mercoledì 22 luglio 2009

Eppur si muove

Io e la figlia del fiume abbiamo passato un periodo un po' turbolento, in cui ci sono state tensioni, inversione di ruoli, momenti ludici e goduriosi. Nulla di questo, comunque, trova posto in questo blog: lascio le menate ad altri frangenti, qui parliamo di sesso :-)

Alla domanda "come ti andrebbe di giocare?" ho risposto nell'unico modo che mi è concesso: avevo voglia di sensazioni forti, di essere portato ai miei limiti e soprattutto di staccare il cervello. La sottomissione per me è principalmente questo: lasciar entrare qualcun altro nella stanza dei bottoni, dimenticandomi del bene e del male.

Di solito a questo punto si trovano frasi di circostanza, del tipo "stai attento a quello che desideri, potresti averlo", o cose simili. Il fatto è che, non solo ho avuto quello che desideravo, ma ne voglio ancora! Ma andiamo con ordine.

La sessione comincia di mattina (non proprio presto, che non è il nostro forte alzarci all'alba). La figlia del fiume mi fa spogliare e mi ammanetta i polsi. L'atmosfera è rilassata, scherziamo entrambi, ma ho davvero voglia che lei prenda il controllo e lei, ci sta provando, si sente. La cosa mi rassicura e mi abbandono agli eventi.
Come prima cosa sono steso sul letto, a pancia sotto, e lei mi pastrugna con le mani: mi graffia, mi picchia, tutto molto piacevole, molto eccitante. Ma serve come riscaldamento.
La mia pelle lentamente si arrossa, e quando evidentemente si ritiene soddisfatta decide di inserire un interludio prima di passare a maniere più forti: in un attimo sono in piedi, tenuto ad un guinzaglio (bruttino e scomodo, peraltro. Dobbiamo proprio fare acquisti): in giro per la stanza, trascinato (qui si capiva che sarebbe servito uno spazio più ampio miei pochi angusti metri quadri) e poi in ginocchio, ai suoi piedi, a dimostrarle la mia devozione. Confesserà poi di aver trovato eccitante la mia vista: il vedermi trasportato, completamente assorbito dall'adorarla (yum).
Dopo poco torno sul letto, e comincia una lunga scalata verso il dolore: mani, frustino, paddle di varia natura. Soprattutto, mi fa cambiare posizione spesso, cosa inusuale e che mi piace molto. Più di tutto, mi piace proprio l'atto di eseguire l'ordine, fare quello che mi viene detto. Stiamo prendendo confidenza con questa cosa: la figlia del fiume è pigra di natura, non le viene naturale nemmeno concepire che si possa voler prendere ordini, assumere una posizione scomoda, fare fatica :-D E comunque si sta impegnando molto per venirmi incontro, oltre al fatto che comincia a prenderci gusto...

Le serie si intervallano, e l'intensità sale in maniera costante - forse questo un po' mi ha disturbato, non so se sono riuscito a prendere il passo, ad adattarmi. Ma non so, è difficile fare chiarezza tra i pensieri.
Finita una serie particolarmente intensa la vedo stendersi sul letto, mostrandomi il suo sesso e ordinandomi di andare a fare "il mio dovere". Cosa che ho fatto ben volentieri: passerei le giornate con la faccia tra le sue coscie, è una delle cose che mi piacciono maggiormente. E mi piace ancora di più quando, come in questo caso, è lei a dirigere: dando istruzioni, dicendomi cosa fare, moderando l'intensità, la velocità, il tempo. Credo che, alla fine, fosse ben soddisfatta del risultato: ci siamo ritrovati spossati, lei dall'orgasmo, io dalla felicità per averglielo dato. È stato un momento di tenerezza splendido: sono rimasto lì, abbracciato dalle sue coscie, infradicito dai suoi umori, a baciarla lentamente. Sarei rimasto lì per ore, in completa atarassia, senza desideri.

Invece, dopo un po', mi fa alzare. Ancora botte, questa volta tante, e forti, finchè non cedo, finchè non le chiedo di smettere. Non so se a causa dell'interludio sensuale, ma non riuscivo più a sintonizzarmi col dolore, ne avrei volute prendere ancora, e molte, ma mi sono ritrovato a piagnucolare e implorare. Forse ho bisogno di nuovi strumenti :-) O forse solo di capirmi un po' meglio (e riuscire a spiegarmi).

Essendo poi lei la donna più buona del mondo, capisco che c'è un orgasmo anche per me, in serbo. Dopo un attimo siamo infatti stesi sul letto: io a pancia in su (come si traduce spread eagle?) lei accoccolata intorno al mio pisellino, armata di vibratore, e per buona misura con un piede appoggiato sulla mia bocca. Strano, quasi incredibile a dirsi, sono venuto dopo pochi secondi, un minuto scarso (credo).
È stato peraltro un orgasmo strano, che poi lei ha definito clitorideo - se può valere questa parola per gli uomini. Il vibratore piazzato sul punto sensibile appena sotto il glande, non mi toccava altro, non c'erano altri stimoli. È stata un piacere superficiale e costante, non spiacevole, ma che complessivamente mi ha lasciato un po' insoddisfatto. Avrei subito rifatto l'amore. Avrei continuato a giocare. Avrei fatto questo e quello, come mio cuggino. In realtà la cosa che ho fatto è stata una doccia - che ne avevo bisogno - e siamo andati a mangiare, rituffati nell'incredibilia di questi giorni.

domenica 5 luglio 2009

Sessione pianificata

Dopo averne a lungo discusso, abbiamo finalmente avuto la nostra prima sessione pianificata a tavolino: la figlia del fiume ha voluto, chiaro e squadrato, un elenco delle attività alla nostra portata, ciascuna etichettata come "premio", "punizione", "sottomissione", "eccitazione" e simili - evidentemente il post sugli elementi della sessione che vorrei era troppo enciclopedico).
Abbiamo quindi concordato assieme quasi tutto quello che intendevamo metterci dentro: una prima parte di punizioni, prendendo come scusa alcune mie mancanze, una "prova" a cui sottopormi e che, in base al risultato, avrebbe sbloccato o meno un premio, e deciso la natura del premio.
Poi, va da sè, abbiamo giocato.

È stato un primo tentativo, e si è portato dietro tutti i pregi e difetti delle prove: abbiamo giocato in maniera leggera, ridanciana e non "serissima". Ma non ci sono stati momenti di dubbio, di insicurezza, e gli eventi si sono susseguiti lisci come l'olio - e questo era il principale obiettivo in realtà: evitare i momenti di "e adesso, che facciamo?" che ogni tanto si presentavano.

Uno dei risultati collaterali è che, venendo da un periodo abbastanza lungo di rarefazione bdsm, una sessione leggera e ridanciana non fa altro che stimolarmi ancora di più, ed ora mi trovo con il cervello (e altri organi) soffocati dai desideri.

lunedì 29 giugno 2009

Sull'uso della safeword

L'ultima volta che abbiamo giocato, una decina di giorni fa, le cose sono iniziate bene per poi precipitare.
Abbiamo iniziato la scena in maniera giocosa, lei mi stava a cavalcioni e leggeva le definizioni di un cruciverba compilato mesi prima: se sbagliavo le prendevo, se indovinavo si passava alla definizione successiva...
Molto leggero, molto divertente, è stato un bel riscaldamento. Poi entrambi avevamo voglia di alzare un po' i toni, cosa che è avvenuta prontamente: mi sono ritrovato sotto una salva crescente per intensità e frequenza. L'obiettivo della figlia del fiume era chiaro, ed infatti dopo poco l'ha esplicitato: voleva che arrivassi al limite, che non sopportassi più, che cedessi ed usassi la parola di sicurezza (che per l'occasione era stata cambiata con una definizione che avevo particolarmente faticato ad indovinare). "Dilla, dilla!" mi diceva.

Dal suo punto di vista era una cosa un po' scherzosa, avevamo cominciato giocando ed il tono della sessione era ancora "giocoso".
Dal mio le cose erano tremendamente serie. Intanto i colpi erano forti, e non riesco davvero a ridere prendendole seriamente. L'intensità è salita rapidamente, al pari della frequenza, e senza soluzione di continuità, quindi non avevo fatto in tempo ad abituarmi, non me la stavo godendo, e resistevo solo per forza di volontà.
La parola di sicurezza è un po' un tabù per me. Il significato che le ho sempre dato è: non mi sta più piacendo il gioco, basta. Se cominciamo ad includerla, se dopo averla detta poi ne prendo ancora un po' (come è capitato qualche volta), cosa posso usare per dire che davvero non mi piace più e voglio smettere subito?
C'è poi il discorso del controllo. Forzarmi alla parola di sicurezza ha due effetti. Primo mi sbatte in faccia che, da ultimo, sono io a decidere. E, per uno che cerca di dare via il controllo, non è il massimo.
In secondo luogo mi mette in una situazione combattuta, perchè quando la dico di solito termina la sessione. Ma in questo periodo, dove giochiamo poco, e dove anche se cerco di non farlo pesare ho davvero tantissima voglia, vorrei che quando giochiamo non finissimo mai, e che durasse il più a lungo possibile.
Mi sono ritrovato quindi in una situazione brutta, tirato da desideri diversi, e sono finito in lacrime. Di irritazione, purtroppo.

giovedì 25 giugno 2009

La sessione che vorrei (lettera aperta alla figlia del fiume)

L'idea di pianificare una sessione femdom ronza da parecchio: su spinta della figlia del fiume scrivo senza vergogna quello che mi piacerebbe provare. Seguiranno le contrattazioni di rito: alcune cose, so per certo, non ti piacciono, o comunque non ti fanno impazzire, ma mi hai chiesto sincerità ed eccoti servita.

NOTA: ho messo qualche link a testi e video. Occhio ad aprirli se c'è gente intorno.

Atteggiamento: importante, credo che sia il primo punto. Mi piacerebbe che la figlia del fiume assumesse un atteggiamento dominante. Nel tono della voce, negli ordini impartiti. Vorrei sentire la sua sicurezza, percepirla a pelle. Se lei è sicura io mi fido e non penso. (link)

Punizioni - dolore: ovvio. Impact play crescente, ma non straziante. Magari spezzettato, per farmi riprendere fiato, alternato ad altri giochi. Recentemente abbiamo avuto qualche problema con la safeword, che preferirei stesse fuori e servisse solo da uscita d'emergenza. Ma sarebbe bellissimo implorarti, chiedere di fermarti e non venire ascoltato.
Cera, graffi, schiaffi, anche calci se vuoi. Perchè no? (link)

Umiliazioni: lista infinita. Dover stare in posizioni imbarazzanti o scomode, essere insultato, eseguire compiti ingiustificati. In questa non posso darti veri suggerimenti, perchè devi sentirti molto a tuo agio. (link)

Premi - fetish: prendermi cura dei tuoi piedi, adorarli e baciarli è un "major turn on" per me, lo sai. Vorrei che tu ne parlassi, me lo ricordassi stuzzicandomi, mettendomi davanti all'oggetto del desiderio, e poi negandolo. Puoi giocare molto con la mia attrazione, se ci provi verrai che ti risulterà facile. Se e quando deciderai che mi sono impegnato abbastanza, vorrei che mi dicessi esattamente cosa fare, commentassi, ordinassi.
Anche le scarpe sono attraenti, tanto più quanto le usi come strumento di deumanizzazione e distacco. Mi vedo nudo, steso faccia a terra, davanti a te in piedi e vestita, con le labbra incollate alla punta dei tuoi stivali, mentre mi controlli e soppesi. O a pulirne le suole, per dimostrarti la mia devozione. (link)

Orgasmi - tuoi: tutti quelli di cui hai voglia, ovviamente. Servirti sessualmente è una cosa fantastica, che adoro fare. Con la bocca, con le mani, con i giocattoli. Essere usato, ricevere ordini precisi mentre lo fai, o essere bloccato e non poter fare niente. Ovviamente puoi usare tutto il mio corpo, ma su alcune parti non garantisco di avere il completo controllo... :-D (video 1 - settantaaaaaa) (video2 - barefoot princess) (blog di bitchy jones)

Orgasmi - miei: tematica difficile, se mi arriva un orgasmo poi la voglia di sottomissione scende sotto i piedi (no pun intended :-D), ed infatti finora sempre il mio orgasmo ha fatto finire la scena. Se inserito nel gioco potrebbe essere il culmine del teasing and denial, ma comunque non è del tutto necessario che io abbia un orgasmo. E per averlo dentro di te - mentre facciamo sesso - non so se mi sento ancora pronto: dovresti davvero avermi sotto controllo, ad un livello che non ho mai provato. Per ora preferirei passare. (link su idee per t&d, ignora la grafica orrenda)

Punizioni - soffocamento: essere usato da sedia o cuscino, magari all'inizio, mentre "entriamo nel mood", e mentre dichiari cosa hai intenzione di fare o (se vuoi) quali sono state le mie mancanze. O giocare al gioco dell'apnea, già conosciuto e sempre in voga. (video)

Restrizioni: bondage leggero (abbiamo due comodissime polsiere e non le usiamo da un secolo), bendato, imbavagliato. Collare e guinzaglio mi farebbero impazzire.

Anal play: sì, assicurati che io sia a mio agio (pulito, svuotato) e se non lo sono mandami in bagno. E poi divertiti non badando troppo alle mie lamentele. (consigli)

Vestiti: io dovrei essere nudo, o il più nudo possibile comunque. Tu dovresti essere vestita apposta: gli abiti aiutano, sono un biglietto da visita. Se te la sentissi potresti mettere il corsetto. Guanti: mi piacciono, ti piacciono, ma non li abbiamo mai usati. Stivali o scarpe alte. Un filo di trucco. Insomma, sottolineare anche con l'aspetto, che l'uomo è una bestia visiva. (link - non ho trovato di meglio...)

Regole: sì, definitivamente, concordate e ricordate prima di iniziare. Qual è il segnale di inizio, quale di fine. Come devo rivolgermi a te (signora? padrona? mistress? per nome? big boss?). Posso o non posso farti domande in gioco? Se sì, con quale formula? Devo chiedere il permesso per la domanda? O alzare la mano? (link)

Passo la palla :-D

assenza (in)giustificata

metapost di scuse: periodo strapieno, per un mesetto sono stato lontano da questo blog. Alcune motivazioni buone ce le avevo (tra cui seri problemi col mio computer di casa, dall'ufficio non è comodissimo scrivere). Anche se uno dei motivi principali è la spirale della vergogna: mi ero imposto un certo ritmo di scrittura, ho cominciato a zoppicare, questo mi faceva sentire in colpa/vergognare con me stesso, il che mi rendeva sgradevole l'idea di fare un nuovo post perchè sarebbe stato, appunto, un post di scuse, quindi tergiversavo, quindi aumentava la vergogna. Eccetera.

Scuse, poi, verso chi? Credo verso me stesso, oltre che ai lettori - che però sono pochissimi e sparuti. Vabbè, ricominciamo

giovedì 28 maggio 2009

Puntaspilli

La consegna di martedì sera diceva:
[...] inoltre ti concedo un orgasmo, che però vorrei raggiungessi stando sul letto di chiodi
Il letto di chiodi. Oggetto d'arredamento abbastanza bizzarro, ha fatto la sua comparsa in casa mia circa un anno fa, durante un periodo in cui mi interessavo alla cosiddetta "arte di strada", ed in particolare (chissà perchè...) ero stato attratto dal fachirismo.
Del periodo mi rimangono un po' di ricordi, qualche abilità acquisita e, appunto, il letto. Più che un letto è un cuscino: una tavola 50x60 da cui spunta una bella pletora di punte, tutte rigorosamente vere e non limate, così come le ho comprate dal ferramenta.
Stare sul letto di chiodi è prima di tutto questione di forza di volontà: in secondo luogo di tecnica, ma prima di tutto di forza di volontà. Il tuo corpo tenderà a darti di gomito e a dirti ehi, bello, guarda che qui mi stanno bucherellando, spostatiiiiiiii!
E tu, niente.
Allora lui insisterà, con veemenza. E tu: niente.
Fino a che non trovi il tuo equilibrio interiore, il tuo cervello emette sufficienti endorfine, e tutti si vive contenti.
Poi ci sono alcuni trucchi per distribuire meglio il peso, ma è poca roba.

Non salivo sul letto da tempo. Mesi. Fa parte di quel bagaglio di passioni che percorro fino ad un limite, sottile ma netto, oltre il quale perdo interesse. O meglio: vengo distratto da nuove passioni.
Tiro fuori la tavola, stendo sopra un asciugamano (misericordiosa concessione della figlia del fiume) e prendo posizione, appoggiandoci la schiena.
Fa male.
Non lo ricordavo così doloroso. Fa male e attira le mie attenzioni, le mie forze.
Il piano era di salire, assestarmi e fare con calma, godendo sia gli aspetti fisici - per come erano andate le cose martedì (descritte nei precedenti due post) avevo avuto occasione di darle un orgasmo, ma io ero rimasto a secco, e mi trovavo decisamente su di giri - che quelli psicologici, legati allo stare soffrendo perchè così lei aveva voluto.
I piani, d'altra parte, sono fatti per essere cambiati.
Sono salito sulla tavola con una mezza erezione, preventiva. Dopo pochi secondi di chiodi la mia virilità ha serenamente deciso di andarsene, annegata dall'eccessiva quantità di stimoli.
Intanto il dolore sale. È normale che lo faccia, ma ciò non aiuta.
Saggiamente, faccio la cosa sbagliata.
Avrei dovuto concedermi tempo, non pensare all'orgasmo, permettere al mio corpo di abituarsi. E invece mi sono fiondato sulle zone basse, cercando di vincere la gara degli stimoli, resistendo al dolore alla schiena stringendo i denti.
Ravana ravana, qualcosa ho ottenuto. Ovvio: un paio di giorni di astinenza, il cervello ancora pieno del meraviglioso incontro con la figlia del fiume, il fatto che bene o male il mio corpo ormai lo conosco.
Ma è stato lontano dall'essere un'esperienza soddisfacente. Troppi stimoli, tutti assieme: lentamente stava montando un'erezione, cercavo di darmi il tempo, soffiare sul fuocherello per farlo crescere senza spegnersi. E sono venuto.
Sono certo che i maschietti lettori capiranno, capita a tutti qualche volta: avere un orgasmo con un'erezione parziale è lontano dall'essere quella sconvolgente e pervasiva esperienza che ti stura vene e sinapsi.
Ma tant'è: probabilmente il mio corpo ha concluso che quella fosse la via più breve per far cessare il dolore.
Risultato finale: io un po' bucherellato, umidiccio ma non soddisfatto, a rialzarmi a fatica.
Spero almeno che, se capiterà ancora, farò tesoro di questa prima esperienza.

mercoledì 27 maggio 2009

Il peso dell'amore 2/2

Dopo i vari strapazzamenti appena subiti (vedi post precedente) la figlia del fiume ha ben pensato di farmi stendere sulla pancia, ed occuparsi del lato B.
Giusto per dare un bel calcio alla mia coscienza e spingerla giù dal dirupo del "panico felice" (lo so, continuo ad aggiungere concetti senza spiegare niente, portate pazienza che arriverà il momento per tutto) proprio come nel famoso video dei Cure, la figlia del fiume decide bene di giocare con il senso di anticipazione e, prima di fare qualunque cosa, vedo un bel piedino che striscia fin davanti alla mia faccia.
Di base avrei dovuto aspettare un ordine, un invito, qualcosa. Di base, certo. Cosa che non ho fatto, iniziando subito (non dico avventandomi, che sembra volgare) a baciare, leccare, succhiare quel che capitava a tiro. Intanto lei, seduta sul letto a fianco a me, comincia con dolcezza a darmi qualche colpo.
La combinazione di posizione sottomessa, stimoli feticistici e masochistici è letale, e mi fa perdere ogni sembianza di dignità. Dirò di più: di pensiero. Appunto, panico felice.
Dopo un po', in cerca di una presa più comoda, la figlia del fiume pensa bene di sedersi sulla mia schiena, poggiandomi il suo regal culetto direttamente sulle spalle, in modo da potersi dedicare con calma e precisione all'arrossamento del mio, di regal culetto.
Fa anche la comparsa un nuovo strumento, che poi nuovissimo non è: una delle sue ciabatte da casa, completamente di gomma, di quelle da piscina.
L'impatto è piacevole e del tutto rassicurante: area larghissima, materiale gommoso, forza usata non eccessiva. Però è carino, ed apprezzo l'enorme passo in avanti che le fa allentare la presa sulla (a mio parere eccessiva) attenzione all'igiene. Perchè sai, le ciabatte sono sempre in terra, polvere, eccetera.

La battitura continua così, serena, alternando un po' le posizioni, graziando ogni tanto il mio lato podofilo, e creando una situazione del tutto godibile e non provante, che avrei continuato a subire per ore, fosse dipeso da me.
Ma lei aveva altri piani.
Per segnare il cambio di tono, o forse per premiarmi (soggiogarmi?) mi porge da baciare la suola della ciabatta. Che io bacio all'istante, senza pensare. E lei un po' stupita, un po' divertita, "e la bacia pure...!"
Ovviamente le dinamiche del feticismo e dell'umiliazione devono ancora un po' entrare nella nostra coppia :-)

Non so se fosse il suo obiettivo iniziale o l'abbia pensato strada facendo, mi chiede a questo punto se me la sento di subire anche il paddle. Trattasi del paddlelino, di cui ho già raccontato in passato, che come strumento ad impatto (thudder) a me piace molto. Ed infatti come si fa a dire di no?
Ripetendo una dinamica che avevo già subito un paio di settimane fa, ha cominciato a colpirmi da subito con un ritmo rilassato ma regolare, dando colpi solidi che restavano in posizione, trasmettendo in profondità l'impatto. Tenendo il ritmo, ha aspettato che la meccanica facesse il suo corso, e che lentamente la mia resistenza calasse.
Mano a mano che il bruciore del mio fondoschiena risaliva e si espandeva ho preso coscienza di quando fossi veramente intrappolato: la figlia del fiume è più pesante di me, ed avrei fatto fatica a scrollarla via anche se fosse semplicemente rimasta immobile, a peso morto. Che non era esattamente quello che stava succedendo: un po' mi divincolavo, un po' scalciavo, ma lei mi teneva ben fermo, in posizione.
E intanto il ritmo aumentava, assieme all'intensità dei colpi.
Il sentirmi bloccato e senza controllo mi ha spaventato. Non tanto, e non in una maniera cattiva. Ma mi sono sentito per un momento un animale in trappola. A questo punto è successa una cosa inattesa: ho sentito aprirsi una crepa.

È difficile descrivere l'esatta natura della crepa, e cosa ci avrei trovato al di là. Ma è stata una sensazione netta, non confondibile: stava succedendo qualcosa. In quel momento, con la donna di cui sono innamorato seduta su di me che mi blocca e scarica sulla mia pelle almeno la sua forza, non so se anche le sue ansie e nevrosi, ecco in quel momento ho sentito di aver varcato un certo tipo di confine. Qualcosa di nuovo, di inaspettato, come aver messo per la prima volta un piede nell'oceano dopo anni di Cesenatico.

E poi subito è finito. Io ho cominciato a dare evidenti segni di cedimento, e lei mi ha detto (senza peraltro fermarsi) che se volevo che smettesse dovevo chiederglielo. Il tutto con un tono da dominante, e la mia richiesta sarebbe stata un'ammissione di debolezza, di sottomissione. Certo. Ma così facendo mi aveva ridato il controllo.
In questo momento, a freddo, non so cosa volessi, cosa avrei preferito. Mi ricordo benissimo quanto facesse male. Ma mi ricordo anche la crepa. Non so. Temo di essere un po' confuso a riguardo.

Dopo che mi ha detto che avrei potuto interromperla, il tono è cambiato. A quel punto è diventata una sfida a cercare di resistere il più possibile (di nuovo, schiavo-macho). Di rito, come succede e come è giusto, una volta portato al limite di sopportazione, una volta che mi ha fatto chiederle di fermarsi, una, due volte, giusto per essere sicura, mi ha dato poi ancora qualche colpo, cinque se non ricordo male, forti ed in successione.

E poi ho dovuto riprendere fiato.