domenica 25 ottobre 2009

A spada tratta/2


[continua dal post precedente]

E quindi eccoci qui: io incappucciato e quindi privato dell'uso della vista, nudo nelle parti importanti, eccitato e spaventato. Lei solida, armata di tutto punto del nuovissimo strapon, e decisamente piena d'iniziativa.
La paura e' che pieno, tra un po', lo saro' anch'io...

Realizzo ora di aver dimenticato di dire una cosa nello scorso post, senza la quale non si puo' capire la continuazione di questo. Capita che una delle cose che ho "confessato" e' stata di essermi masturbato una sera, stando sveglio fino a tardi a guardare porno su internet. Con la Figlia del Fiume abbiamo gia' affrontato piu' volte l'argomento, e lei mi spinge costantemente a vivere con serenita' la mia sessualita', senza farmi troppe menate. Quindi il problema non e' l'atto in se' - di cui pare non importargliene poi molto - ma il mio senso di colpa. Mi fa quindi mettere in ginocchio, e accarezzandomi la testa, mi fa confessare tutto: su quali siti sono andato, che tipo di porno ho guardato, se mi sono toccato, se ho avuto un orgasmo. Figuriamoci: ero rosso di vergogna (ma tanto non si vedeva sotto al cappuccio). Fattasi spiegare il tutto, si accomoda sul divano, la sento pitoccare sul computer, e dopo poco parte l'audio di uno dei porno che avevo confessato di aver guardato. Questo, per la precisione. Mi sarei seppellito.
E quando mi ha di nuovo guidato la bocca verso lo strapon mi sono quasi sentito meglio, che avevo qualcosa da fare e cercavo di non pensare alla situazione.

Poi tutto finisce, e in un attimo sono a terra, con lei che mi cammina intorno: sento i passi attutiti dal tappeto, che pero' suonano strani per essere fatti da piedi avvolti in calzettoni (dai, siamo seri, davvero pensate che le mistress indossino solo calze a rete?) Pero' c'e' qualcosa che non torna, e l'improvvisa lama gelida sul mio petto mi da' conferma: sempre approfittando della mia momentanea cecita', la Figlia del Fiume ha indossato di nascosto un paio di scarpette, ballerine di raso lucido, comprate qualche tempo fa proprio con intenzioni di gioco (si', siamo un po' sessuomani). Scarpette carine, poco impegnative, dal tacchetto basso e comodo (primo passo verso dei tacchi propriamente detti, come spieghero' forse in un prossimo post), e dalla suola gelida. Non so che materiale sia, probabilmente il ghiaccio del palazzo della regina cattiva, o forse sono state forgiate con la fredda anima dei tiranni. Non saprei. Fatto sta' che caccio un urlo. E lei ride, la stronza!
E poi ricomincia a girarmi intorno. Avete presente gli squali? Ogni tanto riappoggia il dissennante piedino, ogni tanto pianta il tacco: piano, senza cattiveria. Solo che quando lo fa direttamente sul mio povero pistolino ricaccio un urletto, e non per il freddo ovviamente.

Nota di colore: la sensibilita' del pene e' una cosa strana. Del mio, almeno. Assolutamente irregolare, sembra che ci siano - almeno sull'asta - pochi recettori sensoriali, mentre quelli rispettano il tabellino di marcia e stanno al loro posto. Risultato pratico: sento poco ed in maniera approssimativa i contatti, i tocchi, le cose di fino, e quando c'e' qualcosa mi fa male tutta la fase del dolore che sale me la perdo: di colpo arriva il dolore, come se facesse un salto. Mi ha piantato il tacco (piano) ed il risultato e' stato: niente, niente, niente, niente, oddiomuoio!

Il calpestamento e' un mio feticcio. Si', lo so, ho poca fantasia ed e' una cosa estremamente comune, quasi dozzinale. E allora?
Lei lo sa ma, vivendo (erroneamente) nell'insicurezza di essere grassa, affronta la cosa con tensione, non godendosela. Vabbe', con calma aggiustiamo tutto: ho pure cominciato ad andare in palestra apposta, cosi' se mi vede un po' meno magrolino magari si tranquillizza.
Tutto questo per dire che mi palpugna un po', tastando il terreno, ma poi si allontana. Ed io, di nuovo, mi do per spacciato, sapendo cosa le penzola dal pube.
"Pensi di esserti meritato un orgasmo?"
La domanda mi coglie di sorpresa, inaspettata come una cacca di piccione. Si'? No? Cosa vuole che risponda? E se e' una trappola?
"Ehm... non so...?"
Non so quale fosse la risposta giusta, ma questa pare sbagliata: indispettita replica "Per punire la tua indecisione, facciamo decidere al caso: pari o dispari?"
E dopo il mio stentoreo "dispari" la sento che lancia qualcosa. Uno dei dadi che stanno sulla mensola li' vicino, scopriro' poi.

Perche' non ho risposto subito un chiaro "Si'"? Io, ovviamente, un orgasmo lo volevo. Ma volevo anche che continuasse, che mi trattasse male, che mi facesse implorare per averlo. Ma ovviamente lei non mi legge nella testa. E poi la devo smettere di pensare a quello che vorrei che lei facesse.

Comunque esce 9, dispari: si vede che era destino. Io sono ancora a terra, lei si avvicina e mi leva il cappuccio: la luce mi assassina, ma solo per un istante, facci giusto in tempo a vedere la rotonda, morbida, invitante sagoma del suo fondoschiena che cala sul mio viso, risprofondandomi inesorabilmente nel buio. E che buio!
La risento che paciuga al portatile (che doveva aver avvicinato senza che me ne accorgessi) e mi dice, all'incirca: "Io non ho intenzione di toccarti, fai tu. Hai due minuti e trentotto per venire, e se non ce la fai ci saranno delle pessime conseguenze."
Argh. Il mio primo pensiero e' stato, appunto, argh.
Poi mi sono toccato il pisello e ho capito che con un po' d'impegno avrei potuto fare anche in due secondi e trentotto.
Capitemi: eccitazione, stimoli sensoriali vari, la psiche in cortocircuito, la paura per l'intrusore.
L'intrusore, appunto: mi vuole prendere dopo che sono venuto? Ma e' pazza? Sara' terribile, sara' crudelta' pura!

Pondero la questione e cerco di far passare qualche secondo in piu', che se vengo subito pare brutto. Duro in totale trenta secondi: mentre il mio orgasmo esce mi aspettavo un suo commento, una risata, un qualcosa. Invece niente, sta zitta. E dire che e' stato un signor orgasmo, copioso e pervasivo.
Poi pero' non si trattiene piu': "Beh, non ti ci e' voluto molto", e mentre lo dice ride. Si solleva e si siede accanto, mi guarda e mi pare bellissima. Da mozzare il fiato, come al solito.
"La sessione e' finita."
Come, niente intruso d'amore?
"Oggi volevo spaventarti un po'. La prossima volta, magari..."

Peccato, un po' ci speravo :-P

giovedì 22 ottobre 2009

A spada tratta

"Adesso ti metti faccia al muro, all'angolo, e pensi alle tue malefatte di questa settimana."
Cosi', a ciel sereno e senza particolare motivazione. Mi prende di sorpresa, e data la mia proverbiale attitudine al contropiede, accetto senza fiatare.
La sento appena, nell'altra stanza, che traffica. Quando mi arriva alle spalle diventa tutto nero: mi mette il cappuccio ed il mio primo pensiero e' terribile: "non mi sono tagliato i baffi, si vedranno dall'apertura della bocca, devo essere bruttissimo!"
Si', perche' noi abbiamo il melodramma nel sangue.
"Allora, ci hai pensato? Su, dimmi un po'."
Pensarci, a dire il vero, ci ho anche pensato. Che poi, essendo il primo dei miei detrattori, qualcosa da appuntarmi se guardo il mio operato lo trovo sempre: una frase detta con troppa schiettezza e che potrebbe averla offesa, isole di cazzeggio conquistate con relativi sensi di colpa, circonlocuzioni cerebrali complicatissime e peripatetiche. Salvo poi che lei intendeva che non avevo lavato i piatti.
E comunque era una scusa (anche se i piatti ogni tanto li ho saltati per davvero), perche' si vedeva una cosa, di quelle che mi riempiono di gioia: si vedeva che anche lei aveva voglia di giocare, che per me e' sempre un turn on.
E poi mi si appoggia. Avete presente, no? Di solito ad andare "in appoggio" e' l'uomo, che se rispetta le normative europee in materia, qualcosa da far sentire durante l'appoggio ce l'ha. Ecco, ce l'aveva pure lei.
Trattasi del nuovo, fiammante, ed un tantinello temuto, strapon! Oggetto acquistato via internet assieme al altri giocattoli da pervertiti, e' costituito da struttura di tessuto, comoda e sicura, iper regolabile, piena di cinghie, ganci e puleggie (in effetti il risultato fa un po' imbragatura da arrampicata, con buona pace per Reinhold Messner) e, ovviamente, il fallico dong. Che chissa' perche', se e' da usare a mano si chiama dildo e se e' da indossare si chiama dong.
Siamo stati cauti nell'acquisto, ed in effetti la vista dell'intrusore non e' poi cosi' spavenetevole: azzurrino, curvo, piccolino e morbidello.
Finora l'oggetto della disquisizione era comunque rimasto a riposo nell'armadio, buono buono a svernare. Salvo che la Figlia del Fiume si e' ritrovata in vena di spaventarmi.

Sentirmi il coso appoggiato ai lombi fa un certo effetto. Sotto alcuni punti di vista e' un po' rassicurante, diciamo che da' delle certezze. Sotto altri punti di vista, invece, no. Probabilmente proprio a causa delle suddette certezze.
Devo dire che almeno, avendo il cappuccio in testa (che impedisce di vedere, ma non blocca l'accesso alla bocca) quando ha richiesto un pompino non mi sono neanche tanto imbarazzato. Stare in ginocchio davanti a lei (se vogliamo potremmo dire "dall'altra parte del pisello") e' stato... qualcosa. Mi sono sentito in balia, ma anche qualcos'altro: lo stavo facendo per lei, nonostante fosse impegnativo e non ne provassi piacere. Lo facevo perche' me lo chiedeva, ed io accettavo il mio ruolo.
(ok, probabilmente ho troppo in testa le cose che sto leggendo in questi giorni sullo scambio di potere)
Fatto sta che mi sono sentito bene. Volevo dimostrarle quanto ero bravo, quanto riuscivo a trattenere il fiato e ad accoglierlo in gola. Non che fosse poi molto, o molto difficile: e' davvero un cazzillino, morbido e flessibile. Ma comunque mi ci sono impegnato, ed ogni tanto tossivo ed avevo i conati di vomito. Si', come nei porno.

Ad un certo punto mi ha fatto mettere sul divano a pancia in giu', steso attraverso il bracciolo. E li' ho pensato ecco, ci siamo, adesso mi incula.
E invece no, mi ha solo sculacciato. "Solo" per modo di dire, dato che in questi mesi in cui non ho scritto il nostro armamentario di giocattoli si e' arricchito anche di un paddle vero, di legno scuro e decisamente pesante. E pensare che ho insistito io per prenderlo, che coglione che sono a volte.

Diversamente da altre occasioni, la Figlia del Fiume era questa volta decisamente dinamica: sul divano, appoggiato al muro, in piedi. La melodia di base e' rimasta comunque la stessa. Soprattutto il ritmo, diciamo, aveva un che di ossessivo ed incalzante. Ciak ciak.

Ad un certo punto stavo anche un po' partendo di testa: mi stava picchiando con "solo" le mani, con quei colpi profondi e che rimbombano che mi fanno rapidamente abbandonare i lidi della coscienza verso altri, piu' ignoti orizzonti. Ma non mi ci ha fatto arrivare, la stronza, che aveva altri piani.

[continua nel prossimo post]

martedì 11 agosto 2009

Sesso orale

Le istruzioni (lilla) del giorno dicevano:

puoi navigare [per siti porno] 20 minuti da quando leggi. poi, sotto la doccia: sperimenta i benifici (o venefici?) effetti del dentifricio sul pisello. Con cautela, che non vorrei ritrovarmelo corroso.


A salvarmi sono stati i venti minuti di porno. Grazie ad essi (ed al fatto che, come tutti i maschietti sanno, per navigare basta una sola mano sul mouse, mentre l'altra è all'opre intenta) sono arrivato sulla doccia in una stato di eccitazione e già parziale riempimento (esiste un termine per far capire che hai già percorso parte della strada verso l'orgasmo? no?)

Colgate mon amour, in fondo cosa sarà mai? E quindi eccomi lì sotto la doccia, che cospargo ben bene il mio povero glande di pasta dentifricia.
Il primo impatto, meccanico, non è male: non è il migliore tra i lubrificanti, ma fa il suo dovere e attutisce gli attriti.
Comincia poi a salire una sensazione di freschezza, piacevole, mentolata. Intanto faccio del mio meglio e cavalco sulla strada del piacere che, come dire, avevo una strana sensazione, come chi subodora una fregatura.
Che, puntuale, arriva. La sensazione di freschezza sale, sale, sale, e diventa dolore. Lancinante. Una roba da non crederci: la pelle in zona è sensibile ma non proprio tattile, era un dolore sfocato ma fortissimo, come una macchia di sugo tutta sbavata. La situazione si fa presto disperata: cosa faccio?
Rinuncio all'orgasmo e mi sciacquo?
Resisto, col rischio di ricevere lesioni e irritazioni?

Che domanda del cazzo, resisto - nessun uomo si sarebbe minimamente posto il problema. Tanto il mio corpo, che sa agire per il meglio, presto mette in atto lo stratagemma di cui avevo già parlato in questo post, ovvero: vengo molto rapidamente. Vengo male, senza molto piacere, e con decisamente altro in testa. Credo che questo sia davvero un ottimo metodo per le mistress che vogliono rovinare l'orgasmo ai loro sub (orgasm denial, per la gioia dei motori di ricerca).

È finita?
No, ovviamente, il peggio arriva adesso. Dopo l'orgasmo il pene diventa più sensibile, anche il semplice contatto dà fastidio (post orgasmic torture, sempre per il ranking di google). E quel cazzo di dentifricio non viene via!
Mi sciacquo, letteralmente piegato in due dal dolore, invocando gli dei tutti da Odino a Visnù, cerco di lavarmi, cerco di fa il più piano ma il più in fretta possibile. Mi lavo fino a non avere più tracce di dentifricio, anche tra le pieghette, anche in zone che non è giusto che siano esposte. E il dolore non passa!
Credo mi sia entrato nella pelle. Sotto pelle. Non so. Devo essere poroso.

Mi ci è voluto un quarto d'ora buono, mentre il dolore scemava lentissimamente, a riprendere il controllo. E comunque non è andato via, diciamo che si è assestato a livelli sopportabili. La beffa è stata la cena con mia madre, in programma neanche mezz'ora dopo.

Il premio di consolazione è stata invece la botta di endorfine, guidavo verso la materna dimora dolorante ma col sorriso :-)

mercoledì 22 luglio 2009

Eppur si muove

Io e la figlia del fiume abbiamo passato un periodo un po' turbolento, in cui ci sono state tensioni, inversione di ruoli, momenti ludici e goduriosi. Nulla di questo, comunque, trova posto in questo blog: lascio le menate ad altri frangenti, qui parliamo di sesso :-)

Alla domanda "come ti andrebbe di giocare?" ho risposto nell'unico modo che mi è concesso: avevo voglia di sensazioni forti, di essere portato ai miei limiti e soprattutto di staccare il cervello. La sottomissione per me è principalmente questo: lasciar entrare qualcun altro nella stanza dei bottoni, dimenticandomi del bene e del male.

Di solito a questo punto si trovano frasi di circostanza, del tipo "stai attento a quello che desideri, potresti averlo", o cose simili. Il fatto è che, non solo ho avuto quello che desideravo, ma ne voglio ancora! Ma andiamo con ordine.

La sessione comincia di mattina (non proprio presto, che non è il nostro forte alzarci all'alba). La figlia del fiume mi fa spogliare e mi ammanetta i polsi. L'atmosfera è rilassata, scherziamo entrambi, ma ho davvero voglia che lei prenda il controllo e lei, ci sta provando, si sente. La cosa mi rassicura e mi abbandono agli eventi.
Come prima cosa sono steso sul letto, a pancia sotto, e lei mi pastrugna con le mani: mi graffia, mi picchia, tutto molto piacevole, molto eccitante. Ma serve come riscaldamento.
La mia pelle lentamente si arrossa, e quando evidentemente si ritiene soddisfatta decide di inserire un interludio prima di passare a maniere più forti: in un attimo sono in piedi, tenuto ad un guinzaglio (bruttino e scomodo, peraltro. Dobbiamo proprio fare acquisti): in giro per la stanza, trascinato (qui si capiva che sarebbe servito uno spazio più ampio miei pochi angusti metri quadri) e poi in ginocchio, ai suoi piedi, a dimostrarle la mia devozione. Confesserà poi di aver trovato eccitante la mia vista: il vedermi trasportato, completamente assorbito dall'adorarla (yum).
Dopo poco torno sul letto, e comincia una lunga scalata verso il dolore: mani, frustino, paddle di varia natura. Soprattutto, mi fa cambiare posizione spesso, cosa inusuale e che mi piace molto. Più di tutto, mi piace proprio l'atto di eseguire l'ordine, fare quello che mi viene detto. Stiamo prendendo confidenza con questa cosa: la figlia del fiume è pigra di natura, non le viene naturale nemmeno concepire che si possa voler prendere ordini, assumere una posizione scomoda, fare fatica :-D E comunque si sta impegnando molto per venirmi incontro, oltre al fatto che comincia a prenderci gusto...

Le serie si intervallano, e l'intensità sale in maniera costante - forse questo un po' mi ha disturbato, non so se sono riuscito a prendere il passo, ad adattarmi. Ma non so, è difficile fare chiarezza tra i pensieri.
Finita una serie particolarmente intensa la vedo stendersi sul letto, mostrandomi il suo sesso e ordinandomi di andare a fare "il mio dovere". Cosa che ho fatto ben volentieri: passerei le giornate con la faccia tra le sue coscie, è una delle cose che mi piacciono maggiormente. E mi piace ancora di più quando, come in questo caso, è lei a dirigere: dando istruzioni, dicendomi cosa fare, moderando l'intensità, la velocità, il tempo. Credo che, alla fine, fosse ben soddisfatta del risultato: ci siamo ritrovati spossati, lei dall'orgasmo, io dalla felicità per averglielo dato. È stato un momento di tenerezza splendido: sono rimasto lì, abbracciato dalle sue coscie, infradicito dai suoi umori, a baciarla lentamente. Sarei rimasto lì per ore, in completa atarassia, senza desideri.

Invece, dopo un po', mi fa alzare. Ancora botte, questa volta tante, e forti, finchè non cedo, finchè non le chiedo di smettere. Non so se a causa dell'interludio sensuale, ma non riuscivo più a sintonizzarmi col dolore, ne avrei volute prendere ancora, e molte, ma mi sono ritrovato a piagnucolare e implorare. Forse ho bisogno di nuovi strumenti :-) O forse solo di capirmi un po' meglio (e riuscire a spiegarmi).

Essendo poi lei la donna più buona del mondo, capisco che c'è un orgasmo anche per me, in serbo. Dopo un attimo siamo infatti stesi sul letto: io a pancia in su (come si traduce spread eagle?) lei accoccolata intorno al mio pisellino, armata di vibratore, e per buona misura con un piede appoggiato sulla mia bocca. Strano, quasi incredibile a dirsi, sono venuto dopo pochi secondi, un minuto scarso (credo).
È stato peraltro un orgasmo strano, che poi lei ha definito clitorideo - se può valere questa parola per gli uomini. Il vibratore piazzato sul punto sensibile appena sotto il glande, non mi toccava altro, non c'erano altri stimoli. È stata un piacere superficiale e costante, non spiacevole, ma che complessivamente mi ha lasciato un po' insoddisfatto. Avrei subito rifatto l'amore. Avrei continuato a giocare. Avrei fatto questo e quello, come mio cuggino. In realtà la cosa che ho fatto è stata una doccia - che ne avevo bisogno - e siamo andati a mangiare, rituffati nell'incredibilia di questi giorni.

domenica 5 luglio 2009

Sessione pianificata

Dopo averne a lungo discusso, abbiamo finalmente avuto la nostra prima sessione pianificata a tavolino: la figlia del fiume ha voluto, chiaro e squadrato, un elenco delle attività alla nostra portata, ciascuna etichettata come "premio", "punizione", "sottomissione", "eccitazione" e simili - evidentemente il post sugli elementi della sessione che vorrei era troppo enciclopedico).
Abbiamo quindi concordato assieme quasi tutto quello che intendevamo metterci dentro: una prima parte di punizioni, prendendo come scusa alcune mie mancanze, una "prova" a cui sottopormi e che, in base al risultato, avrebbe sbloccato o meno un premio, e deciso la natura del premio.
Poi, va da sè, abbiamo giocato.

È stato un primo tentativo, e si è portato dietro tutti i pregi e difetti delle prove: abbiamo giocato in maniera leggera, ridanciana e non "serissima". Ma non ci sono stati momenti di dubbio, di insicurezza, e gli eventi si sono susseguiti lisci come l'olio - e questo era il principale obiettivo in realtà: evitare i momenti di "e adesso, che facciamo?" che ogni tanto si presentavano.

Uno dei risultati collaterali è che, venendo da un periodo abbastanza lungo di rarefazione bdsm, una sessione leggera e ridanciana non fa altro che stimolarmi ancora di più, ed ora mi trovo con il cervello (e altri organi) soffocati dai desideri.

lunedì 29 giugno 2009

Sull'uso della safeword

L'ultima volta che abbiamo giocato, una decina di giorni fa, le cose sono iniziate bene per poi precipitare.
Abbiamo iniziato la scena in maniera giocosa, lei mi stava a cavalcioni e leggeva le definizioni di un cruciverba compilato mesi prima: se sbagliavo le prendevo, se indovinavo si passava alla definizione successiva...
Molto leggero, molto divertente, è stato un bel riscaldamento. Poi entrambi avevamo voglia di alzare un po' i toni, cosa che è avvenuta prontamente: mi sono ritrovato sotto una salva crescente per intensità e frequenza. L'obiettivo della figlia del fiume era chiaro, ed infatti dopo poco l'ha esplicitato: voleva che arrivassi al limite, che non sopportassi più, che cedessi ed usassi la parola di sicurezza (che per l'occasione era stata cambiata con una definizione che avevo particolarmente faticato ad indovinare). "Dilla, dilla!" mi diceva.

Dal suo punto di vista era una cosa un po' scherzosa, avevamo cominciato giocando ed il tono della sessione era ancora "giocoso".
Dal mio le cose erano tremendamente serie. Intanto i colpi erano forti, e non riesco davvero a ridere prendendole seriamente. L'intensità è salita rapidamente, al pari della frequenza, e senza soluzione di continuità, quindi non avevo fatto in tempo ad abituarmi, non me la stavo godendo, e resistevo solo per forza di volontà.
La parola di sicurezza è un po' un tabù per me. Il significato che le ho sempre dato è: non mi sta più piacendo il gioco, basta. Se cominciamo ad includerla, se dopo averla detta poi ne prendo ancora un po' (come è capitato qualche volta), cosa posso usare per dire che davvero non mi piace più e voglio smettere subito?
C'è poi il discorso del controllo. Forzarmi alla parola di sicurezza ha due effetti. Primo mi sbatte in faccia che, da ultimo, sono io a decidere. E, per uno che cerca di dare via il controllo, non è il massimo.
In secondo luogo mi mette in una situazione combattuta, perchè quando la dico di solito termina la sessione. Ma in questo periodo, dove giochiamo poco, e dove anche se cerco di non farlo pesare ho davvero tantissima voglia, vorrei che quando giochiamo non finissimo mai, e che durasse il più a lungo possibile.
Mi sono ritrovato quindi in una situazione brutta, tirato da desideri diversi, e sono finito in lacrime. Di irritazione, purtroppo.

giovedì 25 giugno 2009

La sessione che vorrei (lettera aperta alla figlia del fiume)

L'idea di pianificare una sessione femdom ronza da parecchio: su spinta della figlia del fiume scrivo senza vergogna quello che mi piacerebbe provare. Seguiranno le contrattazioni di rito: alcune cose, so per certo, non ti piacciono, o comunque non ti fanno impazzire, ma mi hai chiesto sincerità ed eccoti servita.

NOTA: ho messo qualche link a testi e video. Occhio ad aprirli se c'è gente intorno.

Atteggiamento: importante, credo che sia il primo punto. Mi piacerebbe che la figlia del fiume assumesse un atteggiamento dominante. Nel tono della voce, negli ordini impartiti. Vorrei sentire la sua sicurezza, percepirla a pelle. Se lei è sicura io mi fido e non penso. (link)

Punizioni - dolore: ovvio. Impact play crescente, ma non straziante. Magari spezzettato, per farmi riprendere fiato, alternato ad altri giochi. Recentemente abbiamo avuto qualche problema con la safeword, che preferirei stesse fuori e servisse solo da uscita d'emergenza. Ma sarebbe bellissimo implorarti, chiedere di fermarti e non venire ascoltato.
Cera, graffi, schiaffi, anche calci se vuoi. Perchè no? (link)

Umiliazioni: lista infinita. Dover stare in posizioni imbarazzanti o scomode, essere insultato, eseguire compiti ingiustificati. In questa non posso darti veri suggerimenti, perchè devi sentirti molto a tuo agio. (link)

Premi - fetish: prendermi cura dei tuoi piedi, adorarli e baciarli è un "major turn on" per me, lo sai. Vorrei che tu ne parlassi, me lo ricordassi stuzzicandomi, mettendomi davanti all'oggetto del desiderio, e poi negandolo. Puoi giocare molto con la mia attrazione, se ci provi verrai che ti risulterà facile. Se e quando deciderai che mi sono impegnato abbastanza, vorrei che mi dicessi esattamente cosa fare, commentassi, ordinassi.
Anche le scarpe sono attraenti, tanto più quanto le usi come strumento di deumanizzazione e distacco. Mi vedo nudo, steso faccia a terra, davanti a te in piedi e vestita, con le labbra incollate alla punta dei tuoi stivali, mentre mi controlli e soppesi. O a pulirne le suole, per dimostrarti la mia devozione. (link)

Orgasmi - tuoi: tutti quelli di cui hai voglia, ovviamente. Servirti sessualmente è una cosa fantastica, che adoro fare. Con la bocca, con le mani, con i giocattoli. Essere usato, ricevere ordini precisi mentre lo fai, o essere bloccato e non poter fare niente. Ovviamente puoi usare tutto il mio corpo, ma su alcune parti non garantisco di avere il completo controllo... :-D (video 1 - settantaaaaaa) (video2 - barefoot princess) (blog di bitchy jones)

Orgasmi - miei: tematica difficile, se mi arriva un orgasmo poi la voglia di sottomissione scende sotto i piedi (no pun intended :-D), ed infatti finora sempre il mio orgasmo ha fatto finire la scena. Se inserito nel gioco potrebbe essere il culmine del teasing and denial, ma comunque non è del tutto necessario che io abbia un orgasmo. E per averlo dentro di te - mentre facciamo sesso - non so se mi sento ancora pronto: dovresti davvero avermi sotto controllo, ad un livello che non ho mai provato. Per ora preferirei passare. (link su idee per t&d, ignora la grafica orrenda)

Punizioni - soffocamento: essere usato da sedia o cuscino, magari all'inizio, mentre "entriamo nel mood", e mentre dichiari cosa hai intenzione di fare o (se vuoi) quali sono state le mie mancanze. O giocare al gioco dell'apnea, già conosciuto e sempre in voga. (video)

Restrizioni: bondage leggero (abbiamo due comodissime polsiere e non le usiamo da un secolo), bendato, imbavagliato. Collare e guinzaglio mi farebbero impazzire.

Anal play: sì, assicurati che io sia a mio agio (pulito, svuotato) e se non lo sono mandami in bagno. E poi divertiti non badando troppo alle mie lamentele. (consigli)

Vestiti: io dovrei essere nudo, o il più nudo possibile comunque. Tu dovresti essere vestita apposta: gli abiti aiutano, sono un biglietto da visita. Se te la sentissi potresti mettere il corsetto. Guanti: mi piacciono, ti piacciono, ma non li abbiamo mai usati. Stivali o scarpe alte. Un filo di trucco. Insomma, sottolineare anche con l'aspetto, che l'uomo è una bestia visiva. (link - non ho trovato di meglio...)

Regole: sì, definitivamente, concordate e ricordate prima di iniziare. Qual è il segnale di inizio, quale di fine. Come devo rivolgermi a te (signora? padrona? mistress? per nome? big boss?). Posso o non posso farti domande in gioco? Se sì, con quale formula? Devo chiedere il permesso per la domanda? O alzare la mano? (link)

Passo la palla :-D