mercoledì 16 marzo 2011

darsi fuoco il sabato sera (o sabato sera di fuoco, come preferite) - seconda parte

Sabato sera nello specifico.
Lo scenario e' quello del nostro soggiorno, il necessario disposto all'incirca nel modo collaudato la settimana precedente, col tavolo al centro della stanza, coperto da un asciugamano di cotone (le fibre naturali non prendono fuoco facilmente - quelle sintetiche a quanto pare si' - ) e le sedie intorno a reggere l'attrezzatura: torcette, barattolo di alcol, catino con acqua e asciugamano per spegnere eventuali principi di incendio, ecc.

Io mi spoglio e mi stendo sul tavolo a pancia in giu'. Fa un freddo del diavolo, nonostante la stufetta accesa in un angolo. Ora, la prima fase del fireplay in genere consiste nel preparare il corpo di chi lo subira' al cambiamento di temperatura, quindi ci si passa la fiamma sul palmo della mano e poi si appoggiano le mani sulla pelle nuda, scaldandola. Ecco, la mia pelle aveva veramente bisogno di calore, quindi ho decisamente apprezzato questa prima fase. Il passo successivo prevede l'avvicinamento della fiamma libera al corpo. Tom la muove nell'aria poco sopra la mia pelle, a volte soffiando sulla torcia perche' la fiamma arrivi a lambirla, ma senza mai soffermarsi in un punto. Attivita' gradevolissima, specialmente se si ha freddo: la sensazione e' simile a quella che si prova mettendo le mani qualche centimetro sopra il termosifone, pero' diffusa lungo tutto il corpo. L'unico inconveniente e' che, se come me avete paura del fuoco, il vostro istinto di autoconservazione a questo punto iniziera' a ribellarsi. Il mio e' stato tenuto debitamente a bada, tramutandosi in semplice nervosismo che mi porta a tenere d'occhio attraverso ogni possibile riflesso le mosse di Tom sulla mia schiena. Col passare dei minuti comunque la tensione cala, e inizio a godermi il tutto con un po' di calma in piu'. Una volta superata questa fase di riscaldamento [sic], si passa al contatto vero e proprio. Che non mi fa paura, ancorche' avvenga lontano dalla mia testa. Tom passa dunque a tamburellare e strisciare la torcia accesa sulla schiena, sulle gambe, sulla pianta dei piedi. Adoro la sensazione del fuoco che mi passa addosso, seguita dalla mano di Tom che diffonde il calore e rassicura, mentre non amo il singolo colpo, il cui impatto rimane troppo concentrato in un unico punto (e con la temperatura corporea glaciale che mi ritrovo in genere, lo sbalzo termico e' notevole). Unica eccezione, i piedi: i colpetti di torcia sotto la pianta sono forse quanto di piu' sensuale mi abbia offerto il fireplay sinora. Dopo essersi concentrato sul retro, Tom mi fa girare e pancia in su e tutto ricomincia: stesa sulla schiena posso controllare molto piu' agevolmente quello che fa, e questo e' bene; d'altra parte pero' vedo il fuoco avvicinarsi pericolosamente alla mia faccia, e questo e' male, molto male. Diciamo che fino a che rimane nella meta' inferiore della cassa toracica rimango tranquilla, oltre iniziano ad arricciarmisi le dita dei piedi. Il che spiega il mio sussulto nel vedere una scia di fuoco estendersi tra i miei capezzoli.

Insomma, il resoconto degli eventi e' piu' o meno questo: dopo il fireplay mi rivesto (avendo io il coraggio di essere ancora infreddolita) e finiamo sul letto a riposarci un po'. Giocare col fuoco da' sensazioni veramente piacevoli, ma non e' un'attivita' rilassante per il bottom che teme gli incendi tipo me, ne' per il top in generale, che deve rimanere assolutamente concentrato per tutto il tempo; anche Tom aveva bisogno di riprendersi un momento. Altra caratteristica del fireplay, per quanto mi riguarda, e' che, nonostante la nudita', nonostante le sollecitazioni tattili, nonostante possa essere un'attivita' estramente sensuale non mi suscita eccitazione sessuale in senso stretto. Ma la scrivente trova eccitante farsi riempire di botte o usare il proprio moroso come step, per dire, quindi suppongo sia tutto relativo e che qualcuno possa trovare il fireplay la piu' sexy delle pratiche.

Come che sia, un'ultima nota per eventuali lettori: non sognatevi di prendere questo post come una guida, per amor del cielo. Il fireplay e' pericoloso, non si improvvisa, non si impara leggendo i blog. Andate da qualcuno che sa quello che fa, guardate, provate, prendete tutte le misure di sicurezza possibili, tenete sempre conto di quello che puo' essere lo scenario peggiore e cautelatevi di conseguenza. - Fine parentesi Mamma del Fiume.

E fine post.

martedì 15 marzo 2011

One step at a time

La Figlia del Fiume si stava preparando per fare ginnastica in casa, e intanto chiacchieravamo.
IO: C'e' questa cosa di cui un po' mi vergogno
LEI: Dimmi!
IO: Sai che l'ambiente ginnico un po' mi attira: attita' fisica...
LEI: Corpi sudati...
IO: Ormoni, eccetera.
LEI: Beh?
IO: Una fantasia da due soldi, che avevo spesso nell'adolescenza, era di essere usato come step.
LEI: Che scemo!
IO: Grazie, ben gentile.

Poi lei va a prepararsi, e io continuo a lavorare al computer. E davvero la consideravo morta li': una piccola chiacchiera come ne facciamo spesso. Ma la Figlia del Fiume aveva altro in testa.

Dopo circa mezz'ora in cui la sentivo sgambettare nell'altra stanza mi chiama.
LEI: Distenditi un po' li'.
IO: ...
LEI: Su'. E togliti la maglia.
Lei era in tuta e scarpe da ginnastica, un po' sudata, rossa per l'esercizio fisico e con gli auricolari attaccati alla musica. In particolare, ascoltava questa canzone:

Pare che gli Abba stimolino il trampling. Muovendosi al ritmo della musica si muoveva avanti e indietro e, prima piede destro, poi piede sinistro, mi zompettava sul petto.

Io ridevo, ovviamente, e anche lei. Finita la canzone mi e' crollata addosso, col fiatone, felice e sudaticcia.

darsi fuoco il sabato sera (o sabato sera di fuoco, come preferite) - prima parte

Sabato sera ci siamo dati, per la seconda settimana consecutiva, al fireplay.
Esperienze pregresse: alcune.
La prima al Crucible, in gennaio, quando una specie di guru aveva dato fuoco alla schiena di Tom. Il mio commento in quell'occasione era stato "mai nella vita". Tom in compenso era felicissimo.
La seconda volta, poco tempo dopo, sempre al Crucible, nell'ambito di un seminario sul fireplay. Uno dei relatori era estremamente rassicurante, e in quell'occasione anche io avevo acconsentito a provare. A questo giro sia io che Tom avevamo provato entrambi i ruoli di top e bottom. Mia opinione precedente rivista nel giro di due settimane: si', lo so, dopo esplico.
Lo step successivo era crearsi un proprio kit. Magari prossimamente scriveremo un post tipo 'how to', che farsi l'equipaggiamento in casa da sempre grosse soddisfazioni.
Terza volta, a Winterfire: io e Tom top, un nostro amico particolarmente tenero come bottom (peraltro mi sovviene ora come tenero sia un aggettivo appropriato, quando si parla di arrostire la gente).
Quarta volta, appunto, una settimana fa a casa nostra, con una coppia di amici - oh, sara' la sesta volta che riscrivo sto periodo, e ogni volta mi suona ammiccante come se stessi scrivendo di un club per scambisti. No, non ci abbiamo fatto altro, solo dato fuoco a lei -.
E infine due giorni fa, a casa. Tom top, io bottom (e' per questo che mi tocca fare il report, non e' che sia improvvisamente diventata loquace, sia chiaro).

Premessa
Mio atteggiamento verso le fiamme libere: estremamente cauto. Mio atteggiamento verso le cose che scottano: intollerante. Mia reazione istintiva alla vista del fuoco: fuga.
Insomma, sono la Figlia del Fiume, non del Vulcano, mi pare normale reagire cosi'.
Comunque, ho fatto una certa fatica a superare la diffidenza iniziale. Lo scoglio principale, per me, era costituito dal prendere coscienza che il passaggio del fuoco sulla pelle non implica necessariamente bruciature o sensazioni sgradevoli. Il primo passo e' stato accettare questo fatto come top, per poter letteralmente maneggiare le fiamme. Ci sono voluti diversi minuti prima che trovassi il coraggio di passarmi la fiamma sul palmo della mano. In quanto bottom, invece, si tratta piu' banalmente di una questione di fiducia: non sei tu a controllare il fuoco, tocca mettersi nelle mani di un'altra persona - mani che tengono in mano una torcia accesa, eh, non e' una menata metafisica questa, e' istinto di sopravvivenza.

- continua -

sabato 12 marzo 2011

3... 2... 1... Fight!

IO: "Ho voglia di fare la lotta."
LEI: "Ci sono OTTIME possibilita' a riguardo..."
Un paio d'ore dopo sono a casa, ancora cinque minuti e siamo sul letto. Fare la lotta, eh? Ne avevamo parlato alcune volte ma nessuno era sceso nei dettagli. Lotta come? Pugni, schiaffi, colpi segreti?

Ci accapigliamo un po', e abbiamo subito un caldo clamoroso. Non sappiamo bene cosa fare: io non sono il re delle arti marziali, ma tutto sommato riesco ad avere la meglio facilmente. Troppo facilmente: non c'e' scontro. Fiatone e finiamo abbracciati, a darci una coccola. Io, ammetto, un po' deluso: per tutto il giorno al lavoro ho guardato di nascosto video di mixed fighting, dove tipicamente un'amazzone atletica e super aggressiva smontava il povero omino di turno. Il senso di anticipazione raramente fa i conti con la realta', dovrei ormai saperlo.

Ma poi la Figlia del Fiume ha un colpo da maestra: cosi', per rompere la piccola tensione, mi chiede di raccontarle i video che avevo visto, di descriverglieli. Viene fuori che in uno di essi la protagonista era si' un'agguerrita orientale atletica e preparata nella lotta, ma che l'uomo, per essere in ulteriore svantaggio, aveva mani e piedi legati. Detto fatto, in un momento mi trovo mezzo nudo e insalamato, e siamo pronti per il secondo match.

Le cose ora sono molto piu' bilanciate: lei gestisce il vantaggio ma io non sono per nulla disposto a cedere, mi dibatto, cerco di afferrarla in qualche modo. Lei si difende, oltre che salendomi addosso, con schiaffi, sculacciate e solletico a tradimento. La lotta e' avvincente, non emerge un chiaro vincitore.

Presi dall'impeto, finiamo in terra. In particolare sono io, da vermone, a riuscire a sbilanciarla e buttarla giu' da letto. E poi mi butto su di lei, che' e' una lotta senza quartiere. Ma quella che sembrava essere una mossa vincente mi si ritorce contro, perche' su letto anche i suoi movimenti erano limitati, mentre ora puo' stare in piedi e girarmi attorno, mentre io avendo le caviglie unite sono costretto a stare a terra. Appunto, vermone.

E' una debacle: calci da tutte le parti, mi si siede addosso a suo piacere, mi sposta e mi ribalta. Ho sulla coscienza migliaia di anni di evoluzione, il faticosissimo cammino darwiniano che ha portato all'homo erectus viene spazzato via in un lampo, e io mio contorco sul pavimento sotto i colpi inarrestabili della Figlia del Fiume.

Quando secondo lei ne ho prese a sufficienza, si passa alla fase due: ufficializzare la vittoria. Ed ecco quindi un bel piedino che mi si appoggia sulla faccia con la delicatezza di un cucciolo di elefante indiano. Intravedo tra le dita il bel viso sorridente della Figlia del Fiume che raggiante dice: "Lecca."

Ora, so gia' cosa penseranno tutti i colleghi feticisti. Non e' il genere di cosa che ci si fa ripetere due volte, in genere. Ma la situazione era divertente. Ne avevo prese un po', ma forse non a sufficienza, e poi lei aveva negli occhi una luce divertita e aggressiva che incontro di rado, e che volevo godermi fino in fondo. E quindi non ho leccato, ho girato la faccia dall'altra parte. Altri calci, alternati al piedino sfregato questa volta con forza sulla mia faccia. "Non ne hai ancora abbastanza?" E io resisto. "Ancora? Ne vuoi ancora?"

E cosi' via, avete capito l'antifona. E' stato molto eccitante anche perche' questa cosa del feticismo mi fa ancora un po' vergognare, e negarlo gia' sapendo che prima o poi avrei ceduto alimentava la carica emotiva.
E infatti dopo un po' ho ceduto. Inutile dire che il piede e' stato leccato secondo disposizioni della proprietaria, pianta, dita ed interstizi, e che l'altro ha seguito subito dopo. A quel punto ero ridotto gia' ad uno stadio di semi budino a causa di fatica, sottomissione e attivita' orale. Mancava quindi il colpo di grazia, e la Figlia del Fiume e' stata ben felice di provvedere in tal senso.

Lei: "E adesso?"
Io: "E adesso?"
Si toglie i pantaloni, si toglie le mutande. "Apri." E le mutande mi finiscono in bocca. Le sputo via. Lei ride, io rido. Riprende le mutante e me le struscia in malo modo sulla faccia. Lei ride, io un po' meno. "Apri bene, tira fuori la lingua." Vabbe', non sono in condizione di trattare. Ed ecco che del saporitissimo tessuto, scelto con cura tra le parti piu' fresche e gustose, viene strusciato sulla mia lingua. Avanti e indietro, un po' di volte.


Lei: "E adesso?"
Io: "E adessmmmmmfffmf!"
Che mi si era seduta sulla faccia.
Il sesso orale e' una di quelle robe per cui bisognerebbe diventare tutti religiosi e ringraziare il creatore (con grande scorno dei Cattolici che aborriscono la fisicita'), ed in una situazione del genere ho cercato di dare il meglio di me. A contribuire alla mia eccitazione c'era l'approccio, lo spirito con cui la sentivo muoversi sopra di me. Era allegra. Contenta di quello che stavamo facendo. Si stava godendo la situazione, senza pensieri, senza sensi di colpa. In fondo se l'era guadagnata.
Capisco che sia in umore godereccio dai dettagli. Mi chiede, ad esempio, di prestare attenzione all'altro buco, quello posteriore, che di solito viene sfiorato di passaggio ma non e' quasi mai al centro delle attenzioni. Questa volta invece me lo schiaffa sulla bocca, e si premura di dettagliare come devo leccare, quanto in profondita' andare con la lingua, cose cosi'. Intanto sul davanti, per non lasciar freddare il colpo, sento che e' all'opera la scienza tecnica. Ovvero sento rumore di un oggetto vibrante che, secondo funzionalita', vibra.

E quindi ero li', usato in parte come oggetto erotico per leccare questo e quell'ammennicolo, in parte come mero sostegno, che mi stava a cavalcioni e si appoggiava con una certa decisione. Ogni tanto dovevo lottare per l'aria, e questa e' stata un'altra gradita sorpresa. Solitamente quando mi toglie il respiro, indipendentemente dal modo, e' sempre una cosa quasi simbolica. Mi rida' quasi sempre subito l'aria, ancora prima che io cominci a manifestare qualche disagio. Questa volta invece no. Se ne fregava, o mi avra' forse giudicato intelligente a sufficienza per cercare di trovare un pertugio, uno spazietto qua e la' dove far passare l'ossigeno. Fatto sta che era concentrata sul sui piacere, sull'usarmi e sull'usare il vibratore con lo stesso riguardo e la stessa efficacia. E soprattutto verso lo stesso obiettivo.

Obiettivo raggiunto dopo poco, chiaramente. Mi sono ritrovato con il naso appoggiato al buco posteriore, le mie labbra appoggiate alle sue, e la mia (ammetto corta) lingua che cercava di sopperire ad altre appendici forse piu' adatte alla penetrazione. Il suo clitoride meccanicamente ben stimolato, ed eccomi completamente avvolto, perso, strascicato e schiacciato da un tumulto di scosse, spinte e scatti, mentre dall'alto sento provenire urletti e gridolini. Beh, gridolini un corno, come i vicini potrebbero testimoniare.

Dopo qualche minuto ci guardiamo, io luccicante del suo sudore e dei suoi umori, lei soddisfatta e provata.
Lei: "E adesso?"
Io: "E adesso?"
E adesso mi ritrovo non so come parallelo al fondo del letto, polsi e caviglie ancora legati, i suoi piedi di nuovo sulla mia faccia, che questa volta mi accarezzano, sono dolci, ammansiti.
Mi comunicano dalla regia che ho un minuto e mezzo per procurarmi un orgasmo. Che non e' un problema se non ce la faccio, ma che se perdo l'occasione dovro' aspettare almeno altri due giorni. Che i suoi piedi continueranno a strusciarmi, amorevolmente. E che per mia comodita' ogni trenta secondi arrivera' un aggiornamento sul conto alla rovescia. Ah, mi comunicano anche che il tempo e' gia' partito.

Che scema, un minuto e mezzo! Ce l'avrei fatta in dieci secondi, ma per non fare proprio una figura misera resisto, rallentando e godendomi la situazione, e buco la soglia del minuto. Ma a trenta secondi dalla fine decido che cio' che il mondo ha bisogno e' proprio una voluminosa iniezione di liquido seminale, che mi prodigo a provvedere in gioiosi spruzzi che colpiscono tutto e tutti nel raggio di un metro e mezzo. Non scherzo: ho schizzato vestiti innocenti, che stavano su una sedia poco distante, ho schizzato in terra, ho schizzato lei e me.

Sul finale una doccia e risate. Amo questa donna.

venerdì 19 novembre 2010

Una giornata di servizio

Domenica scorsa abbiamo passato la nostra prima giornata "in ruolo": per tutto il giorno abbiamo giocato a interpretare io il cavalier servente, la figlia del fiume la spoiled brat. E' ovviamente stato un successo!
Non potendo fare una cronaca minuto per minuto, ecco alcuni flash.

Sveglia
Suona la sveglia e voglio morire, come al solito. Pero' mi ricordo che la giornata che ho davanti promette divertimenti, e allora in qualche modo riesco ad uscire dalle coperte. Lascio la figlia del fiume al calduccio, semidormiente, che mi rivolge un'espressione tipo mmmmnnngaaaurgh.
Vado in cucina e comincio a cucinare i pancake. Preparo latte, caffe', succo. Sulla tavola un fiore della pianta di basilico (ehm...), e il nostro salvadanaio a forma di pulcino grasso da cui spunta un foglietto: momento un po' mieloso, due righe in cui le dichiaro il mio amore e la mia disponibilita' a servirla per la giornata.
Vado poi in camera e la sveglio, sulle note di "Sunday Morning" (che oltre ad essere appropriata, era anche stata esplicitamente richiesta la sera prima).

martedì 2 novembre 2010

Una sculacciata e tre orgasmi

La sculacciata l'ho presa io, gli orgasmi sono stati (quasi) equamente distribuiti tra me e la Figlia del Fiume.
Non le prendevo da un po', e da qualche giorno la Figlia del Fiume aveva fatto capire che aveva un po' voglia di "riprendere il discorso". Non che mi opponga alla cosa, eh :)
Come ho appena finito di scrivere nel post precedente, senza caricare troppo gli eventi mi ritrovo sulle sue ginocchia, e tra una coccola ed un bacetto, comincia a darmi "due totò".
Non le prendevo davvero da tanto, qualcosa come tre mesi, ed infatto ho subito cominciato ad accusare il colpo. Non che questo l'abbia intimidita...

Prima le mani, poi il flogger, poi il paddle, poi di nuovo il flogger. Lei e' stata dolce, amorevole, e nelle pause tra le serie eravamo in un brodo di coccole e carezze da innamoratini adolescenti. Io non sono stato il piu' resistente dei bottom, anche il paddle ha continuato a pungere e bruciare e non sono riuscito a godermelo a fondo, e lei era divertita e sicura di se' ma non crudele, ed anzi ha fatto di tutto per rendermi l'esperienza piacevole. Ed e' andata benissimo: e' stato un momento importante, abbiamo ristabilito un'intimita' - un pezzetto di intimita' - che mancava.
A questo punto mancavano solo gli orgasmi.

Cambio di passo

Piccolo diario di bordo, per fissare alcune idee.
Il mio rapporto con la Figlia del Fiume e tutte le tematiche kinky sta attraversando un periodo particolarmente felice. Dopo qualche maretta e una dose infinita di sane menate (che ad entrambi piace spaccare il capello su tutto), tutto il discorso femdom e bdsm in generale si e' alleggerito del carico emotivo e di aspettative che forse ci rallentavano un po'. Risultato: siamo piu' scherzosi, prendiamo le cose meno sul serio, e giochiamo molto, molto di piu'. Yay!