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martedì 2 novembre 2010

Una sculacciata e tre orgasmi

La sculacciata l'ho presa io, gli orgasmi sono stati (quasi) equamente distribuiti tra me e la Figlia del Fiume.
Non le prendevo da un po', e da qualche giorno la Figlia del Fiume aveva fatto capire che aveva un po' voglia di "riprendere il discorso". Non che mi opponga alla cosa, eh :)
Come ho appena finito di scrivere nel post precedente, senza caricare troppo gli eventi mi ritrovo sulle sue ginocchia, e tra una coccola ed un bacetto, comincia a darmi "due totò".
Non le prendevo davvero da tanto, qualcosa come tre mesi, ed infatto ho subito cominciato ad accusare il colpo. Non che questo l'abbia intimidita...

Prima le mani, poi il flogger, poi il paddle, poi di nuovo il flogger. Lei e' stata dolce, amorevole, e nelle pause tra le serie eravamo in un brodo di coccole e carezze da innamoratini adolescenti. Io non sono stato il piu' resistente dei bottom, anche il paddle ha continuato a pungere e bruciare e non sono riuscito a godermelo a fondo, e lei era divertita e sicura di se' ma non crudele, ed anzi ha fatto di tutto per rendermi l'esperienza piacevole. Ed e' andata benissimo: e' stato un momento importante, abbiamo ristabilito un'intimita' - un pezzetto di intimita' - che mancava.
A questo punto mancavano solo gli orgasmi.

domenica 9 maggio 2010

Cosa succede ad uno spanking party

I piu' assidui lettori di questo blog (si', entrambi gli assidui lettori) saranno certamente stupiti dall'impennata nella frequenza dei post. Il fatto e' che tendo a scrivere solo quando ho qualcosa di importante da dire. E, evidentemente, in questi giorni cose importanti da dire ne ho molte. Come ad esempio raccontarvi cosa e' successo ieri, quando accompagnato da Lady O, sono giunto ad una casa privata nella simpatica suburbia locale, dove si svolgeva uno spanking party.

Spanking party, questo sconosciuto.
A prima vista poteva sembrare una pacifica riunione di famiglia: tra le quindici e le venti persone accomodate in salotto, sul patio o nella cucina di una bella casetta di periferia. Niente latex, niente abiti eccessivi, facce serene e poco o nulla libidinose. Finger food per chi ne sentiva necessita', chiacchiere di ogni genere: dal tempo, al lavoro, alla provenienza dei vari ospiti. Certo, in poche riunioni di famiglia si parla anche di seminari bdsm, di ruoli, di figure piu' o meno note della scena locale. E in poche riunioni di famiglia la gente ha un cartellino attaccato alla camicia con scritto il nome e (pick one or more) master/mistress/switch/sub/slave.
In effetti, a guardarlo cosi', il paragone con la riunione di famiglia fa acqua.

Anche perche' l'altra grossa differenza e', senza dubbio, la colonna sonora. Dall'istante in cui ho messo piede nella casa ho sentito un ciak-ciak costante, alternato qui e la' da qualche urletto, provenire dalle stanze. Le stanze erano, appunto, tre camere da letto, usate a turno da chi voleva giocare. E dico "a turno" con particolare proprieta' di linguaggio: su ogni porta c'era un foglietto con degli slot da mezz'ora, chi voleva giocare doveva prenotarsi e, una volta dentro, rispettare gli orari. Tutto cio' perche', oltre alla americana e maniacale professionalita' nell'organizzazione, avere un piano dei turni era decisamente necessario: nelle mie circa quattro ore di permanenza alla festa le stanze sono state usate costantemente.

Cosa succede nelle stanze?
Beh, non e' che proprio lo possa descrivere, che le porte erano chiuse. Dal sonoro direi principalmente impact play (era appunto uno spanking party). Se e' successo anche altro non mi e' dato saperlo.

Lady O ed io arriviamo tardi, quando ormai sono gia' le sette di sera - complice il fatto che Lady O, da buona romagnola, diffida della tecnologia e in assenza del gps abbiamo avuto qualche piccolo problema di natura geografica nell'attraversare le impetuose strade di Fairfax - e quasi tutti gli spazi erano prenotati. Lei, peraltro, e' stata accolta come una star, conosceva tutti e da tutti era rispettata. Io, povero e timido (seeee...) ho avuto bisogno di un po' per carburare, entrare in confidenza coi presenti, far funzionare la socialita'.
Fatto sta che passano le nove (la festa finiva alle dieci) e io non ho giocato, non ho piu' speranze a riguardo, e tutto sommato mi metto il cuore in pace. Avevo peraltro assistito ad un double trouble spanking in occasione, se ho capito bene, del compleanno di una delle ragazze presenti, quindi diciamo che almeno il mio lato voyeuristico era stato soddisfatto.

Passano le nove, dicevo, e come per magia a causa di uno scambio di stanze salta fuori un posto. Lady O, compiendo il balzo della martora, mi intercetta: "Giochiamo?"
E come rifiutare?
La mistress comincia a trafficare quindi con la sua toybag, consistente di un trolley di discrete proporzioni ed un involto viola dalla misteriosa e preoccupante natura. Per rassicurarmi mi informa che, sicuramente, saro' stato un naughty boy, e che meritavo la punizione di rito. Io ho cercato di spiegarle stupito che sono biologicamente incapace di essere men che buonissimo, ma pare che non l'abbia convinta.

E quindi, non so come, ci troviamo in stanza. Privatamente Lady O e' gentilissima, discutiamo un po' di tecniche, sensazioni, limiti (ci tengo a specificarle il mio pessimo rapporto col freddo, dato che nel pomeriggio l'ho vista intingere nel ghiaccio un bizzarro e spaventevole coso metallico prima di avviarsi in una delle sue stanze di gioco). E poi, senza troppa vergogna, mi spoglio, vengo bendato, e mi stendo sul letto.

Era la prima volta che giocavamo assieme, e dal suo modo di comportarsi ho potuto chiaramente capire quanto lei stessa ci tenesse a fare una buona impressione, a non spaventarmi, a conoscerci con calma. Ecco quindi tutta una prima fase quasi dolce, con qualche bottarella di flogger e soprattutto tante mani nude che colpiscono, si', ma anche accarezzano, graffiano, paciugano. Molto piacevole, molto rilassante. Pero' quando, dopo qualche minuto, si informa sul mio stato e mi chiede di valutare il dolore fin li' da uno a dieci, non posso fare a meno di rispondere, titubante, "... uno?"
E scoppiamo a ridere.
Cosa fantastica questa: uno dei problemi sulla scena e' la gente che si prende troppo sul serio. Che gia' mi da' fastidio nella vita comune, figuriamoci in camera da letto.
Capito quindi che potevamo alzare un po' i toni, i toni si sono alzati. Hanno fatto la loro comparsa un paio di slappers e uno o due paddle. Il tutto comunque senza mai soluzioni di continuita': ogni tanto giocava piu' pesantemente, per poi rallentare, passare alle mani, alle carezze, ma non si interrompeva mai, cercando di tenere sempre vivo un contatto, un ponte verso di me.
Non credo di essere comunque riuscito a rilassarmi del tutto (oggi mi faceva male una spalla, probabilmente ero teso e non me ne sono accorto), e lei e' stata decisamente gentile - lasciandoci alla fine della sessione mi ha confessato di aver fatto cose... peggiori. Ecco, diciamo peggiori.
Ma comunque, pur nei limiti della prima esperienza di gioco con una nuova partner, e' stato estremamente positivo: lei si e' divertita, io mi sono divertito, e scaduta la mezz'ora eravamo entrambi dispiaciuti di non avere piu' tempo a disposizione.

Al rientro (taglio sugli ulteriori dettagli, che il post e' gia' chilometrico) ho raccontato il pomeriggio nei dettagli alla Figlia del Fiume. E mi si e' scaldato il cuore: lei stessa, oltre ad essere sinceramente felice per me, sembra aver giovato dell'esperienza, in una maniera che non ho del tutto compreso ma che sembra essere molto promettente.

Stay tuned!

venerdì 23 aprile 2010

La nostra prima uscita pubblica/2

C'e' da dire che l'imbarazzo iniziale della Figlia del Fiume e' durato decisamente poco: probabilmente la vista del mio corpicino quasi nudo (che al momento avevo ancora mutande e calzini) le ha fatto dimenticare la presenza di tutto un locale di voyeur, e si e' concentrata sul simpatico atto di darmi mazzate.
Cominciamo allegri, quasi routinari: un po' di spanking con le mani, un po' di flogger, un po' di paddle (ci eravamo portati i giocattoli da casa, just in case...)
Pero' e' un peccato non provare qualcosa dell'armamentario di public toys che penzolano dalle pareti, a disposizione di chiunque, offerti gentilmente dall'amministrazione del Crucible (questi americani hanno i loro bei difetti, ma l'organizzazione di solito e' impeccabile).

Vedo quindi la Figlia del Fiume allontanarsi nasupiando in giro, un po' davanti alle vetrine in tempo di saldi. Io non voglio perdere il mood e abbasso lo sguardo, pensando al mio tragico destino. E aspetto. Aspetto. Aspetto.
Aspetto.
Ehi, perche' non torna?
Rialzo la capoccia e la vedo che parla! Con Mr Meanie! E si avvicinano a me, ciangottando, brandendo strumenti medievali, e con fare risoluto: aaaargh!

E' capitato che Mr Meanie (ed altri che stavano con lui) abbia attaccato bottone con la Figlia del Fiume - come dar loro torto - facendole i complimenti per eleganza e silhouette, e la Figlia del Fiume di rimbalzo abbia chiesto una consulenza tecnica sull'uso del cane. Solo che il cane che si e' portata dietro assomigliava piu' ad un bastone da passeggio che ad una flessibile bacchetta di rattan: ma ho ingoiato il rospo, the show must go on.

Mr Meanie, da buon master, le consiglia di farmi spogliare nudo: "altrimenti come sai con precisione dove colpire?" E vabe', togliamo le mutande.
Poi, sempre da buon master, mi chiede a bruciapelo se:
- mi da fastidio giocare con un uomo (ma no, che te mi stai pure simpatico)
- mi piace prenderle per eccitazione sessuale o per endorfine (piu' la seconda)
- quanto e' il mio livello di sopportazione (boh? medio?)

In tutto questo la Figlia del Fiume ascolta, attenta (o incuriosita? e' sempre difficile leggerne le espressioni) e commenta, ma non capisco bene. Capirete anche voi, ero concentrato sul futuro delle mie povere terga.
Cominciano quindi una serie di colpi "a salire", che mi viene chiesto di valutare su una scala da uno a cinque (giallo = quattro, rosso = cinque). Per approssimazioni successive ci livelliamo su tre e mezzo, e la mano passa alla Figlia del Fiume. Prove, commenti, consigli, e io intanto poverino a fare il pupazzo malmenato.

A posteriori (ahah, posteriori) confesso che le botte piu' forti me le ha comunque date Mr Meanie: la Figlia del Fiume e' ancora troppo innamorata per essere tecnica :-)

Poi lo spietato (e simpatico) master ci lascia, e noi continuiamo a giocare: intensamente, abbastanza a lungo, isolandoci dal resto del mondo senza bisogno di pareti. E come al solito quando viene annunciata l'ultima serie vengo preso a tenaglia dalla voglia di protestare, di chiedere di giocare piu' a lungo, e la paura per le botte: l'ultima serie, si sa', e' quella piu' forte.

L'esperienza mi ha lasciato felice e fluttuante: finito tutto, mi ricompongo e vado in bagno a sciacquarmi, ridendo da solo (come i matti) e ricevendo anche i complimenti da uno dei molti volti che non sono riuscito a fissare nella mia proverbialmente scarsa memoria.

Considerazioni a fine giornata:
- ho realizzato un fatto bizzarro, una specie di paradosso: quando giochiamo, se tutto funziona bene, ho voglia di prenderle fino ad appena prima del colpo e da appena dopo. Durante il colpo vedo solo le stelle, e per un istante mi chiedo, con regolarita', perche' ci sono di nuovo finito dentro
- e' la seconda volta che gioco con un master, e il clima rilassato e quasi divertente non mi ha fatto minimamente provare disagio
- per la prima volta ho avuto delle ammaccature! Non che si giochi leggeri, ma noi gente del bosco si ha la pelle coriacea
- ho voglia di giocare ancora

martedì 20 aprile 2010

La nostra prima uscita pubblica!

Caro Diario, e caro internet,
qualche giorno fa io e la Figlia del Fiume abbiamo fatto un passo bello lungo e per la prima volta ci siamo affacciati alla scena BDSM locale. Siamo andati al Crucible in occasione del "Social Sunday: Spanking". Il nome gia' spiega tutto: era un evento sociale, l'atmosfera rilassata e non abbiamo sentito poi troppa pressione. Un po' all'inizio, forse: da buoni italiani avevamo curato almeno un po' il vestiaro, io sportivo, la Dama del Fiume decisamente elegante. Quasi tutti i presenti erano invece decisamente piu' casual (jeans e maglietta per lo piu', con la notevole eccezione di una signora (sosia di Emma Bonino) con autentica divisa scolastica della prima meta' del secolo scorso.
All'inizio la differenza di abbigliamento ci ha fatto sentire leggermente fuoriposto, ma a conti fatti e' stato positivo: la Figlia del Fiume ha ricevuto molti complimenti, e posso dire tranquillamente che abbiamo fatto un figurone.

Il pomeriggio era diviso in due: prima un vero e proprio seminario sulla sculacciata (dove colpire e dove no, imparare a leggere il linguaggio del corpo, pro e contro delle diverse posizioni) condotto da Mr Meanie, master di un'allegra learther family poliamorosa, il quale si era giustamente portato dietro due sub (beta e epsilon) per corroborare la teoria con "sonanti" esempi pratici.

Finito il seminario, liberi tutti e si chiacchiera. Ci avventiamo sul buffet, ed intanto ci guardiamo attorno. L'atmosfera era, dicevo, rilassata, ci saranno state una trentina di persone, piu' lo staff del Crucible. Per rompere il ghiaccio (che non conoscevamo nessuno) attacchiamo discorso con Zombree, tizia (rivelatasi poi molto simpatica) gia' adocchiata Fetlife, e con cui avevamo scambiato un paio di timidi messaggi prima dell'evento. Da li' in poi e' stato tutto in discesa, almeno per la parte sociale: chiacchiere leggere, parecchi accenni al bdsm, ma niente di personale. Insomma, una normale festa tra sconosciuti, con sullo sfondo colpi e urletti dei poveretti che, giocando, finivano per trovarsi dal lato doloroso del paddle. O dello strap. O del cane. O di altra roba che non saprei ben definire.

Ma poi, giunti oltre la meta' dell'evento, un po' stufi di semplicemente stare a guardare, io e la Figlia del Fiume ci chiediamo: allora, che si fa?
Dopo una piccola contrattazione, mi ritrovo chi sa come ad abbracciare un mobiletto imbottito, una sorta di cassapanca, con le mie terga ben esposte. E da li' cominciano i guai :-)

domenica 28 marzo 2010

Il pornofago consiglia #9: femdom in music

Giusto per alleggerire i toni: Armand Van Helden - Hear My Name



Dove si prende il numero per la fila?

giovedì 11 febbraio 2010

E chi l'ha detto che sto sempre sotto? /2

[continuando da un post precedente]

[PROVA 2 - PROGRAMMAZIONE]
La Figlia del Fiume sta imparando a programmare in C. Per testarne la preparazione le ho assegnato un piccolo esercizio, da svolgere pero' sul divano, stesa sulla pancia e a chiappe nude. Si procedeva a cicli: un minuto di programmazione, una piccola punizione per incentivare le sinapsi, poi un altro minuto, poi un'altra punizione.
Il suo culetto si e' rapidamente colorito: avevo preparato tre strumenti, che usavo a turno. Il primo era un flogger di pelle, abbastanza leggero e abbastanza piacevole. Seguivano poi un cucchiaio di legno ed una flessibilissima bacchetta di plastica, entrambi parecchio temuti dalla mia dolce meta'.
Risultato: in un paio di minuti e' completamente entrata di testa, mi ha confessato di pensare al programma quando si prendeva le botte e alle botte quando era davanti alla tastiera, e di non vedere proprio come sarebbe potuta uscire da quel baratro. Povera piccola!

In realta' non era il caso di continuare, si capiva che cominciava a diventare frustrante per lei, e cosi' nella mia enorme magnanimita' le ho concesso una sospensione delle botte ed il consiglio a muoversi a finire il programma. Che tanto tutto e' riportato in pagella :-)

[PROVA 3 - ORGASMO]
Per la terza prova (che sembra di essere alle superiori) la Figlia del Fiume si e' trovata a gambe larghe, nuda a sufficienza per mostrare le sue vergogne, a maneggiare vari giocattolini che vibrano e stantuffano. Lo scopo della prova era duplice: fornire uno spettacolo che rispondesse ai miei raffinatissimi (seeee, vabbe') gusti e cercare ad obbedire alle consegne senza farsi troppo distrarre da quello che facevo io - mollette sull'interno coscia, bacchettate e floggerate nei punti sensibili, cose cosi'...
La Figlia del Fiume e' discretamente masochista, nel senso piu' fisico e carnale del termine. Non so se sono del tutto riuscito a farle apprezzare il dolore (quando ho portato via una molletta con una floggerata ho pensato di aver esagerato, la pelle era tutta rossa intorno e bianca nel punto dove era attaccata la molletta), ma credo che nel complesso si sia divertita. Quantomeno, i suoi umori parevano andare in questa direzione.

E poi, ovviamente, l'orgasmo. Tutti sanno che un bravo sottomesso dovrebbe saper venire a comando, secondo i modi e i tempi dettati dal proprio dominante. E dovrebbe poter venire anche senza nessun tipo di stimolo, solo con la forza del pensiero, mentre canta l'Aida e con una scopa nel culo ramazza la stanza. Ma sto divagando.
Ecco, diciamo che la Figlia del Fiume si e' impegnata molto, ma a furia di teasing and denial (le ho negato piu' volte il permesso di venire) ha un po' perso il controllo del proprio corpo. Con mio sommo divertimento, a dirla tutta.

Conclusione: sono ancora piu' innamorato, e non vedo l'ora che ci sia un'altra occasione per giocare. Sopra, sotto, di fianco: l'importante e' giocare!

venerdì 29 gennaio 2010

Il pornofago consiglia #5

Mi piace molto l'atteggiamento della dom in questo video.

Mi piace in particolar modo come lo rimette in riga, fermando di forza il suo piccolo tentativo di fuga. E mi piace lo "scolding" (la ramanzina): il poveretto si agita, si lamenta, ma non c'e' davvero niente che possa fare per evitare le botte...
Eh, che crudelta! :-D

mercoledì 25 novembre 2009

Il mio povero perineo (recuperare un imprevisto e restare in gioco)

Post in arretrato, parla di un fatto successo durante una sessione che non ho documentato (purtroppo) e quando ho chiesto alla figlia del fiume di aiutarmi a ricostruire cosa avevamo fatto, lei mi ha guardato con lo sguardo perso nel vuoto tipico di quando il suo cervello ascolta la musica delle alte sfere, da' consigli a Dio, e fa cose troppo trascendenti per badare ai miei piccoli problemi quotidiani. Ovvero: si era dimenticata pure lei.
Peccato, peraltro. Era stata una sessione variegata ed intensa. Cosi' imparo a curare di piu' il blog.
Ma non tutto e' perduto. In particolare un micro episodio, importante a mio parere, me lo ricordo bene. E coinvolge, appunto, il mio povero perineo.

giovedì 22 ottobre 2009

A spada tratta

"Adesso ti metti faccia al muro, all'angolo, e pensi alle tue malefatte di questa settimana."
Cosi', a ciel sereno e senza particolare motivazione. Mi prende di sorpresa, e data la mia proverbiale attitudine al contropiede, accetto senza fiatare.
La sento appena, nell'altra stanza, che traffica. Quando mi arriva alle spalle diventa tutto nero: mi mette il cappuccio ed il mio primo pensiero e' terribile: "non mi sono tagliato i baffi, si vedranno dall'apertura della bocca, devo essere bruttissimo!"
Si', perche' noi abbiamo il melodramma nel sangue.
"Allora, ci hai pensato? Su, dimmi un po'."
Pensarci, a dire il vero, ci ho anche pensato. Che poi, essendo il primo dei miei detrattori, qualcosa da appuntarmi se guardo il mio operato lo trovo sempre: una frase detta con troppa schiettezza e che potrebbe averla offesa, isole di cazzeggio conquistate con relativi sensi di colpa, circonlocuzioni cerebrali complicatissime e peripatetiche. Salvo poi che lei intendeva che non avevo lavato i piatti.
E comunque era una scusa (anche se i piatti ogni tanto li ho saltati per davvero), perche' si vedeva una cosa, di quelle che mi riempiono di gioia: si vedeva che anche lei aveva voglia di giocare, che per me e' sempre un turn on.
E poi mi si appoggia. Avete presente, no? Di solito ad andare "in appoggio" e' l'uomo, che se rispetta le normative europee in materia, qualcosa da far sentire durante l'appoggio ce l'ha. Ecco, ce l'aveva pure lei.
Trattasi del nuovo, fiammante, ed un tantinello temuto, strapon! Oggetto acquistato via internet assieme al altri giocattoli da pervertiti, e' costituito da struttura di tessuto, comoda e sicura, iper regolabile, piena di cinghie, ganci e puleggie (in effetti il risultato fa un po' imbragatura da arrampicata, con buona pace per Reinhold Messner) e, ovviamente, il fallico dong. Che chissa' perche', se e' da usare a mano si chiama dildo e se e' da indossare si chiama dong.
Siamo stati cauti nell'acquisto, ed in effetti la vista dell'intrusore non e' poi cosi' spavenetevole: azzurrino, curvo, piccolino e morbidello.
Finora l'oggetto della disquisizione era comunque rimasto a riposo nell'armadio, buono buono a svernare. Salvo che la Figlia del Fiume si e' ritrovata in vena di spaventarmi.

Sentirmi il coso appoggiato ai lombi fa un certo effetto. Sotto alcuni punti di vista e' un po' rassicurante, diciamo che da' delle certezze. Sotto altri punti di vista, invece, no. Probabilmente proprio a causa delle suddette certezze.
Devo dire che almeno, avendo il cappuccio in testa (che impedisce di vedere, ma non blocca l'accesso alla bocca) quando ha richiesto un pompino non mi sono neanche tanto imbarazzato. Stare in ginocchio davanti a lei (se vogliamo potremmo dire "dall'altra parte del pisello") e' stato... qualcosa. Mi sono sentito in balia, ma anche qualcos'altro: lo stavo facendo per lei, nonostante fosse impegnativo e non ne provassi piacere. Lo facevo perche' me lo chiedeva, ed io accettavo il mio ruolo.
(ok, probabilmente ho troppo in testa le cose che sto leggendo in questi giorni sullo scambio di potere)
Fatto sta che mi sono sentito bene. Volevo dimostrarle quanto ero bravo, quanto riuscivo a trattenere il fiato e ad accoglierlo in gola. Non che fosse poi molto, o molto difficile: e' davvero un cazzillino, morbido e flessibile. Ma comunque mi ci sono impegnato, ed ogni tanto tossivo ed avevo i conati di vomito. Si', come nei porno.

Ad un certo punto mi ha fatto mettere sul divano a pancia in giu', steso attraverso il bracciolo. E li' ho pensato ecco, ci siamo, adesso mi incula.
E invece no, mi ha solo sculacciato. "Solo" per modo di dire, dato che in questi mesi in cui non ho scritto il nostro armamentario di giocattoli si e' arricchito anche di un paddle vero, di legno scuro e decisamente pesante. E pensare che ho insistito io per prenderlo, che coglione che sono a volte.

Diversamente da altre occasioni, la Figlia del Fiume era questa volta decisamente dinamica: sul divano, appoggiato al muro, in piedi. La melodia di base e' rimasta comunque la stessa. Soprattutto il ritmo, diciamo, aveva un che di ossessivo ed incalzante. Ciak ciak.

Ad un certo punto stavo anche un po' partendo di testa: mi stava picchiando con "solo" le mani, con quei colpi profondi e che rimbombano che mi fanno rapidamente abbandonare i lidi della coscienza verso altri, piu' ignoti orizzonti. Ma non mi ci ha fatto arrivare, la stronza, che aveva altri piani.

[continua nel prossimo post]

mercoledì 27 maggio 2009

Il peso dell'amore 2/2

Dopo i vari strapazzamenti appena subiti (vedi post precedente) la figlia del fiume ha ben pensato di farmi stendere sulla pancia, ed occuparsi del lato B.
Giusto per dare un bel calcio alla mia coscienza e spingerla giù dal dirupo del "panico felice" (lo so, continuo ad aggiungere concetti senza spiegare niente, portate pazienza che arriverà il momento per tutto) proprio come nel famoso video dei Cure, la figlia del fiume decide bene di giocare con il senso di anticipazione e, prima di fare qualunque cosa, vedo un bel piedino che striscia fin davanti alla mia faccia.
Di base avrei dovuto aspettare un ordine, un invito, qualcosa. Di base, certo. Cosa che non ho fatto, iniziando subito (non dico avventandomi, che sembra volgare) a baciare, leccare, succhiare quel che capitava a tiro. Intanto lei, seduta sul letto a fianco a me, comincia con dolcezza a darmi qualche colpo.
La combinazione di posizione sottomessa, stimoli feticistici e masochistici è letale, e mi fa perdere ogni sembianza di dignità. Dirò di più: di pensiero. Appunto, panico felice.
Dopo un po', in cerca di una presa più comoda, la figlia del fiume pensa bene di sedersi sulla mia schiena, poggiandomi il suo regal culetto direttamente sulle spalle, in modo da potersi dedicare con calma e precisione all'arrossamento del mio, di regal culetto.
Fa anche la comparsa un nuovo strumento, che poi nuovissimo non è: una delle sue ciabatte da casa, completamente di gomma, di quelle da piscina.
L'impatto è piacevole e del tutto rassicurante: area larghissima, materiale gommoso, forza usata non eccessiva. Però è carino, ed apprezzo l'enorme passo in avanti che le fa allentare la presa sulla (a mio parere eccessiva) attenzione all'igiene. Perchè sai, le ciabatte sono sempre in terra, polvere, eccetera.

La battitura continua così, serena, alternando un po' le posizioni, graziando ogni tanto il mio lato podofilo, e creando una situazione del tutto godibile e non provante, che avrei continuato a subire per ore, fosse dipeso da me.
Ma lei aveva altri piani.
Per segnare il cambio di tono, o forse per premiarmi (soggiogarmi?) mi porge da baciare la suola della ciabatta. Che io bacio all'istante, senza pensare. E lei un po' stupita, un po' divertita, "e la bacia pure...!"
Ovviamente le dinamiche del feticismo e dell'umiliazione devono ancora un po' entrare nella nostra coppia :-)

Non so se fosse il suo obiettivo iniziale o l'abbia pensato strada facendo, mi chiede a questo punto se me la sento di subire anche il paddle. Trattasi del paddlelino, di cui ho già raccontato in passato, che come strumento ad impatto (thudder) a me piace molto. Ed infatti come si fa a dire di no?
Ripetendo una dinamica che avevo già subito un paio di settimane fa, ha cominciato a colpirmi da subito con un ritmo rilassato ma regolare, dando colpi solidi che restavano in posizione, trasmettendo in profondità l'impatto. Tenendo il ritmo, ha aspettato che la meccanica facesse il suo corso, e che lentamente la mia resistenza calasse.
Mano a mano che il bruciore del mio fondoschiena risaliva e si espandeva ho preso coscienza di quando fossi veramente intrappolato: la figlia del fiume è più pesante di me, ed avrei fatto fatica a scrollarla via anche se fosse semplicemente rimasta immobile, a peso morto. Che non era esattamente quello che stava succedendo: un po' mi divincolavo, un po' scalciavo, ma lei mi teneva ben fermo, in posizione.
E intanto il ritmo aumentava, assieme all'intensità dei colpi.
Il sentirmi bloccato e senza controllo mi ha spaventato. Non tanto, e non in una maniera cattiva. Ma mi sono sentito per un momento un animale in trappola. A questo punto è successa una cosa inattesa: ho sentito aprirsi una crepa.

È difficile descrivere l'esatta natura della crepa, e cosa ci avrei trovato al di là. Ma è stata una sensazione netta, non confondibile: stava succedendo qualcosa. In quel momento, con la donna di cui sono innamorato seduta su di me che mi blocca e scarica sulla mia pelle almeno la sua forza, non so se anche le sue ansie e nevrosi, ecco in quel momento ho sentito di aver varcato un certo tipo di confine. Qualcosa di nuovo, di inaspettato, come aver messo per la prima volta un piede nell'oceano dopo anni di Cesenatico.

E poi subito è finito. Io ho cominciato a dare evidenti segni di cedimento, e lei mi ha detto (senza peraltro fermarsi) che se volevo che smettesse dovevo chiederglielo. Il tutto con un tono da dominante, e la mia richiesta sarebbe stata un'ammissione di debolezza, di sottomissione. Certo. Ma così facendo mi aveva ridato il controllo.
In questo momento, a freddo, non so cosa volessi, cosa avrei preferito. Mi ricordo benissimo quanto facesse male. Ma mi ricordo anche la crepa. Non so. Temo di essere un po' confuso a riguardo.

Dopo che mi ha detto che avrei potuto interromperla, il tono è cambiato. A quel punto è diventata una sfida a cercare di resistere il più possibile (di nuovo, schiavo-macho). Di rito, come succede e come è giusto, una volta portato al limite di sopportazione, una volta che mi ha fatto chiederle di fermarsi, una, due volte, giusto per essere sicura, mi ha dato poi ancora qualche colpo, cinque se non ricordo male, forti ed in successione.

E poi ho dovuto riprendere fiato.

domenica 3 maggio 2009

breakthrough (3/3): tanto tuonò...

Esco dal bagno con l'idea di togliermi gli abiti femminili e tornare pacifico alla vita di prima, quando sento una spazzola impattarmi su un gluteo. Mi volto e vedo la figlia del fiume che ridacchia, mentre mi riconduce in camera da letto.
Mi fa mettere in ginocchio e con il petto appoggiato al letto. Alza il vestito ed abbassa collant e mutandine - l'atto di essere spogliati è sempre eccitante, come i titoli di testa per un film attesissimo, allunga l'inizio pur essendo già iniziato.
Non sapevo esattamente cosa aspettarmi, e quando la sua dolce manina ha impattato per la prima volta sul mio fondoschiena sono rimasto sorpreso: un colpo deciso, profondo, dato con fermezza.
Dopo il primo ne arrivano altri: si sente la forza fisica, il trasporto, l'impegno che mette in ogni singola botta. Mi scuote e mi fa ondeggiare, e si sente che non si sta tirando indietro, che fin da subito non si risparmia.
Arrivano colpi con una certa regolarità, alternando tra mani nude e spazzola (che in questo momento fa meno male, ho la sensazione che tenga il polso molle e l'energia del colpo non si scarichi tutta su di me ma se ne prenda un po' anche lei...). Dopo poco comincio a contorcermi, e per tenermi fermo mi monta a cavalcioni, sedendosi sulla mia schiena: a quel punto sono bloccato, dovrei fare davvero forza per scrollarmela, e comincio a non essere più nello stato mentale per coordinare così bene le mie azioni. Intanto l'avevo sentita trafficare con la macchina fotografica, avevo visto qualche flash, ed ora ho la sensazione che tenga la macchina fissa, continuando ad inquadrare: mi sta filmando.
Arrivano le botte: a gruppi, singole, ritmiche o sincopate, sparse o focalizzate su pochi centimetri di pelle. Arrivano e lentamente mi lascio andare: un po' titubante all'inizio, si fa strada lentamente la sensazione di essere presente, di essere vivo, il cervello si lascia andare. Ed entro in terre ignote: supero i punti noti, i limiti fino ai quali ci eravamo spinti, e proseguo oltre, verso un abbandono nuovo e profondo, verso uno spazio mentale che liquefa le mie ansie, le mie paure, le mie nevrosi: divento leggero e bianco, evaporo.

Fino a quando non riesco più a sopportare, e le chiedo di smettere: imploro pietà, anche se una parte di me vorrebbe che continuasse, che non mi stesse a sentire, che anzi aumentasse proprio per dimostrarmi che non ho controllo, che non sono io ad avere le redini del gioco.
Ed infatti dopo la mia richiesta, chiude con ancora una serie. Dieci colpi dati con la spazzola, forti e secchi, da prender fuoco e da lasciarmi sconvolto a balbettare.

Un istante dopo siamo a terra entrambi: mi abbraccia mentre tremo, singhiozzo (in questi casi odio la mia inettitudine al pianto), blatero e sbavo. Mi tiene a sé e mi sento protetto, difeso: è una sensazione splendida, non c'è nulla dentro o fuori di me, un vuoto caldissimo e rassicurante. E poi c'è lei, tutt'intorno, come un utero, come una casa, che mi conforta e consola.

Non era mai successo niente di simile. Non so se sia frutto dell'ansia accumulata, della litigata precedente - confesserà poi di essersi felicemente rivalsa sul mio povero culetto di tutte le menate fattele poco prima - o solo del bisogno di sottomissione che finalmente trova uno sfogo.
Non era mai successo niente di simile, ma non vedo l'ora che accada di nuovo.

venerdì 17 aprile 2009

sono riuscito a farla arrabbiare (2/2)

Dopo un silenzio carico di tensione e di reciproco risentimento, si avvicina al letto dove stavo ancora steso mezzo nudo e fa il gesto di spegnermi la sigaretta su una gamba. Io reagisco d'istinto, dandole una manata con uno sguardo del tipo "ma sei scema?!?" Lei mi guarda seria, io la guardo di rimbalzo. Rifà il gesto, questa volta non la fermo, la sigaretta tocca la pelle del mio ginocchio, di lato.
Fa male. Non una roba insopportabile, ma fa male. Lei torna al posacenere e finisce di spegnerla, ha quello sguardo un po' adolescente come se quasi si vergognasse per il suo stato emotivo, quasi le venisse da ridere (mi confesserà poi che, di base, era arrabbiata soprattutto per la ragionevolezza con cui le dicevo cose assolutamente irrazionali... vai a capire te... :-D)
Un momento dopo comincia a picchiarmi. Sono in posizione fetale e usa una mano, poi entrambe, sulle mie natiche esposte. Lì per lì ho anche paura per i gioiellini di famiglia, esposti pure loro. E però è stranamente liberante: si sta sfogando, lo sta facendo su di me, sul mio corpo, ed è sincera, questa volta non lo fa per me, lo fa per se stessa, per sfogarsi, per liberarsi, e mi sta usando. Vado in tilt.
Prende dall'armadio un frustino. Me le prendo, cerco di stare in silenzio, mi raggomitolo, ho voglia di piangere. Davvero. Di più: ho bisogno di piangere.
Mi fa stendere sulla pancia e comincia a colpirmi con la cintura: non sono bei colpi, la cintura non è rigida e si attorciglia su se stessa, quando cala mi ammacca. Non dico nulla, mi ripeto che sa cosa sta facendo, che sceglie lei, cerco di resistere, sento il cervello che comincia a scivolare via.
Ma dura un attimo: dopo pochissimo mi fa stendere sulle sue ginocchia, usa un po' le mani e poi il paddlelino. E sento chiaro, nettissimo, un cambiamento: è rientrata nei ranghi, non mi colpisce più con emozione ma cerca di fare le cose al meglio, le cose pulite, perchè possano piacere anche a me. Mi dà colpi forti, profondi, che mi rimbombano dentro.
Quando mi chiede se ne voglio ancora, non so cosa rispondere.
La risposta sincera, quella che non potevo dare, la riporto qua:

"Sì, vorrei che mi colpissi ancora, e vorrei sentire ancora la stessa emozione di un attimo fa, vorrei che mi colpissi non per me, ma per te, vorrei essere messo alla prova, vorrei che mi sgridassi e vorrei che andasse avanti per ore, fino a quando non sarò sfinito, fino a quando ti dovrò implorare di fermarti. Ed anche allora, vorrei che me la facessi sudare, la fine, vorrei essere messo alla prova, vorrei ubbidire."

Invece, tentennando, dissi: "non so".
Che potevo fare? Spiegarle dettagliatamente come avrei voluto si comportasse? Dirle: sì, continua, sgridami un po', arrabbiati un po', ecc ecc?
E non volevo neppure interrompere la scena, perchè avevo un grandissimo bisogno che continuasse.

Il mio errore.
Il mio errore credo sia stato non entrare nello stato emotivo/mentale giusto. Anche lì, anche mentre me le prendevo, il mio cervello continuava a pensare, a ragionare, a vagliare. C'è stato un breve momento in cui stavo cominciando a mollare il colpo, ma è finito troppo presto.

giovedì 2 aprile 2009

un buon non compleanno...

Durante l'ultimo weekend c'è stata una serie di colpi mica da ridere, da far invidia alla notte di san silvestro.
Come incipit, abbiamo festeggiato il compleanno della figlia del fiume onorando la tradizione anglosassone del birthday spanking: un colpo per ogni anno compiuto. Il tutto è stato introdotto dal sottoscritto in maniera un po' infingarda: come prima cosa ho estratto dallo zaino tutti i regali di compleanno che le avevo preparato, allineandoli sul letto, poi, come ultima cosa, ho posato il piccolo paddle (paddlelino per gli amici) che lei tanto odia - essendo lontana dal tipo di percussore che riesce a farsi piacere. C'è stato quindi un attimo, fantastico, in cui mi ha guardato con uno sguardo eloquente, misto tra "stai scherzando, vero?" e "ma io i regali li voglio!".
Posta di fronte alla scelta tra una serie di colpi di media intensità, dati così a freddo, e la stessa serie, ad intensità maggiore ma data dopo riscaldamento, con stimoli sessuali e tutto quanto, la figlia del fiume ha incredibilmente ripiegato sulla prima scelta, ed in men che non si dica si è ritrovata piegata con le mani sul letto, a prenderle su strati sempre più sottili di vestiario, per chiudere con gli ultimi colpi dati sulla sua nuda pelle. Per la cronaca, sugli ultimi due ha preso il calendario e, a partire dal primo gennaio (Maria Santissima madre di Dio), li ha tirati giù uno per uno.
Seguono coccole, baci, carezze e finalmente apertura dei regali. Facile facile.

Mi ha raccontato poi che già durante l'atto meditava di farmela pagare. Ed infatti, due giorni dopo...

Due giorni dopo, tocca a me stare sotto. In mezzo c'è stato il mio solito momento di lamentela: ci vediamo poco, lei è molto impegnata, e io mi sento trascurato. Il fatto è che fare il top mi piace, ma di fare il bottom ho bisogno, e la differenza tra le due prospettive si fa sentire parecchio.
Ed eccomi lì, a culo nudo sulle sue ginocchia. Anzi, su un ginocchio solo, chiuso a tenaglia tra le sue cosce che mi tenevano lì, volente o nolente.
Per la prima parte, tutto tranquillo: si era ripromessa di restituirmeli con gli interessi, e l'ha fatto. Ho preso circa cinquanta colpi, godibili ed in serenità. Era molto che non le prendevo e ne avevo molto bisogno. Arrivati a quella che doveva essere la fine della sessione, però, ero decisamente riluttante a tornare alla "normalità". Cominciavo infatti a rilassarmi, e la combinazione di astinenza pregressa e piacevolezza dell'esperienza tendeva a volermi far stare lì, in posizione. Lei se ne deve essere accorta, perchè mi ha chiesto se ne volevo ancora. Peggio (o meglio): mi ha detto che, se volevo che lei proseguisse, avrei dovuto chiederglielo.
Io ho ancora, in franchezza, qualche problema a chiedere: di base mi vergogno, sento il mio bisogno di sottomissione ancora come qualcosa che va nascosto. A chiedere, chiaro e in faccia, non sono tanto capace. Ma qui è intervenuta lei, ad accompagnarmi, fantastica. Probabilmente non se ne è accorta, ma l'eccitazione fisica, che come al solito era sparita dopo qualche colpo, quando mi sono trovato imbarazzato sulle sue ginocchia a chiedere altri colpi, è tornata al volo.
E sono arrivati altri colpi, questa volta senza contarli, semplicemente godendoceli e staccando il cervello.
Dopo un po' - forse una trentina, forse di più - eccola che si ferma di nuovo, mi fa riprendere fiato, mi accarezza. E mi dice che vuole provare a colpire più forte.
Ora, la forza del colpo non è l'obiettivo, lo sappiamo. Ma in qualche modo è un elemento necessario: se si sente che i colpi sono trattenuti, o dati col timore di eccedere, le cose faticano a filare. Chi sta sopra è misurato, in certa misura insicuro, non si rilassa. E chi sta sotto sente la tensione e non si lascia andare. Almeno, a me capita così.
Lei mi ha detto che aveva intenzione di darmele un po' più forte, e mi ha domandato ancora una volta di chiedere nuovi colpi, di dimostrarle la mia volontà di sottomissione. Cosa che ho fatto, probabilmente arrossento, sicuramente eccitato.
I colpi più forti sono arrivati. In qualche modo il piccolo paddle ha la proprietà di rendere la pelle meno sensibile, percui di ogni botta sentivo l'onda cinetica propagarsi in provondità, tra carne, ossa e tendini, mentre la pelle mi trasmetteva una sensazione di calore diffuso, uniforme e non sgradevole.
Il cervello, una volta tanto, se ne stava quieto. Anzi: finalmente immoto.
Ho giusto registrato, con un angolo della mente, alcuni momenti di pausa tra un colpo e l'altro, in cui lei sembrava raccogliere le forze per una nuova botta, ed il vibrare di tutto il suo corpo per la violenza delle sue stesse sculacciate. In particolare quest'ultimo fatto, il sentire che ci stava mettendo impegno e forza, che non era una cosa finta, mi ha fatto impazzire. Anche adesso, che scrivo, a ripensarci mi ritrovo eccitato. Maledetta ammaliatrice.

Il tutto si è interrotto con me in partenza per l'iperuranio, lei con un leggero fiatone che chiosa "mi rifiuto di infierire oltre sul tuo fondoschiena". Avrei continuato? Certamente. Avrei voluto che continuasse? No, va benissimo così. Voglio che succeda di nuovo? Che domanda scontata...