo, verso uno spazio mentale che liquefa le mie ansie, le mie paure, le mie nevrosi: divento leggero e bianco, evaporo.
Fino a quando non riesco più a sopportare, e le chiedo di smettere: imploro pietà, anche se una parte di me vorrebbe che continuasse, che non mi stesse a sentire, che anzi aumentasse proprio per dimostrarmi che non ho controllo, che non sono io ad avere le redini del gioco.
Ed infatti dopo la mia richiesta, chiude con ancora una serie. Dieci colpi dati con la spazzola, forti e secchi, da prender fuoco e da lasciarmi sconvolto a balbettare.
Un istante dopo siamo a terra entrambi: mi abbraccia mentre tremo, singhiozzo (in questi casi odio la mia inettitudine al pianto), blatero e sbavo. Mi tiene a sé e mi sento protetto, difeso: è una sensazione splendida, non c'è nulla dentro o fuori di me, un vuoto caldissimo e rassicurante. E poi c'è lei, tutt'intorno, come un utero, come una casa, che mi conforta e consola.
Non era mai successo niente di simile. Non so se sia frutto dell'ansia accumulata, della litigata precedente - confesserà poi di essersi felicemente rivalsa sul mio povero culetto di tutte le menate fattele poco prima - o solo del bisogno di sottomissione che finalmente trova uno sfogo.
Non era mai successo niente di simile, ma non vedo l'ora che accada di nuovo.
Mi fa mettere in ginocchio e con il petto appoggiato al letto. Alza il vestito ed abbassa collant e mutandine - l'atto di essere spogliati è sempre eccitante, come i titoli di testa per un film attesissimo, allunga l'inizio pur essendo già iniziato.
Non sapevo esattamente cosa aspettarmi, e quando la sua dolce manina ha impattato per la prima volta sul mio fondoschiena sono rimasto sorpreso: un colpo deciso, profondo, dato con fermezza.
Dopo il primo ne arrivano altri: si sente la forza fisica, il trasporto, l'impegno che mette in ogni singola botta. Mi scuote e mi fa ondeggiare, e si sente che non si sta tirando indietro, che fin da subito non si risparmia.
Arrivano colpi con una certa regolarità, alternando tra mani nude e spazzola (che in questo momento fa meno male, ho la sensazione che tenga il polso molle e l'energia del colpo non si scarichi tutta su di me ma se ne prenda un po' anche lei...). Dopo poco comincio a contorcermi, e per tenermi fermo mi monta a cavalcioni, sedendosi sulla mia schiena: a quel punto sono bloccato, dovrei fare davvero forza per scrollarmela, e comincio a non essere più nello stato mentale per coordinare così bene le mie azioni. Intanto l'avevo sentita trafficare con la macchina fotografica, avevo visto qualche flash, ed ora ho la sensazione che tenga la macchina fissa, continuando ad inquadrare: mi sta filmando.
Arrivano le botte: a gruppi, singole, ritmiche o sincopate, sparse o focalizzate su pochi centimetri di pelle. Arrivano e lentamente mi lascio andare: un po' titubante all'inizio, si fa strada lentamente la sensazione di essere presente, di essere vivo, il cervello si lascia andare. Ed entro in terre ignote: supero i punti noti, i limiti fino ai quali ci eravamo spinti, e proseguo oltre, verso un abbandono nuovo e profondo, verso uno spazio mentale che liquefa le mie ansie, le mie paure, le mie nevrosi: divento leggero e bianco, evaporo.
Fino a quando non riesco più a sopportare, e le chiedo di smettere: imploro pietà, anche se una parte di me vorrebbe che continuasse, che non mi stesse a sentire, che anzi aumentasse proprio per dimostrarmi che non ho controllo, che non sono io ad avere le redini del gioco.
Ed infatti dopo la mia richiesta, chiude con ancora una serie. Dieci colpi dati con la spazzola, forti e secchi, da prender fuoco e da lasciarmi sconvolto a balbettare.
Un istante dopo siamo a terra entrambi: mi abbraccia mentre tremo, singhiozzo (in questi casi odio la mia inettitudine al pianto), blatero e sbavo. Mi tiene a sé e mi sento protetto, difeso: è una sensazione splendida, non c'è nulla dentro o fuori di me, un vuoto caldissimo e rassicurante. E poi c'è lei, tutt'intorno, come un utero, come una casa, che mi conforta e consola.
Non era mai successo niente di simile. Non so se sia frutto dell'ansia accumulata, della litigata precedente - confesserà poi di essersi felicemente rivalsa sul mio povero culetto di tutte le menate fattele poco prima - o solo del bisogno di sottomissione che finalmente trova uno sfogo.
Non era mai successo niente di simile, ma non vedo l'ora che accada di nuovo.
Etichette:
femminilizzazione,
spanking,
sto sotto,
subspace
martedì 28 aprile 2009
breakthrough (2/3): la quiete prima della tempesta
Giunti incredibilmente alla fine dell'estenuante trattativa, ci troviamo in casa, soli, sfiniti di parole, e decisamente pronti all'azione.
Tempo zero siamo sul letto, seminudi, a rotolarci come due saltapicchi. Io sentivo ancora un po' di senso di colpa residuo (in fondo tutte le discussioni erano partite da me), e quindi mi sono buttato su di lei avidamente, cercando in tutti i modi di dimostrarle il mio amore e la mia dedizione. Dopo qualche permutazione ed incastrarello siamo giunti ad una posizione bella comoda: io seduto con le spalle appoggiate alla testiera del letto, lei sopra in ginocchio.
Era, in effetti, ipersensibile: bastava sfiorarle piano i capezzoli e si perdeva, squittiva, convulsava. Io ne ero estasiato. Estasiato e soddisfatto, in pace con me stesso, perchè sentivo di stare facendo il mio dovere, mi sentivo a posto, mi dedicavo a lei.
Poco dopo cominciò ad essere scossa dai tremiti ed ebbe un orgasmo. Piuttosto forte, a parer mio, ma non voglio addentrarmi in dettagli di cui già mi vergogno.
Il punto è che io, invece, l'orgasmo non l'ho avuto, e questo è stato il coronamento ideale del nostro momento: non è una questione di castità forzata, ma avevo bisogno di pensare a lei e solo a lei, darle tutto quello che era in grado di ricevere e smettere quando fosse stata sazia, pienamente soddisfatta.
Seguono coccole di rito, il sesso ci aveva riempiti entrambi di endorfine, ed anche se io non ero venuto mi sentivo comunque la testa leggera, felicissimo.
Dopo qualche tempo ci riprendiamo, e salta di nuovo fuori una tematica già accennata in precedenza quel giorno: lei aveva espresso l'intenzione di femminilizzarmi.
Mi fa quindi denudare e, ridacchiando scherzosi, mi lancio nell'impresa di indossare le sue mutandine (con discreta oscenità di risultato, vista l'incipiente erezione frutto del sesso non coronato di prima e della situazione attuale), poi collant, reggiseno imbottito, vestito lungo elasticizzato, sandaletti.
Mi lega i capelli con una molletta, e il risultato si può vedere qui sotto.

In effetti è stato facile e divertente. Niente di impegnativo (cerette, trucco et similia), aveva tutto un tono amichevole e scherzoso. Lei ha detto che mi trovava sexy, dalle foto credo che avrei avuto bisogno di un po' meno spalle ed un po' più fondoschiena per essere vagamente femminile...
Siamo comunque finiti nuovamente sul letto. A quel punto quello ipersensibile ero io: mi accarezzava, mi perquisiva, ed io mi sentivo violato e in balia - sensazione bellissima peraltro.
Mi ha abbracciato da dietro e provato a tenermi un po' per i fianchi, dando dei colpi pelvici e formulando minacce (promesse?) sul giorno in cui davvero mi avrebbe preso e fatto suo. Io ero turbato ed eccitato, come al solito e tutto insieme.
Seguono altre coccole e poi tappa in bagno per guardarci nello specchio grande, dalla quale usciamo con l'ennesima sorpresa...
Tempo zero siamo sul letto, seminudi, a rotolarci come due saltapicchi. Io sentivo ancora un po' di senso di colpa residuo (in fondo tutte le discussioni erano partite da me), e quindi mi sono buttato su di lei avidamente, cercando in tutti i modi di dimostrarle il mio amore e la mia dedizione. Dopo qualche permutazione ed incastrarello siamo giunti ad una posizione bella comoda: io seduto con le spalle appoggiate alla testiera del letto, lei sopra in ginocchio.
Era, in effetti, ipersensibile: bastava sfiorarle piano i capezzoli e si perdeva, squittiva, convulsava. Io ne ero estasiato. Estasiato e soddisfatto, in pace con me stesso, perchè sentivo di stare facendo il mio dovere, mi sentivo a posto, mi dedicavo a lei.
Poco dopo cominciò ad essere scossa dai tremiti ed ebbe un orgasmo. Piuttosto forte, a parer mio, ma non voglio addentrarmi in dettagli di cui già mi vergogno.
Il punto è che io, invece, l'orgasmo non l'ho avuto, e questo è stato il coronamento ideale del nostro momento: non è una questione di castità forzata, ma avevo bisogno di pensare a lei e solo a lei, darle tutto quello che era in grado di ricevere e smettere quando fosse stata sazia, pienamente soddisfatta.
Seguono coccole di rito, il sesso ci aveva riempiti entrambi di endorfine, ed anche se io non ero venuto mi sentivo comunque la testa leggera, felicissimo.
Dopo qualche tempo ci riprendiamo, e salta di nuovo fuori una tematica già accennata in precedenza quel giorno: lei aveva espresso l'intenzione di femminilizzarmi.
Mi fa quindi denudare e, ridacchiando scherzosi, mi lancio nell'impresa di indossare le sue mutandine (con discreta oscenità di risultato, vista l'incipiente erezione frutto del sesso non coronato di prima e della situazione attuale), poi collant, reggiseno imbottito, vestito lungo elasticizzato, sandaletti.
Mi lega i capelli con una molletta, e il risultato si può vedere qui sotto.

In effetti è stato facile e divertente. Niente di impegnativo (cerette, trucco et similia), aveva tutto un tono amichevole e scherzoso. Lei ha detto che mi trovava sexy, dalle foto credo che avrei avuto bisogno di un po' meno spalle ed un po' più fondoschiena per essere vagamente femminile...
Siamo comunque finiti nuovamente sul letto. A quel punto quello ipersensibile ero io: mi accarezzava, mi perquisiva, ed io mi sentivo violato e in balia - sensazione bellissima peraltro.
Mi ha abbracciato da dietro e provato a tenermi un po' per i fianchi, dando dei colpi pelvici e formulando minacce (promesse?) sul giorno in cui davvero mi avrebbe preso e fatto suo. Io ero turbato ed eccitato, come al solito e tutto insieme.
Seguono altre coccole e poi tappa in bagno per guardarci nello specchio grande, dalla quale usciamo con l'ennesima sorpresa...
lunedì 27 aprile 2009
breakthrough (1/3): trattato di pace
Comincio con questo il resoconto del recente weekend passato con la figlia del fiume. È stato molto denso e spezzerò il racconto in tre parti.
Il tutto inizia con la figlia del fiume che dice: "ho pensato a quello che mi hai chiesto, e la risposta è no".
Panico, casino, pensieri. Tutto assieme, come al solito.
All'apice del nostro penultimo incontro le avevo manifestato la mia insoddisfazione per il nostro rapporto: tutto bello, tutto amichevole, ma sentivo di essere pronto per qualcosa di più. O peggio: sentivo di aver bisogno qualcosa di più profondo, e questo indipendentemente dalla mia volontà.
Le avevo dato quindi la scelta tra la possibilità di prendere in mano la cosa, impegnandovi più energie e tempo di quanto avesse fatto finora, o abbandonare in buon ordine il campo, dicendo sostanzialmente: fin qui bene, oltre non vo'.
Come sempre, lei riesce a stupirmi. Francamente mi immaginavo che avrebbe detto il solito "sì, dai proviamoci", io sarei stato sul chi vive aspettando di vedere se era solo una dichiarazione d'intenti o se c'era una sua vera intenzione sotto, e sostanzialmente avremmo trovato il nostro equilibrio. Mi sarei mangiato, almeno, la speranza.
Invece arriva il no, secco. Che chiaramente semplifica i problemi: da questo punto di vista da lei non riesco ad ottenere altro, arrivederci e grazie. Se ti trovi una mistress non c'è problema, sono anzi felice di aiutarti, ma poi morta lì. Niet. Nada. Kaput. Por, kaput.
Seguono due ore (cronometrate, tristemente) di parole, malumori, irritazioni e riappacificazioni ma senza sostanziali aperture.
Vengono fuori mille considerazioni più o meno profonde, che tralascio, relative ai rispettivi caratteri, al perchè sento il desiderio di sottomissione, a cosa cerco e a cosa non può darmi. Cala una tristezza metallica e slavata, e ci sentiamo entrambi senza scampo.
E adesso?
Dopo esserci svuotati, non essere riusciti a piangere ed esserci infastiditi a sufficienza, cala una sorta di calma atarassica, che incredibilmente ci concede ancora la forza di parlarne. Parliamo, riparliamo, capiamo gli errori, ci confrontiamo: tu ti sei arroccata su un estremo, io sull'altro, tu intendevi questo, no guarda, mai avuto intenzione, ma io ho capito così, ho inteso questo, quest'altro.
Per essere un rapporto, oggettivamente, molto schietto e frontale, non ci intendiamo veramente per un cazzo.
Vabbè.
Comincia quindi il tempo delle trattative vere, serene, mettiamo su piatto gli obblighi inamovibili e cerchiamo di stare dietro a quelli. Si conclude che:
1 - cercherò comunque di ricominciare a frequentare la scena italiana: non sono il mago dei forum, ma la via è quella, tappiamoci il naso e votiamo dc;
2 - continuerò nella mia opera propositiva, cercando di dare spunti e spiegando nel maggior dettaglio possibile sentimenti, sensazioni, desideri e bisogni, cercando inoltre di non soffocarla con le aspettative;
3 - cercheremo di programmare, assieme, qualche sessione lunga. Non ci siamo dati dei numeri precisi, ma concordiamo sul fatto che una volta al mese, all'incirca, possa andar bene.
E lei, lei cosa fara?
Finora è un patto sbilanciato, ci sono cose che dovrò fare io e cose che dovremo fare assieme, accompagnandoci l'un l'altro. E lei? Agirà per conto suo? Prenderà iniziative, si darà degli obiettivi? O continuerà ad essere la figlia del fiume solo quando siamo assieme?
Sì e no.
Esplicitamente, glielo ho domandato. Ho insistito per avere una risposta. Lei ha tentennato, poi mi ha detto...
(e a questo punto io ti invoco, oh figlia del fiume: sorgi, SORGI! Orsù dunque avvocata nostra, scrivi tu il tuo impegno, scegli le parole che preferisci, che non ho il diritto di dichiarare nulla a nome tuo :-D )
Il tutto inizia con la figlia del fiume che dice: "ho pensato a quello che mi hai chiesto, e la risposta è no".
Panico, casino, pensieri. Tutto assieme, come al solito.
All'apice del nostro penultimo incontro le avevo manifestato la mia insoddisfazione per il nostro rapporto: tutto bello, tutto amichevole, ma sentivo di essere pronto per qualcosa di più. O peggio: sentivo di aver bisogno qualcosa di più profondo, e questo indipendentemente dalla mia volontà.
Le avevo dato quindi la scelta tra la possibilità di prendere in mano la cosa, impegnandovi più energie e tempo di quanto avesse fatto finora, o abbandonare in buon ordine il campo, dicendo sostanzialmente: fin qui bene, oltre non vo'.
Come sempre, lei riesce a stupirmi. Francamente mi immaginavo che avrebbe detto il solito "sì, dai proviamoci", io sarei stato sul chi vive aspettando di vedere se era solo una dichiarazione d'intenti o se c'era una sua vera intenzione sotto, e sostanzialmente avremmo trovato il nostro equilibrio. Mi sarei mangiato, almeno, la speranza.
Invece arriva il no, secco. Che chiaramente semplifica i problemi: da questo punto di vista da lei non riesco ad ottenere altro, arrivederci e grazie. Se ti trovi una mistress non c'è problema, sono anzi felice di aiutarti, ma poi morta lì. Niet. Nada. Kaput. Por, kaput.
Seguono due ore (cronometrate, tristemente) di parole, malumori, irritazioni e riappacificazioni ma senza sostanziali aperture.
Vengono fuori mille considerazioni più o meno profonde, che tralascio, relative ai rispettivi caratteri, al perchè sento il desiderio di sottomissione, a cosa cerco e a cosa non può darmi. Cala una tristezza metallica e slavata, e ci sentiamo entrambi senza scampo.
E adesso?
Dopo esserci svuotati, non essere riusciti a piangere ed esserci infastiditi a sufficienza, cala una sorta di calma atarassica, che incredibilmente ci concede ancora la forza di parlarne. Parliamo, riparliamo, capiamo gli errori, ci confrontiamo: tu ti sei arroccata su un estremo, io sull'altro, tu intendevi questo, no guarda, mai avuto intenzione, ma io ho capito così, ho inteso questo, quest'altro.
Per essere un rapporto, oggettivamente, molto schietto e frontale, non ci intendiamo veramente per un cazzo.
Vabbè.
Comincia quindi il tempo delle trattative vere, serene, mettiamo su piatto gli obblighi inamovibili e cerchiamo di stare dietro a quelli. Si conclude che:
1 - cercherò comunque di ricominciare a frequentare la scena italiana: non sono il mago dei forum, ma la via è quella, tappiamoci il naso e votiamo dc;
2 - continuerò nella mia opera propositiva, cercando di dare spunti e spiegando nel maggior dettaglio possibile sentimenti, sensazioni, desideri e bisogni, cercando inoltre di non soffocarla con le aspettative;
3 - cercheremo di programmare, assieme, qualche sessione lunga. Non ci siamo dati dei numeri precisi, ma concordiamo sul fatto che una volta al mese, all'incirca, possa andar bene.
E lei, lei cosa fara?
Finora è un patto sbilanciato, ci sono cose che dovrò fare io e cose che dovremo fare assieme, accompagnandoci l'un l'altro. E lei? Agirà per conto suo? Prenderà iniziative, si darà degli obiettivi? O continuerà ad essere la figlia del fiume solo quando siamo assieme?
Sì e no.
Esplicitamente, glielo ho domandato. Ho insistito per avere una risposta. Lei ha tentennato, poi mi ha detto...
(e a questo punto io ti invoco, oh figlia del fiume: sorgi, SORGI! Orsù dunque avvocata nostra, scrivi tu il tuo impegno, scegli le parole che preferisci, che non ho il diritto di dichiarare nulla a nome tuo :-D )
Etichette:
ci capiamo,
dinamiche di coppia,
menate,
non ci capiamo,
report
martedì 21 aprile 2009
un po' scornato...
La somma dei miei difetti mi è stata deleterea. Once again. Evviva.
Sono arrivato a vedere la figlia del fiume carico di desideri ed aspettative. E, come sempre (davvero, sempre) succede, le aspettative non hanno fatto che rovinare le cose.
Durante la settimana la figlia del fiume mi aveva mandato piccoli segnali, mezze frasi e battutine, che lasciavano intendere avesse qualcosa in testa. Purtroppo il misto di bisogni e ansie da sciogliere che mi porto dietro ha divorato queste poche parole, dette magari con leggerezza e come scherzo, alimentandosene ed accrescendosi oltre il lecito.
Capita che vediamo assieme un film (Verfolgt, di cui ho già messo un estratto in un precedente post, e che consiglio) che parla di tematiche bdsm, ed alla fine ci ritroviamo sul letto vicini ed eccitati.
La figlia del fiume, all'incirca, mi assale, e dopo pochissimo stiamo facendo l'amore: lei è molto dominante, e mi usa. Io, di contro, ben felice di farmi usare, mi concentro su di lei, cerco di essere il miglior amante possibile, e quando alla fine veniamo assieme non provo in pratica quasi nessun piacere: il mio orgasmo è completamente annegato nel suo, io bado a lei e per il mio corpo è quasi una reazione meccanica, tanto che una volta un po'ripresasi lei è costretta a chiedermi se avevo avuto un orgasmo, che non se ne era accorta.
Fin qui, comunque, tutto bene. È una cosa che faccio volentieri, e sono felice che possa essere parte della nostra vita di coppia.
Purtroppo però, date le premesse, mi sono trovato forse ancor più desideroso, forse ancor più eccitato di com'ero prima di vederla.
Intanto viene ora di cena. Mentre siamo lì ad aspettare che ce la consegnino (piiiiiiiiiiigri e frigo vuoto...) lei mi chiede come sto. Data la solita timidezza, e dato che non volevo mettergliela giù dura (del tipo "sto così allupato che se passa cappuccetto rosso filmami che poi vendiamo le riprese a dario argento") la abbraccio e mugolo un po'. Soprendentemente, lei mi guarda sorniona e dice "non dire niente, ho capito".
Ora, data la storia pregressa di incomprensioni e malintesi, il mio primo pensiero è stato "no, cicci, no che non hai capito". Il secondo pensiero, subitaneo, è stato "sei proprio un malfidente del cazzo. Dice che ha capito, fidati". E così ho fatto.
Durante la cena poi le cose vanno lisce, ma la vedo approfittare di vino, cibo e beni di conforto come se non ci fosse un domani. Che, sommato allo stato di stanchezza che ci accomunava (lei aveva pure avuto una giornata pesante per del lavoro extra) l'ha ovviamente portata a ridursi ad uno straccetto balbuziente nel giro di un rumpenstinski.
A questo punto il pensiero razionale diceva: eh, capita, non è la fine del mondo.
Quello che mi fotte, quindi e come al solito, è il pensiero emotivo.
Mi sono sentito irritato, offeso, trascurato e frustrato. Tutto assieme, peraltro, con una voglia di urlare e di piangere come non mi capitava da tempo.
Al solito, però, faccia di ghiaccio e cerco di fare buon viso. Chiaramente qualcosa traspare, e quindi di rito ci troviamo in camera a parlare, lei un po' intontita (apparentemente, risulterà poi che il cervello era straordinariamente lucido) io compassato a spiegare il perchè e il percome, a chiederle scusa per come mi sento, ecc ecc.
La constatazione pratica è che andiamo a velocità diverse: quando lei comincia ad abituarsi e a prendere gusto con un certo tipo di rapporto e di attività, io sono ormai proiettato verso nuovi orizzonti, mai soddisfatto.
La constatazione lamentevole è che vorrei mi parlasse di più. Spesso i nostri dialoghi sono quasi soliloqui, e ho l'impressione di dover sempre tirare fuori io gli argomenti. Lei a questo commenta che quando pensa le cose poi dà per scontato che io le sappia per telepatia. È già la terza volta che mi propina questa giustificazione, che ora sta francamente cominciando ad irritarmi (avvisata! :-D)
Quindi, se le cose non sono andate proprio in maniera idilliaca, è ovviamente un misto di inabilità ed errori di entrambi. Cosa fare?
Se credo nella coppia, e credo di poter trovare in lei la risposta ai miei bisogni e desideri, finisco per crearmi aspettative, soprattutto in questo periodo di grande stress e tensione.
Se non ci credo e mi metto il cuore in pace, forse per il momento le cose potranno calmarsi, ma sicuramente in futuro dovremo trovare altre soluzioni, perchè il bdsm è un aspetto di me che voglio coltivare e costruire.
A questo punto sono in effetti un po' scornato.
Sono arrivato a vedere la figlia del fiume carico di desideri ed aspettative. E, come sempre (davvero, sempre) succede, le aspettative non hanno fatto che rovinare le cose.
Durante la settimana la figlia del fiume mi aveva mandato piccoli segnali, mezze frasi e battutine, che lasciavano intendere avesse qualcosa in testa. Purtroppo il misto di bisogni e ansie da sciogliere che mi porto dietro ha divorato queste poche parole, dette magari con leggerezza e come scherzo, alimentandosene ed accrescendosi oltre il lecito.
Capita che vediamo assieme un film (Verfolgt, di cui ho già messo un estratto in un precedente post, e che consiglio) che parla di tematiche bdsm, ed alla fine ci ritroviamo sul letto vicini ed eccitati.
La figlia del fiume, all'incirca, mi assale, e dopo pochissimo stiamo facendo l'amore: lei è molto dominante, e mi usa. Io, di contro, ben felice di farmi usare, mi concentro su di lei, cerco di essere il miglior amante possibile, e quando alla fine veniamo assieme non provo in pratica quasi nessun piacere: il mio orgasmo è completamente annegato nel suo, io bado a lei e per il mio corpo è quasi una reazione meccanica, tanto che una volta un po'ripresasi lei è costretta a chiedermi se avevo avuto un orgasmo, che non se ne era accorta.
Fin qui, comunque, tutto bene. È una cosa che faccio volentieri, e sono felice che possa essere parte della nostra vita di coppia.
Purtroppo però, date le premesse, mi sono trovato forse ancor più desideroso, forse ancor più eccitato di com'ero prima di vederla.
Intanto viene ora di cena. Mentre siamo lì ad aspettare che ce la consegnino (piiiiiiiiiiigri e frigo vuoto...) lei mi chiede come sto. Data la solita timidezza, e dato che non volevo mettergliela giù dura (del tipo "sto così allupato che se passa cappuccetto rosso filmami che poi vendiamo le riprese a dario argento") la abbraccio e mugolo un po'. Soprendentemente, lei mi guarda sorniona e dice "non dire niente, ho capito".
Ora, data la storia pregressa di incomprensioni e malintesi, il mio primo pensiero è stato "no, cicci, no che non hai capito". Il secondo pensiero, subitaneo, è stato "sei proprio un malfidente del cazzo. Dice che ha capito, fidati". E così ho fatto.
Durante la cena poi le cose vanno lisce, ma la vedo approfittare di vino, cibo e beni di conforto come se non ci fosse un domani. Che, sommato allo stato di stanchezza che ci accomunava (lei aveva pure avuto una giornata pesante per del lavoro extra) l'ha ovviamente portata a ridursi ad uno straccetto balbuziente nel giro di un rumpenstinski.
A questo punto il pensiero razionale diceva: eh, capita, non è la fine del mondo.
Quello che mi fotte, quindi e come al solito, è il pensiero emotivo.
Mi sono sentito irritato, offeso, trascurato e frustrato. Tutto assieme, peraltro, con una voglia di urlare e di piangere come non mi capitava da tempo.
Al solito, però, faccia di ghiaccio e cerco di fare buon viso. Chiaramente qualcosa traspare, e quindi di rito ci troviamo in camera a parlare, lei un po' intontita (apparentemente, risulterà poi che il cervello era straordinariamente lucido) io compassato a spiegare il perchè e il percome, a chiederle scusa per come mi sento, ecc ecc.
La constatazione pratica è che andiamo a velocità diverse: quando lei comincia ad abituarsi e a prendere gusto con un certo tipo di rapporto e di attività, io sono ormai proiettato verso nuovi orizzonti, mai soddisfatto.
La constatazione lamentevole è che vorrei mi parlasse di più. Spesso i nostri dialoghi sono quasi soliloqui, e ho l'impressione di dover sempre tirare fuori io gli argomenti. Lei a questo commenta che quando pensa le cose poi dà per scontato che io le sappia per telepatia. È già la terza volta che mi propina questa giustificazione, che ora sta francamente cominciando ad irritarmi (avvisata! :-D)
Quindi, se le cose non sono andate proprio in maniera idilliaca, è ovviamente un misto di inabilità ed errori di entrambi. Cosa fare?
Se credo nella coppia, e credo di poter trovare in lei la risposta ai miei bisogni e desideri, finisco per crearmi aspettative, soprattutto in questo periodo di grande stress e tensione.
Se non ci credo e mi metto il cuore in pace, forse per il momento le cose potranno calmarsi, ma sicuramente in futuro dovremo trovare altre soluzioni, perchè il bdsm è un aspetto di me che voglio coltivare e costruire.
A questo punto sono in effetti un po' scornato.
Etichette:
dinamiche di coppia,
non ci capiamo,
report,
sesso
venerdì 17 aprile 2009
sono riuscito a farla arrabbiare (2/2)
Dopo un silenzio carico di tensione e di reciproco risentimento, si avvicina al letto dove stavo ancora steso mezzo nudo e fa il gesto di spegnermi la sigaretta su una gamba. Io reagisco d'istinto, dandole una manata con uno sguardo del tipo "ma sei scema?!?" Lei mi guarda seria, io la guardo di rimbalzo. Rifà il gesto, questa volta non la fermo, la sigaretta tocca la pelle del mio ginocchio, di lato.
Fa male. Non una roba insopportabile, ma fa male. Lei torna al posacenere e finisce di spegnerla, ha quello sguardo un po' adolescente come se quasi si vergognasse per il suo stato emotivo, quasi le venisse da ridere (mi confesserà poi che, di base, era arrabbiata soprattutto per la ragionevolezza con cui le dicevo cose assolutamente irrazionali... vai a capire te... :-D)
Un momento dopo comincia a picchiarmi. Sono in posizione fetale e usa una mano, poi entrambe, sulle mie natiche esposte. Lì per lì ho anche paura per i gioiellini di famiglia, esposti pure loro. E però è stranamente liberante: si sta sfogando, lo sta facendo su di me, sul mio corpo, ed è sincera, questa volta non lo fa per me, lo fa per se stessa, per sfogarsi, per liberarsi, e mi sta usando. Vado in tilt.
Prende dall'armadio un frustino. Me le prendo, cerco di stare in silenzio, mi raggomitolo, ho voglia di piangere. Davvero. Di più: ho bisogno di piangere.
Mi fa stendere sulla pancia e comincia a colpirmi con la cintura: non sono bei colpi, la cintura non è rigida e si attorciglia su se stessa, quando cala mi ammacca. Non dico nulla, mi ripeto che sa cosa sta facendo, che sceglie lei, cerco di resistere, sento il cervello che comincia a scivolare via.
Ma dura un attimo: dopo pochissimo mi fa stendere sulle sue ginocchia, usa un po' le mani e poi il paddlelino. E sento chiaro, nettissimo, un cambiamento: è rientrata nei ranghi, non mi colpisce più con emozione ma cerca di fare le cose al meglio, le cose pulite, perchè possano piacere anche a me. Mi dà colpi forti, profondi, che mi rimbombano dentro.
Quando mi chiede se ne voglio ancora, non so cosa rispondere.
La risposta sincera, quella che non potevo dare, la riporto qua:
"Sì, vorrei che mi colpissi ancora, e vorrei sentire ancora la stessa emozione di un attimo fa, vorrei che mi colpissi non per me, ma per te, vorrei essere messo alla prova, vorrei che mi sgridassi e vorrei che andasse avanti per ore, fino a quando non sarò sfinito, fino a quando ti dovrò implorare di fermarti. Ed anche allora, vorrei che me la facessi sudare, la fine, vorrei essere messo alla prova, vorrei ubbidire."
Invece, tentennando, dissi: "non so".
Che potevo fare? Spiegarle dettagliatamente come avrei voluto si comportasse? Dirle: sì, continua, sgridami un po', arrabbiati un po', ecc ecc?
E non volevo neppure interrompere la scena, perchè avevo un grandissimo bisogno che continuasse.
Il mio errore.
Il mio errore credo sia stato non entrare nello stato emotivo/mentale giusto. Anche lì, anche mentre me le prendevo, il mio cervello continuava a pensare, a ragionare, a vagliare. C'è stato un breve momento in cui stavo cominciando a mollare il colpo, ma è finito troppo presto.
Fa male. Non una roba insopportabile, ma fa male. Lei torna al posacenere e finisce di spegnerla, ha quello sguardo un po' adolescente come se quasi si vergognasse per il suo stato emotivo, quasi le venisse da ridere (mi confesserà poi che, di base, era arrabbiata soprattutto per la ragionevolezza con cui le dicevo cose assolutamente irrazionali... vai a capire te... :-D)
Un momento dopo comincia a picchiarmi. Sono in posizione fetale e usa una mano, poi entrambe, sulle mie natiche esposte. Lì per lì ho anche paura per i gioiellini di famiglia, esposti pure loro. E però è stranamente liberante: si sta sfogando, lo sta facendo su di me, sul mio corpo, ed è sincera, questa volta non lo fa per me, lo fa per se stessa, per sfogarsi, per liberarsi, e mi sta usando. Vado in tilt.
Prende dall'armadio un frustino. Me le prendo, cerco di stare in silenzio, mi raggomitolo, ho voglia di piangere. Davvero. Di più: ho bisogno di piangere.
Mi fa stendere sulla pancia e comincia a colpirmi con la cintura: non sono bei colpi, la cintura non è rigida e si attorciglia su se stessa, quando cala mi ammacca. Non dico nulla, mi ripeto che sa cosa sta facendo, che sceglie lei, cerco di resistere, sento il cervello che comincia a scivolare via.
Ma dura un attimo: dopo pochissimo mi fa stendere sulle sue ginocchia, usa un po' le mani e poi il paddlelino. E sento chiaro, nettissimo, un cambiamento: è rientrata nei ranghi, non mi colpisce più con emozione ma cerca di fare le cose al meglio, le cose pulite, perchè possano piacere anche a me. Mi dà colpi forti, profondi, che mi rimbombano dentro.
Quando mi chiede se ne voglio ancora, non so cosa rispondere.
La risposta sincera, quella che non potevo dare, la riporto qua:
"Sì, vorrei che mi colpissi ancora, e vorrei sentire ancora la stessa emozione di un attimo fa, vorrei che mi colpissi non per me, ma per te, vorrei essere messo alla prova, vorrei che mi sgridassi e vorrei che andasse avanti per ore, fino a quando non sarò sfinito, fino a quando ti dovrò implorare di fermarti. Ed anche allora, vorrei che me la facessi sudare, la fine, vorrei essere messo alla prova, vorrei ubbidire."
Invece, tentennando, dissi: "non so".
Che potevo fare? Spiegarle dettagliatamente come avrei voluto si comportasse? Dirle: sì, continua, sgridami un po', arrabbiati un po', ecc ecc?
E non volevo neppure interrompere la scena, perchè avevo un grandissimo bisogno che continuasse.
Il mio errore.
Il mio errore credo sia stato non entrare nello stato emotivo/mentale giusto. Anche lì, anche mentre me le prendevo, il mio cervello continuava a pensare, a ragionare, a vagliare. C'è stato un breve momento in cui stavo cominciando a mollare il colpo, ma è finito troppo presto.
Etichette:
capriole del cervello,
dolore,
emotività,
sottomissione,
spanking,
sto sotto
Iscriviti a:
Post (Atom)