venerdì 25 marzo 2011

Doggy doggy/2

[continua dal post precedente]

E comunque non e' durato tanto. Diciamo che e' stata piu' una leccata di stivali formale, giusto per esplorare un terreno che finora e' stato un po' tabu'. Infatti dopo poco la Figlia del Fiume me li porta via da davanti agli occhi e mi fa mettere in ginocchio.

"Fuori la lingua!" Prontamente eseguo, e lei si mette ad esaminare minuziosamente la superficie del mio muscolo gustante. Fa di piu', la annusa. Un po' imbarazzante, come pratica.
Quando l'esame e' finito, lei non pare soddisfatta. "No, non va bene, e' sporca." Si volta, indossa un guanto di lattice, e prende qualcosa che giaceva li', alle sue spalle, ma che nell'eccitazione del momento non avevo notato: un piccolo dispenser per il sapone liquido.

E quindi, mouthsoaping. Lo so che bisognerebbe farlo solo con prodotti naturali, e anche lei non era interessata ad una completa ed approfondita pulitura della mia cavita' orale. Diciamo che si e' limitata a spruzzarne un po' sulla mia lingua e a ravanarmi in bocca per un po'. Fin qui, sopportabile. In realta' la sensazione del guanto di lattice in bocca e' anche piacevole: un po' umiliante, un po' eccitante.
Il sapone ha un saporaccio, ma posso sopportare.

Quando ha finito di divertirsi (avreste dovuto sentire come rideva) mi da' il permesso di sciacquarmi la bocca. E qui ho avuto conferma di quanto temevo, come riportato da tutti i racconti/report di scene di mouthsoaping: quando entra in gioco l'acqua le cose diventano molto, molto peggiori. Il sapone va dappertutto, raggiungendo le piu' intime, delicate, nascoste papille gustative, e non c'e' modo di fermare il processo. Credo che lei fosse veramente intenzionata ad aiutarmi, a far finire la cosa, mentre ogni boccata sembrava aggravare ulteriormente il problema. Va detto che l'acqua che stavo usando era piazzata nella ciotola per cani, che rapidamente si e' riempita di schiuma, e quindi il potere risciacquante del liquido diventava sempre piu' scarso.

Comunque, in qualche modo, arrivo ad avere di nuovo una bocca decente. E adesso?
Adesso mi viene proposto un patto. Mi viene concesso un orgasmo (per mano sua) e se sono in grado di centrare la ciotola dell'acqua possiamo addirittura fare il bis.
Centrare una ciotola non e' facilissimo, soprattutto se non sono le mie mani a "direzionare il flusso". Esprimo, timidamente, qualche perplessita' sulle possibilita', diciamo, logistiche. Detto fatto, rieccomi a quattro zampe, lei dietro di me che ravana, io faccia a terra.
Avrei dovuto essere imbarazzato. In fondo ero abbastanza esposto. Cioe', ero completamente esposto. Invece niente, eccitato come un armadillo (noto amatore instancabile), mentre la Figlia del Fiume gioca a suo piacere con la mia erezione.

Aggiungi che aveva messo del lubrificante sui guanti di lattice.
Aggiungi che mi aveva rischiaffato in faccia gli stivali, mandandomi di nuovo in un attimo nello spazio felice dell'animalita'.
Aggiungi che ha messo in atto alcuni trucchetti inaspettati, che si vede che senza avvertirmi ha studiato manipolazione genitale 101.
Aggiungi che mi parlava, mi faceva notare quanto si stesse godendo la vista e divertendo.
Aggiungi che non avevo un orgasmo da un paio di giorni.
Ecco, aggiungi aggiungi, il totale e' che devo essere durato circa un minuto. Un minuto e mezzo, via, per essere abbondanti.

E la ciotola?
La ciotola e' stata centrata, circa, al novanta percento. Che non e' una brutta percentuale, ma comunque non e' la totalita'. Mi sono dovuto far bastare l'orgasmo ricevuto. Eh, che fatica.

mercoledì 23 marzo 2011

Doggy doggy/1

Pillola SM carichissima: ieri ero un po' eccitato (come al solito), ma per non farmi troppe aspettative ho chiesto esplicitamente alla Figlia del Fiume se ci sarebbe stata la possibilita' di giocare. Lei di base non ne aveva tanta voglia, si capiva, poi pero' un lampo di genio le ha attraversato il volto: non so come, mi sono trovato seminudo e bendato ad ascoltare trafelati rumori di preparativi.

Quando finalmente mi e' stato restituito il dono della vista ho scoperto che il salotto era stato imbandito per le grandi occasioni: lenzuolo steso in terra con chiari scopi contenitivi, ciotola per cani piena d'acqua, guanti di lattice, lubrificante. Ed un paio di suoi stivali, infangati dagli ultimi due giorni di scampagnate.

Lei mi si avvicina sogghignante.
"Cosa dicevamo ieri dei miei stivali?"
"Ehm..."
"Come non ti ricordi?"
"Ehm..." qui credo di essere arrossito. "Tu avevi detto che magari avresti usato una certa linguetta per pulirli."
"E...?"
"Io ti ho chiesto se era una sfida, e tu hai detto che era una battuta, e che sapevo che non mi avresti mai fatto fare una cosa del genere."
"Ho cambiato idea!" E me lo dice raggiante, per giunta.

I miei piccoli lettori si meritano qui una micro digressione. Di norma il mio livello di tolleranza allo schifo e allo sporco e' molto maggiore di quello della Figlia del Fiume, e su questa cosa scherziamo spesso. Attivita' ludiche come, che so, leccare un paio di stivali infangati, sono sempre stati li', al limite del praticabile, ma in realta' sempre fuori portata, perche' anche se io nello stato emotivo giusto le farei, lei non se l'e' mai sentita. Fino a ieri a quanto pare.

"A quattro zampe e faccia a terra." Io eseguo, che ormai ho capito l'antifona.
"Accarezzali, strusciaci la faccia, annusa l'odore del cuoio, da bravo." Qui lentamente il mio io-uomo si e' fatto da parte, ed il mio io-animale ha preso il sopravvento. Mi risultava fastidioso parlare, ed ho cominciato ad esprimermi a mugolii e guaiti. Ero li', culo nudo all'aria, completamente esposto, mentre strusciavo la faccia su un paio di stivali infangati gettati a terra, la Figlia del Fiume mi accarezzava e giocava con me, e davvero sentivo di stare buttando nel fosso milioni di anni di faticosa evoluzione e ritrovarmi in un momento col cervello di un rettile.

"E adesso puoi leccare."
Leccare. Dunque. Bellissimo da vedere, la quasi totalita' del porno che c'e' sul mio pc contiene gente che lecca. Divertente da fare su un corpo, o su un accessorio indossato. Ma leccare cosi', un oggetto inanimato, staccato da lei. Oggetto peraltro anche non marcatamente sessuale, dato che non sono stivali col tacco o esplicitamente femminili. Che effetto mi fa? Ce la faro'?

Ovviamente ce la faccio.
E poi non ero solo. Lei era li', che mi aiutava, mi coccolava. Su uno dei due stivali c'era una macchia di fango bella grossa. Lentamente, una lappata alla volta, l'ho fatta sparire. Il sapore della terra si e' mischiato a quello del cuoio, non era orribile ma decisamente... forte.

[continua nel prossimo post]

mercoledì 16 marzo 2011

darsi fuoco il sabato sera (o sabato sera di fuoco, come preferite) - seconda parte

Sabato sera nello specifico.
Lo scenario e' quello del nostro soggiorno, il necessario disposto all'incirca nel modo collaudato la settimana precedente, col tavolo al centro della stanza, coperto da un asciugamano di cotone (le fibre naturali non prendono fuoco facilmente - quelle sintetiche a quanto pare si' - ) e le sedie intorno a reggere l'attrezzatura: torcette, barattolo di alcol, catino con acqua e asciugamano per spegnere eventuali principi di incendio, ecc.

Io mi spoglio e mi stendo sul tavolo a pancia in giu'. Fa un freddo del diavolo, nonostante la stufetta accesa in un angolo. Ora, la prima fase del fireplay in genere consiste nel preparare il corpo di chi lo subira' al cambiamento di temperatura, quindi ci si passa la fiamma sul palmo della mano e poi si appoggiano le mani sulla pelle nuda, scaldandola. Ecco, la mia pelle aveva veramente bisogno di calore, quindi ho decisamente apprezzato questa prima fase. Il passo successivo prevede l'avvicinamento della fiamma libera al corpo. Tom la muove nell'aria poco sopra la mia pelle, a volte soffiando sulla torcia perche' la fiamma arrivi a lambirla, ma senza mai soffermarsi in un punto. Attivita' gradevolissima, specialmente se si ha freddo: la sensazione e' simile a quella che si prova mettendo le mani qualche centimetro sopra il termosifone, pero' diffusa lungo tutto il corpo. L'unico inconveniente e' che, se come me avete paura del fuoco, il vostro istinto di autoconservazione a questo punto iniziera' a ribellarsi. Il mio e' stato tenuto debitamente a bada, tramutandosi in semplice nervosismo che mi porta a tenere d'occhio attraverso ogni possibile riflesso le mosse di Tom sulla mia schiena. Col passare dei minuti comunque la tensione cala, e inizio a godermi il tutto con un po' di calma in piu'. Una volta superata questa fase di riscaldamento [sic], si passa al contatto vero e proprio. Che non mi fa paura, ancorche' avvenga lontano dalla mia testa. Tom passa dunque a tamburellare e strisciare la torcia accesa sulla schiena, sulle gambe, sulla pianta dei piedi. Adoro la sensazione del fuoco che mi passa addosso, seguita dalla mano di Tom che diffonde il calore e rassicura, mentre non amo il singolo colpo, il cui impatto rimane troppo concentrato in un unico punto (e con la temperatura corporea glaciale che mi ritrovo in genere, lo sbalzo termico e' notevole). Unica eccezione, i piedi: i colpetti di torcia sotto la pianta sono forse quanto di piu' sensuale mi abbia offerto il fireplay sinora. Dopo essersi concentrato sul retro, Tom mi fa girare e pancia in su e tutto ricomincia: stesa sulla schiena posso controllare molto piu' agevolmente quello che fa, e questo e' bene; d'altra parte pero' vedo il fuoco avvicinarsi pericolosamente alla mia faccia, e questo e' male, molto male. Diciamo che fino a che rimane nella meta' inferiore della cassa toracica rimango tranquilla, oltre iniziano ad arricciarmisi le dita dei piedi. Il che spiega il mio sussulto nel vedere una scia di fuoco estendersi tra i miei capezzoli.

Insomma, il resoconto degli eventi e' piu' o meno questo: dopo il fireplay mi rivesto (avendo io il coraggio di essere ancora infreddolita) e finiamo sul letto a riposarci un po'. Giocare col fuoco da' sensazioni veramente piacevoli, ma non e' un'attivita' rilassante per il bottom che teme gli incendi tipo me, ne' per il top in generale, che deve rimanere assolutamente concentrato per tutto il tempo; anche Tom aveva bisogno di riprendersi un momento. Altra caratteristica del fireplay, per quanto mi riguarda, e' che, nonostante la nudita', nonostante le sollecitazioni tattili, nonostante possa essere un'attivita' estramente sensuale non mi suscita eccitazione sessuale in senso stretto. Ma la scrivente trova eccitante farsi riempire di botte o usare il proprio moroso come step, per dire, quindi suppongo sia tutto relativo e che qualcuno possa trovare il fireplay la piu' sexy delle pratiche.

Come che sia, un'ultima nota per eventuali lettori: non sognatevi di prendere questo post come una guida, per amor del cielo. Il fireplay e' pericoloso, non si improvvisa, non si impara leggendo i blog. Andate da qualcuno che sa quello che fa, guardate, provate, prendete tutte le misure di sicurezza possibili, tenete sempre conto di quello che puo' essere lo scenario peggiore e cautelatevi di conseguenza. - Fine parentesi Mamma del Fiume.

E fine post.

martedì 15 marzo 2011

One step at a time

La Figlia del Fiume si stava preparando per fare ginnastica in casa, e intanto chiacchieravamo.
IO: C'e' questa cosa di cui un po' mi vergogno
LEI: Dimmi!
IO: Sai che l'ambiente ginnico un po' mi attira: attita' fisica...
LEI: Corpi sudati...
IO: Ormoni, eccetera.
LEI: Beh?
IO: Una fantasia da due soldi, che avevo spesso nell'adolescenza, era di essere usato come step.
LEI: Che scemo!
IO: Grazie, ben gentile.

Poi lei va a prepararsi, e io continuo a lavorare al computer. E davvero la consideravo morta li': una piccola chiacchiera come ne facciamo spesso. Ma la Figlia del Fiume aveva altro in testa.

Dopo circa mezz'ora in cui la sentivo sgambettare nell'altra stanza mi chiama.
LEI: Distenditi un po' li'.
IO: ...
LEI: Su'. E togliti la maglia.
Lei era in tuta e scarpe da ginnastica, un po' sudata, rossa per l'esercizio fisico e con gli auricolari attaccati alla musica. In particolare, ascoltava questa canzone:

Pare che gli Abba stimolino il trampling. Muovendosi al ritmo della musica si muoveva avanti e indietro e, prima piede destro, poi piede sinistro, mi zompettava sul petto.

Io ridevo, ovviamente, e anche lei. Finita la canzone mi e' crollata addosso, col fiatone, felice e sudaticcia.

darsi fuoco il sabato sera (o sabato sera di fuoco, come preferite) - prima parte

Sabato sera ci siamo dati, per la seconda settimana consecutiva, al fireplay.
Esperienze pregresse: alcune.
La prima al Crucible, in gennaio, quando una specie di guru aveva dato fuoco alla schiena di Tom. Il mio commento in quell'occasione era stato "mai nella vita". Tom in compenso era felicissimo.
La seconda volta, poco tempo dopo, sempre al Crucible, nell'ambito di un seminario sul fireplay. Uno dei relatori era estremamente rassicurante, e in quell'occasione anche io avevo acconsentito a provare. A questo giro sia io che Tom avevamo provato entrambi i ruoli di top e bottom. Mia opinione precedente rivista nel giro di due settimane: si', lo so, dopo esplico.
Lo step successivo era crearsi un proprio kit. Magari prossimamente scriveremo un post tipo 'how to', che farsi l'equipaggiamento in casa da sempre grosse soddisfazioni.
Terza volta, a Winterfire: io e Tom top, un nostro amico particolarmente tenero come bottom (peraltro mi sovviene ora come tenero sia un aggettivo appropriato, quando si parla di arrostire la gente).
Quarta volta, appunto, una settimana fa a casa nostra, con una coppia di amici - oh, sara' la sesta volta che riscrivo sto periodo, e ogni volta mi suona ammiccante come se stessi scrivendo di un club per scambisti. No, non ci abbiamo fatto altro, solo dato fuoco a lei -.
E infine due giorni fa, a casa. Tom top, io bottom (e' per questo che mi tocca fare il report, non e' che sia improvvisamente diventata loquace, sia chiaro).

Premessa
Mio atteggiamento verso le fiamme libere: estremamente cauto. Mio atteggiamento verso le cose che scottano: intollerante. Mia reazione istintiva alla vista del fuoco: fuga.
Insomma, sono la Figlia del Fiume, non del Vulcano, mi pare normale reagire cosi'.
Comunque, ho fatto una certa fatica a superare la diffidenza iniziale. Lo scoglio principale, per me, era costituito dal prendere coscienza che il passaggio del fuoco sulla pelle non implica necessariamente bruciature o sensazioni sgradevoli. Il primo passo e' stato accettare questo fatto come top, per poter letteralmente maneggiare le fiamme. Ci sono voluti diversi minuti prima che trovassi il coraggio di passarmi la fiamma sul palmo della mano. In quanto bottom, invece, si tratta piu' banalmente di una questione di fiducia: non sei tu a controllare il fuoco, tocca mettersi nelle mani di un'altra persona - mani che tengono in mano una torcia accesa, eh, non e' una menata metafisica questa, e' istinto di sopravvivenza.

- continua -

sabato 12 marzo 2011

3... 2... 1... Fight!

IO: "Ho voglia di fare la lotta."
LEI: "Ci sono OTTIME possibilita' a riguardo..."
Un paio d'ore dopo sono a casa, ancora cinque minuti e siamo sul letto. Fare la lotta, eh? Ne avevamo parlato alcune volte ma nessuno era sceso nei dettagli. Lotta come? Pugni, schiaffi, colpi segreti?

Ci accapigliamo un po', e abbiamo subito un caldo clamoroso. Non sappiamo bene cosa fare: io non sono il re delle arti marziali, ma tutto sommato riesco ad avere la meglio facilmente. Troppo facilmente: non c'e' scontro. Fiatone e finiamo abbracciati, a darci una coccola. Io, ammetto, un po' deluso: per tutto il giorno al lavoro ho guardato di nascosto video di mixed fighting, dove tipicamente un'amazzone atletica e super aggressiva smontava il povero omino di turno. Il senso di anticipazione raramente fa i conti con la realta', dovrei ormai saperlo.

Ma poi la Figlia del Fiume ha un colpo da maestra: cosi', per rompere la piccola tensione, mi chiede di raccontarle i video che avevo visto, di descriverglieli. Viene fuori che in uno di essi la protagonista era si' un'agguerrita orientale atletica e preparata nella lotta, ma che l'uomo, per essere in ulteriore svantaggio, aveva mani e piedi legati. Detto fatto, in un momento mi trovo mezzo nudo e insalamato, e siamo pronti per il secondo match.

Le cose ora sono molto piu' bilanciate: lei gestisce il vantaggio ma io non sono per nulla disposto a cedere, mi dibatto, cerco di afferrarla in qualche modo. Lei si difende, oltre che salendomi addosso, con schiaffi, sculacciate e solletico a tradimento. La lotta e' avvincente, non emerge un chiaro vincitore.

Presi dall'impeto, finiamo in terra. In particolare sono io, da vermone, a riuscire a sbilanciarla e buttarla giu' da letto. E poi mi butto su di lei, che' e' una lotta senza quartiere. Ma quella che sembrava essere una mossa vincente mi si ritorce contro, perche' su letto anche i suoi movimenti erano limitati, mentre ora puo' stare in piedi e girarmi attorno, mentre io avendo le caviglie unite sono costretto a stare a terra. Appunto, vermone.

E' una debacle: calci da tutte le parti, mi si siede addosso a suo piacere, mi sposta e mi ribalta. Ho sulla coscienza migliaia di anni di evoluzione, il faticosissimo cammino darwiniano che ha portato all'homo erectus viene spazzato via in un lampo, e io mio contorco sul pavimento sotto i colpi inarrestabili della Figlia del Fiume.

Quando secondo lei ne ho prese a sufficienza, si passa alla fase due: ufficializzare la vittoria. Ed ecco quindi un bel piedino che mi si appoggia sulla faccia con la delicatezza di un cucciolo di elefante indiano. Intravedo tra le dita il bel viso sorridente della Figlia del Fiume che raggiante dice: "Lecca."

Ora, so gia' cosa penseranno tutti i colleghi feticisti. Non e' il genere di cosa che ci si fa ripetere due volte, in genere. Ma la situazione era divertente. Ne avevo prese un po', ma forse non a sufficienza, e poi lei aveva negli occhi una luce divertita e aggressiva che incontro di rado, e che volevo godermi fino in fondo. E quindi non ho leccato, ho girato la faccia dall'altra parte. Altri calci, alternati al piedino sfregato questa volta con forza sulla mia faccia. "Non ne hai ancora abbastanza?" E io resisto. "Ancora? Ne vuoi ancora?"

E cosi' via, avete capito l'antifona. E' stato molto eccitante anche perche' questa cosa del feticismo mi fa ancora un po' vergognare, e negarlo gia' sapendo che prima o poi avrei ceduto alimentava la carica emotiva.
E infatti dopo un po' ho ceduto. Inutile dire che il piede e' stato leccato secondo disposizioni della proprietaria, pianta, dita ed interstizi, e che l'altro ha seguito subito dopo. A quel punto ero ridotto gia' ad uno stadio di semi budino a causa di fatica, sottomissione e attivita' orale. Mancava quindi il colpo di grazia, e la Figlia del Fiume e' stata ben felice di provvedere in tal senso.

Lei: "E adesso?"
Io: "E adesso?"
Si toglie i pantaloni, si toglie le mutande. "Apri." E le mutande mi finiscono in bocca. Le sputo via. Lei ride, io rido. Riprende le mutante e me le struscia in malo modo sulla faccia. Lei ride, io un po' meno. "Apri bene, tira fuori la lingua." Vabbe', non sono in condizione di trattare. Ed ecco che del saporitissimo tessuto, scelto con cura tra le parti piu' fresche e gustose, viene strusciato sulla mia lingua. Avanti e indietro, un po' di volte.


Lei: "E adesso?"
Io: "E adessmmmmmfffmf!"
Che mi si era seduta sulla faccia.
Il sesso orale e' una di quelle robe per cui bisognerebbe diventare tutti religiosi e ringraziare il creatore (con grande scorno dei Cattolici che aborriscono la fisicita'), ed in una situazione del genere ho cercato di dare il meglio di me. A contribuire alla mia eccitazione c'era l'approccio, lo spirito con cui la sentivo muoversi sopra di me. Era allegra. Contenta di quello che stavamo facendo. Si stava godendo la situazione, senza pensieri, senza sensi di colpa. In fondo se l'era guadagnata.
Capisco che sia in umore godereccio dai dettagli. Mi chiede, ad esempio, di prestare attenzione all'altro buco, quello posteriore, che di solito viene sfiorato di passaggio ma non e' quasi mai al centro delle attenzioni. Questa volta invece me lo schiaffa sulla bocca, e si premura di dettagliare come devo leccare, quanto in profondita' andare con la lingua, cose cosi'. Intanto sul davanti, per non lasciar freddare il colpo, sento che e' all'opera la scienza tecnica. Ovvero sento rumore di un oggetto vibrante che, secondo funzionalita', vibra.

E quindi ero li', usato in parte come oggetto erotico per leccare questo e quell'ammennicolo, in parte come mero sostegno, che mi stava a cavalcioni e si appoggiava con una certa decisione. Ogni tanto dovevo lottare per l'aria, e questa e' stata un'altra gradita sorpresa. Solitamente quando mi toglie il respiro, indipendentemente dal modo, e' sempre una cosa quasi simbolica. Mi rida' quasi sempre subito l'aria, ancora prima che io cominci a manifestare qualche disagio. Questa volta invece no. Se ne fregava, o mi avra' forse giudicato intelligente a sufficienza per cercare di trovare un pertugio, uno spazietto qua e la' dove far passare l'ossigeno. Fatto sta che era concentrata sul sui piacere, sull'usarmi e sull'usare il vibratore con lo stesso riguardo e la stessa efficacia. E soprattutto verso lo stesso obiettivo.

Obiettivo raggiunto dopo poco, chiaramente. Mi sono ritrovato con il naso appoggiato al buco posteriore, le mie labbra appoggiate alle sue, e la mia (ammetto corta) lingua che cercava di sopperire ad altre appendici forse piu' adatte alla penetrazione. Il suo clitoride meccanicamente ben stimolato, ed eccomi completamente avvolto, perso, strascicato e schiacciato da un tumulto di scosse, spinte e scatti, mentre dall'alto sento provenire urletti e gridolini. Beh, gridolini un corno, come i vicini potrebbero testimoniare.

Dopo qualche minuto ci guardiamo, io luccicante del suo sudore e dei suoi umori, lei soddisfatta e provata.
Lei: "E adesso?"
Io: "E adesso?"
E adesso mi ritrovo non so come parallelo al fondo del letto, polsi e caviglie ancora legati, i suoi piedi di nuovo sulla mia faccia, che questa volta mi accarezzano, sono dolci, ammansiti.
Mi comunicano dalla regia che ho un minuto e mezzo per procurarmi un orgasmo. Che non e' un problema se non ce la faccio, ma che se perdo l'occasione dovro' aspettare almeno altri due giorni. Che i suoi piedi continueranno a strusciarmi, amorevolmente. E che per mia comodita' ogni trenta secondi arrivera' un aggiornamento sul conto alla rovescia. Ah, mi comunicano anche che il tempo e' gia' partito.

Che scema, un minuto e mezzo! Ce l'avrei fatta in dieci secondi, ma per non fare proprio una figura misera resisto, rallentando e godendomi la situazione, e buco la soglia del minuto. Ma a trenta secondi dalla fine decido che cio' che il mondo ha bisogno e' proprio una voluminosa iniezione di liquido seminale, che mi prodigo a provvedere in gioiosi spruzzi che colpiscono tutto e tutti nel raggio di un metro e mezzo. Non scherzo: ho schizzato vestiti innocenti, che stavano su una sedia poco distante, ho schizzato in terra, ho schizzato lei e me.

Sul finale una doccia e risate. Amo questa donna.

venerdì 19 novembre 2010

Una giornata di servizio

Domenica scorsa abbiamo passato la nostra prima giornata "in ruolo": per tutto il giorno abbiamo giocato a interpretare io il cavalier servente, la figlia del fiume la spoiled brat. E' ovviamente stato un successo!
Non potendo fare una cronaca minuto per minuto, ecco alcuni flash.

Sveglia
Suona la sveglia e voglio morire, come al solito. Pero' mi ricordo che la giornata che ho davanti promette divertimenti, e allora in qualche modo riesco ad uscire dalle coperte. Lascio la figlia del fiume al calduccio, semidormiente, che mi rivolge un'espressione tipo mmmmnnngaaaurgh.
Vado in cucina e comincio a cucinare i pancake. Preparo latte, caffe', succo. Sulla tavola un fiore della pianta di basilico (ehm...), e il nostro salvadanaio a forma di pulcino grasso da cui spunta un foglietto: momento un po' mieloso, due righe in cui le dichiaro il mio amore e la mia disponibilita' a servirla per la giornata.
Vado poi in camera e la sveglio, sulle note di "Sunday Morning" (che oltre ad essere appropriata, era anche stata esplicitamente richiesta la sera prima).

martedì 2 novembre 2010

Una sculacciata e tre orgasmi

La sculacciata l'ho presa io, gli orgasmi sono stati (quasi) equamente distribuiti tra me e la Figlia del Fiume.
Non le prendevo da un po', e da qualche giorno la Figlia del Fiume aveva fatto capire che aveva un po' voglia di "riprendere il discorso". Non che mi opponga alla cosa, eh :)
Come ho appena finito di scrivere nel post precedente, senza caricare troppo gli eventi mi ritrovo sulle sue ginocchia, e tra una coccola ed un bacetto, comincia a darmi "due totò".
Non le prendevo davvero da tanto, qualcosa come tre mesi, ed infatto ho subito cominciato ad accusare il colpo. Non che questo l'abbia intimidita...

Prima le mani, poi il flogger, poi il paddle, poi di nuovo il flogger. Lei e' stata dolce, amorevole, e nelle pause tra le serie eravamo in un brodo di coccole e carezze da innamoratini adolescenti. Io non sono stato il piu' resistente dei bottom, anche il paddle ha continuato a pungere e bruciare e non sono riuscito a godermelo a fondo, e lei era divertita e sicura di se' ma non crudele, ed anzi ha fatto di tutto per rendermi l'esperienza piacevole. Ed e' andata benissimo: e' stato un momento importante, abbiamo ristabilito un'intimita' - un pezzetto di intimita' - che mancava.
A questo punto mancavano solo gli orgasmi.

Cambio di passo

Piccolo diario di bordo, per fissare alcune idee.
Il mio rapporto con la Figlia del Fiume e tutte le tematiche kinky sta attraversando un periodo particolarmente felice. Dopo qualche maretta e una dose infinita di sane menate (che ad entrambi piace spaccare il capello su tutto), tutto il discorso femdom e bdsm in generale si e' alleggerito del carico emotivo e di aspettative che forse ci rallentavano un po'. Risultato: siamo piu' scherzosi, prendiamo le cose meno sul serio, e giochiamo molto, molto di piu'. Yay!

giovedì 21 ottobre 2010

Come un petardo esploso tra le dita

[tutta una parte di chiacchiere e menate da coppia di innamorati che si addentrano in terreni inesplorati, con relativi periodici intoppi e insicurezze, che viene fortunatamente omessa]

E quindi dopo esserci affettuosamente strusciati un po' sul letto mi preparo ad andare a dormire, che dopo tutte le menate appena chiuse se provo a buttarla sul sesso la Figlia del Fiume mi azzanna.
E invece no, inaspettatamente. Che la Figlia del Fiume e' sempre difficile da decifrare, e non sempre si riesce a quantificare il carico di sensualita' delle sue azioni, ma qui, invece, sembrerebbe, insomma, quantomeno
"va un po' a prende i guanti e il gel"
Ecco. I guanti sono, ovviamente, di lattice (grande acquisto per pochi spicci al market), il gel e' ad uso intimo.
Dato che vengo da alcuni giorni di (involontario) teasing and denial, non e' che faccio molta resistenza: in un attimo steso sul letto semignudo, lei seduta accanto che mi paciuga tutta felice.

Sara' stata l'astinenza. Sara' stata la sensazione del lattice sui punti sensibili. Sara' stato il senso di essere in balia di qualcun altro - come lei stessa gentilmente sottolineava, mandandomi istantaneamente il cervello a prender farfalle. Fatto sta che ero tutto un gemito, una moina, un tremare per ogni minima carezza. Donne! Provate! Non solo renderete il vostro uomo felice, ma lo avrete in pugno. Non solo fisicamente.
Infatti mentre ero li' a farmi strusciare, cresceva dentro me un profondo senso di sottomissione e adorazione. Ero completamente in balia di questa donna, che mi stava si' trastrullando, ma da cui dipendevo. Se lei si fermava, mi fermavo anch'io, se lei riprendeva tornavo a contorcermi disordinato.
Il mio istinto masochista sperava di essere tenuto in quella condizione, magari ai limiti dell'orgasmo, magari per ore.
Il mio istinto di conservazione, di contro, era un po' preoccupato.
Quando, come da specifica richiesta, chiedo il permesso per avere un orgasmo, lei risponde con un conto alla rovescia: cinque, quattro, tre, spruuuz. Ehi, non sono un robot.
Ha anche accennato appena a continuare - tutti sanno che si diventa ipersensibili appena dopo - ma visti i miei spasimi si e' ritratta subito e mi ha lasciato andare. Un po' mi e' dispiaciuto.

Dalle ceneri...

Sembra che non riesca proprio a mantenere continuita' in questo blog.
Sembra anche che non riesca a chiuderlo del tutto: periodicamente arriva qualcos'altro.
Quindi, dalle ceneri, ecco che si ricomincia

domenica 11 luglio 2010

La maledizione della quotidianita'

Il ritmo di questo blog e' rallentato fino quasi a fermarsi. Perche'?
Questo blog e' nato per raccogliere emozioni e considerazioni sul mio cammino nel mondo del bdsm, e del mio rapporto con la figlia del fiume, ovvero la mia fidanzata. Negli ultimi tempi le emozioni in questo campo si sono un po' fatte desirerare. Vediamo di fare quindi almeno qualche considerazione.
Sono spariti tre elementi, tre "sensi" dalla nostra intimita'":

- il senso dell'anticipazione: un tempo si programmava ogni sessione qualche giorno prima, il che portava ad andicipazioni e crescita del desiderio: nei giorni precedenti al gioco fantasticavo su cosa sarebbe successo nella data fatidica, e mi perdevo sognando ad occhi aperti. Le anticipazioni potevano anche essere un'arma a doppio taglio, dato che hanno la brutta tendenza ad essere deluse. Ma comunque c'era un'ansia positiva, un'illusione da sabato del villaggio, che ormai e' sparita. Ora quando giochiamo semplicemente capita, difficilmente si programma in anticipo.
- il senso della scoperta: facciamo, sostanzialmente, un po' sempre le stesse cose. E' chiaro che non si puo' realisticamente pretendere qualcosa di nuovo ad ogni incontro, pero' ogni tanto si ha la sensazione di un copione recitato troppe volte.
- il senso dell'immedesimazione: il carico emotivo e' ridotto, e da tempo non sento piu' scattare quel "click" interno che mi faceva entrare in una modalita' mentale diversa. Ora siamo semplicemente io e la figlia del fiume che facciamo cose, senza soluzione di continuita': lei non smette di essere se stessa, io non smetto di essere me stesso. Non c'e' mai autorita'/sottomissione, non c'e' quel calarsi nel ruolo che rende tutto piu' vero, tutto piu' immersivo. Semplicemente ora le sessioni sono legate al "fare cose".

La sparizione di questi tre "sensi" hanno contribuito a banalizzare non poco gli aspetti bdsm del nostro rapporto. Ora tutto e' piu' intimo, piu' tenero, piu' famigliare. E contestualmente, piu' banale, piu' sciapo, piu' noioso. Fatico quindi a sentire trasporto ed emozioni, ed il mio stesso desiderio e' in stand-by. D'altra parte i tre sensi non sono spariti di colpo, ovviamente: sono stati slavati via, come il colore da una maglietta vecchia, una lavatrice alla volta. Ho pero' speranza che le cose possano cambiare.

Scrivo queste poche righe mentre sono sveglio e assonnato, ma non riesco a dormire. Ne parlero' con la figlia del fiume, e vediamo cosa succede.

lunedì 28 giugno 2010

Orgasmi ed empatia

Scrivo queste parole con mani molli e senza forza, completamente svuotato e con il cervello alto, ancora in volo, mica del tutto adeso al corpo. E non sono neanche venuto!

Dovevamo uscire, ma un acquazzone improvviso e terribile (anche se previsto dal ligio servizio meteo) ci ha convinti che in fondo anche la vita domestica ha i suoi lati positivi. Salto addosso alla figlia del fiume, che gia' da qualche giorno ci rincorrevamo, schivandoci, annusandoci, facendo salire il desiderio. In un attimo chissa' come siamo sul letto, a grufolare mentre ci strappiamo i vestiti. E poi succede: lei si toglie la maglia, e quando la sta facendo passare sopra la testa io la blocco: e' una benda improvvisata, vedo solo la sua bocca dal naso in giu', le braccia non riescono a muoversi bloccate dal tessuto. Am!
Am: e' bellissimo baciarla cosi', sentirla eccitata ed entusiasta, un po' bloccata, un po' in balia. E poi, inaspettata, mi chiederle di metterle il cappuccio.
Del cappuccio ho gia' parlato, credo: e' di licra, nero, copre tutta la testa e lascia solo la bocca a disposizione (una cosa cosi', all'incirca). La figlia del fiume era un po' restia a indossarlo. A quanto pare oggi ha cambiato idea.

Lo spettacolo e' scintillante: il suo corpo nudo, bellissimo, a disposizione. Il suo viso svanito ma ancora intuibile, nelle forme. E solo le labbra e la bocca, li' per me, un po' umide, un po' ansimanti. E del suo corpo bisogna occuparsi: mi dedico a lei, alle sue tette, alle sue labbra, al suo clitoride salterino. Non voglio altro, non voglio scoparla, non voglio niente per me: c'e' solo lei, a disposizione, un giocattolo infinito. La bacio dappertutto, lecco, mordo, graffio, colpisco. Lei e' assolutamente in balia, ma non per mie supposte doti machiste: e' abbandonata, recettiva, accetta tutto, ama tutto. Usare, intromettere anche il mio corpo sarebbe quasi fuoriluogo, rovinerebbe il momento (certo, una succhiatina qua e la' non si rifiuta, ma niente di serio).
Si sale, si sale, e quando mi confessa di non riuscire piu' a resistere sorrido, anche se lei non lo vede: la giornata e' ancora luuuunga, non c'e' nessuno bisogno di resistere. Lasciati andare, amore mio, lasciati andare. Lei lo fa, e comincia la lotta.
L'orgasmo femminile e' meraviglioso: se provocato da stimoli precisi e controllati (le mie dita, in questo caso) puo' andare avanti ad oltranza, ondata dopo ondata: certo, lei dopo un po' comincera' a chiedere di smettere, a produrre gridolini quasi di sofferenza, ma voi non credetele, e' tutta una finta. Resistete, e continuate finche' ne avete voglia. Lo spettacolo e' godurioso, d'altra parte.

Qualche minuto dopo, lei e' abbracciata al cuscino, ansimante, ancora incappucciata. Mi chiede se puo' togliere il cappuccio: no, guarda, mica abbiamo finito. Ma se ha le forze per chiedere vuol dire che si e' ripresa abbastanza: prendo un giocattolo vibrante (la versione domestica della hitachi magic wand, ma comprata al supermercato per un terzo del prezzo da sexy shop) e comincio a giocare un po' con il suo solo apparentemente esausto clitoride. Poco dopo, complice ormai un po' di esperienza, eccola di nuovo che si dibatte, cerca di strapparmi via il giocattolo, urla. Una fatica tenerla in posizione! Anche perche', con tutto l'impegno che ci ho messo, non vorrai mica farlo finire subito.

E poi, dopo il secondo orgasmo, ci troviamo sul letto: abbracciati, entrambi provati, svuotati e felici. E io?
Io per il momento niente, ma anche e soprattutto per scelta mia: occuparmi di lei mi soddisfa, e anche un po' mi stanca, ora ho bisogno di coccole, di lasciarmi andare, e di fare l'amoeba spalmato sul divano. Ci sara' tempo di pareggiare i conti

sabato 22 maggio 2010

Avete presente?

Avete presente quegli orgasmi infiniti, pregnanti, da piegarti le ginocchia, quelli dove respiri troppo in fretta e vai in iperventilazione e ti si annebbia la vista, quelli dove ti prudono i denti e vieni ridotto ad un budino emotivo, incapace di esprimerti, incapace di ringraziare, incapace di emettere suono articolato per l'improvvisa sparizione delle vocali, uno di quegli orgasmi che ti fanno considerare - solo per un momento, eh - l'idea di non masturbarti mai piu' nella vita, una perla, un momento perfetto, uno dei pochi frangenti dove ti riscopri religioso e credente, un orgasmo cosi', insomma.

venerdì 21 maggio 2010

Ai piedi della Figlia del Fiume: fetish e vita di coppia

Ieri pomeriggio inaspettatamente mi libero presto dal lavoro, la chiamo e poco dopo siamo sull'autobus alla volta di un centro commerciale. Missione ardua e difficoltosa davanti a noi: comprarle un paio di scarpe.
Difficoltosa perche', contrariamente allo stereotipo femminile, la Figlia del Fiume non e' particolarmente interessata alle scarpe e non ne colleziona a centinaia come segretamente sognerebbe il mio spirito feticista. E anche perche' lei e', sostanzialmente, una donna pratica. Giusto per castrare ogni spirito retifista.
Ancora sull'autobus concordiamo pero', amichevolmente, due obiettivi di compromesso: un paio di sandali, bassi e comodi, per la vita quotidiana, ed un paio di scarpe eccessive e azzardate, che lei da sola non si sarebbe mai comprata, e per la quale sono presente io - a fare cioe' l'amica zoccola che ti spinge a fare cose che i tuoi genitori disapproverebbero.
Ottimo, ce la sentiamo, partiamo!

Primo modello
Sandali con zeppa in sughero. Prova, riprova, cammina con uno, cammina con entrambi. Scartati: fanno male.

Modelli secondo, terzo, quarto e quinto.
Tacco alto, tacco basso, aperte, chiuse, con laccetto, senza laccetto. Non troviamo i numeri, non piacciono, stringono, stanno large. Niente: scartare.

Modelli sesto, settimo, undicesimo, ventitreesimo, ...
Senza piu' nessuna remora o vergogna, azzardiamo! Propongo scarpe eccessive, un paio di sandaletti viola da ragazza squillo, cuoio, scamosciato, colori fluorescenti, ornate in maniera elegante, ornate in maniera vistosa. Leggero cedimento di nervi. Dentro di me, qualche momento di sconforto: la missione sembra, oggettivamente, impossibile. La Figlia del Fiume non mette le scarpe col tacco. Mai. Quasi mai, in realta'. E comunque non tacchi... cosi'.
E dire che anche lei, poverina, si sta impegnando. Diciamo che, per il settanta percento, lo sta facendo per me. Pero' c'e' un buon 30% - che non e' una brutta percentuale - di divertimento sincero, di voglia di provare. Pero' forse il compito e', semplicemente, troppo.


Per temporeggiare, ci buttiamo sulle scarpe "comode". Il famoso paio di sandaletti, da tutti i giorni. E finiamo, inspiegabilmente, per metter mano su un paio di wool boots, che qui vanno abbastanza di moda, che alla Figlia del Fiume piacciono, e che non finiscono di lasciarmi basito. Ecco un link, non me la sentivo di includere l'immagine nel blog. Piu' tardi la Stessa Figlia del Fiume ammettera' che, cercando nelle scarpe un po' di erotismo, in questo modello se ne trova... ecco, poco.
E poi, finalmente, il miracolo.
Davvero, non solo a questo punto non ci credevo piu', ma prima di partire non avrei davvero sperato in un risultato del genere. Ed invece, ecco la luce in fondo al tunnel. E che luce!

Con lo spirito della faina, so che avere le zampe sulla preda non significa salvezza. Affretto quindi l'acquisto, per metterci al riparo da ripensamenti. E si va a casa.

A casa, dopo cena, la Figlia del Fiume dice che avrebbe proprio voglia che "qualcuno" si prendesse cura delle sue stanche estremita'. Ah, il sacrificio: con fatica e sconforto, acconsento :-) E quindi nell'ordine:


  • Pediluvio (acqua calda + sale) e subito ci riprendiamo dalla stanchezza.
  • Pedicure (pellicine, parti dure, unghie rifilate) non sono un professionista ma bilancio con la dedizione
  • Crema e massaggio, e questa parte riesce sempre ad essere chissa' come un po' sessuale
  • Smalto: nuovo colore da provare, inumano e azzardatissimo

E poi, finalmente, ritiriamo fuori le scarpe nuove appena acquistate, per l'inaugurazione ufficiale. Il risultato e' stato, manco a dirlo, mozzafiato.


Dieci centimetri di tacco. Dieci, dico. Dieci! Ma ci credete? Su un paio di scarpe lucidissime, coperte di paillettes, da reginetta del ballo.
Per la cronaca, con queste scarpe la Figlia del Fiume buca i due metri. Ecco. Dobbiamo ancora un po' lavorare sulla camminata, e sull'acquisire sicurezza. Pero' le potenzialita', a questo punto, sono incalcolabili.

Piu' tardi, molto piu' tardi, quando eravamo abbracciati a letto poco prima di addormentarci, lei fa ancora in tempo ad avvertirmi: "guarda che passeranno anni prima che io sia in grado di calpestarti con quelle!"
Beh, ovvio: il mio e' un piano a lungo termine...

lunedì 10 maggio 2010

Le ho prese di nuovo!

Incredibile, terzo post in tre giorni. Ma gli eventi eventano, eventualmente. E quindi e' giusto aggiornarvi.

Dopo lo spanking party del post precedente, la Figlia del Fiume era decisamente in un umore giocoso. Scherzando, l'ho stuzzicata chiedendo se voleva giocare per marcare il territorio, dopo che ero stato vittima di un'altra mistress. Scherzando, mi ha detto che forse era cosi'. Sempre scherzando, ovviamente...

E quindi d'improvviso ieri mi trovo legato al letto, caviglie unite, braccia allargate, culetto esposto. La Figlia del Fiume si avvicina, sensualeggia, mi stuzzica, arriva qualche schiaffetto, e poi annuncia di voler procedere come prima cosa ad una vendetta.
Mmmm... vendetta... ma per cosa? Ma se sono cosi' buono!!!
Comprendo con orrore il mio destino quando sento una punta sottile percorrere le mie gambe, le caviglie, le piante dei piedi: noooooooooo! Il solletico noooooooooo!
Terribile, tremendo: e' stato davvero un brutto quarto d'ora. Che poi se mi si fa il solletico, io mica rido, soffro solo infastidito. E lei lo sa, bastardissima.
D'altra parte io di mio la solleticheggio piu' e piu' volte, quindi alla fine non mi sono per nulla risentito. Certo, forse mi rivarro', ma sto divagando.

Finita questo prima tremenda ed ilare tortura, cominciamo a giocare su serio. Che vuol dire, principalmente, botte. Ne ho prese un po'. Ero ancora un po' sensibile dal giorno prima - credo sia la prima volta nella mia vita che vengo sculacciato due giorni di seguito - ed infatti il warm up mi ha fatto un po' preoccupare: la pelle era sensibile, non rispondeva bene. Ma e' bastato insistere un po', ed il corpo ha ricominciato a fare il suo dovere: endorfine, iperventilazione e pelle stordita.
La pelle stordita (numb skin) e' un fenomeno bizzarro. Mi capita quando prendo il paddle con una certa protervia: dopo un po' perdo sensibilita' superficiale. E' una sensazione meravigliosa, perche' il paddle di legno all'inizio e' "stingy", ovvero sembra pungere, e non e' molto piacevole. Dopo un po' invece la pelle e' completamente anestetizzata e i colpi risuonano in profondita', thud-thud, assolutamente godibili, assolutamente meravigliosi.

La sessione e' andata in crescendo. Merito forse di tutte le chiacchiere fatte in questi giorni, il livello tecnico e' oggettivamente migliorato. La Figlia del Fiume ogni tanto mi chiedeva di dare un voto al dolore che sentivo: da uno a dieci, abbiamo gravitato a lungo tra il quattro e il cinque, per poi schizzare sul finale a sette-otto. Questa cosa del chiedere di dare un numero e' cosi' semplice ed efficace che non capisco come abbiamo fatto a non pensarci finora. Ma tant'e'.

Armata di flogger, la Figlia del Fiume sembrava poter andare avanti per ore: in effetti il flogger da' una certa soddisfazione, e poi il nostro ha le frange belle larghe e pesanti. Il risultato e' che, per quanto lei spingesse, ad un certo punto le leggi della fisica limitano l'impatto percepito. Che vuol anche dire che lei puo' sfogarsi a piacere, picchiare quanto piu' forte le riesce, ed il tutto risulta ancora piacevole per me. Ed un bello sfogo per lei: confessera' poi di essersi sentita estremamente partecipe nel ruolo di frustratrice. E soprattutto di essersi divertita molto: yay for me!

Quando siamo passati al paddle, quello che sembrava poter andare avanti per ore ero io. Raggiunta la fase di numb skin, tutto quello che mi arrivava era piacere. A volte il colpo veniva subito digerito dal mio sistema, a volte mi contorcevo ed avevo bisogno di qualche secondo per affrontare gli effetti dell'impatto, ma mai, in nessun momento, ho voluto neanche lontanamente fermarla.
Quando poi per stuzzicare la mia parte feticista la Figlia del Fiume mi ha poggiato un piede sulla nuca per tenermi fermo, in posizione, mentre lei continuava a pagaiarmi alacremente, ecco, in quel momento si e' mescolato tutto: sessualita', dolore, atarassia, eccitazione. E' stato breve in realta', pochi secondi e pochi colpi (che comunque ero sul letto e lei lo stava facendo per me, ma non era certo comoda) ma ho sentito che se avesse continuato avrei potuto...
avrei potuto...

boh. Non lo so cosa avrei potuto fare. Forse niente. Ma io ho ancora in testa questa idea del poter raggiungere uno stato emotivo-psicologico-sessuale di perfezione e pace e felicita'. Non so se e' il cosiddetto sub space, non so se e' questa la strada, non so se io ne sono in grado. Ma il pensiero e' li', fisso, mi sgomita e non riesco a farlo andare via.

Ovviamente, le botte ad un certo punto si sono interrotte. Povera Figlia del Fiume, la faccio lavorare un sacco.
Il fatto e' che tutto questo menare, ansimare, guaire e lottare aveva prodotto i suoi begli effetti anche su di lei. Due effetti in particolare.
Il primo e' stato l'insorgere di una decisa minzione. So che non bisognerebbe parlarne, che l'educazione, il buon gusto, ecc ecc. Ma mentre io ero ancora legato al letto sentirla che si allontana, che entra nel bagno, sentire il rumore della sua cascatella e immaginarla mezza nuda, seduta, che magari mi guarda (che il bagno comunica con la stanza da letto), ecco, tutte queste cose tutte assieme mi hanno eccitato.
Il secondo effetto e' che poco dopo, quando chissa' come mi sono trovato liberato dalle corde ma bloccato dalle sue amorevoli cosce, e ho appena appena posato la mia linguetta dans mon origine du monde l'ho trovata, come dire, felice. Giaggia'. Bella contenta. Si vede che aveva apprezzato le nostre attivita'.

Adoro leccarla, questo dovreste saperlo. In generale, faccio quasi fatica a capire come ci possano essere uomini che non adorino questa nobile attivita'. E comunque, parlando per me, ci passerei ore.
Iniziamo con dolcezza: lei distesa sulla schiena, mi tiene la testa in loco, ma le sue mani mi accarezzano piu' che bloccarmi. Ogni tanto le cosce si chiudono intorno alla mia faccia, ma per lo piu' stanno bene aperte, amichevoli.
Ma non dura in eterno. Ho una lingua un po' corta, lo so, e per facilitarmi l'opera poco dopo ecco la Figlia del Fiume a cavalcioni sulla mia faccia, che si muove, ansima, mi propone varie alternative su quale dovrebbe essere l'oggetto delle mie attenzioni, e da ultimo cala con tutto il suo peso sul mio viso, soffocandomi, bloccandomi, schiacciandomi: quasi non riesco piu' a leccarla, quasi le mie labbra sono immobilizzate. Quasi, appunto: cerco di fare del mio meglio, e qualche risultato apprezzabile l'ottengo.

Sul finale, prosaicamente, scopiamo. Lei mi monta e mi usa: per me di solito e' difficile mescolare sesso e bdsm, forse ci amiamo troppo e non riusciamo mai a non "fare l'amore". Ma la Figlia del Fiume era particolarmente ispirata, e dopo il suo orgasmo ha cominciato un countdown per avere il mio: non volendo deluderla, allo scoccare dello zero non ho potuto fare a meno di ubbidire.

domenica 9 maggio 2010

Cosa succede ad uno spanking party

I piu' assidui lettori di questo blog (si', entrambi gli assidui lettori) saranno certamente stupiti dall'impennata nella frequenza dei post. Il fatto e' che tendo a scrivere solo quando ho qualcosa di importante da dire. E, evidentemente, in questi giorni cose importanti da dire ne ho molte. Come ad esempio raccontarvi cosa e' successo ieri, quando accompagnato da Lady O, sono giunto ad una casa privata nella simpatica suburbia locale, dove si svolgeva uno spanking party.

Spanking party, questo sconosciuto.
A prima vista poteva sembrare una pacifica riunione di famiglia: tra le quindici e le venti persone accomodate in salotto, sul patio o nella cucina di una bella casetta di periferia. Niente latex, niente abiti eccessivi, facce serene e poco o nulla libidinose. Finger food per chi ne sentiva necessita', chiacchiere di ogni genere: dal tempo, al lavoro, alla provenienza dei vari ospiti. Certo, in poche riunioni di famiglia si parla anche di seminari bdsm, di ruoli, di figure piu' o meno note della scena locale. E in poche riunioni di famiglia la gente ha un cartellino attaccato alla camicia con scritto il nome e (pick one or more) master/mistress/switch/sub/slave.
In effetti, a guardarlo cosi', il paragone con la riunione di famiglia fa acqua.

Anche perche' l'altra grossa differenza e', senza dubbio, la colonna sonora. Dall'istante in cui ho messo piede nella casa ho sentito un ciak-ciak costante, alternato qui e la' da qualche urletto, provenire dalle stanze. Le stanze erano, appunto, tre camere da letto, usate a turno da chi voleva giocare. E dico "a turno" con particolare proprieta' di linguaggio: su ogni porta c'era un foglietto con degli slot da mezz'ora, chi voleva giocare doveva prenotarsi e, una volta dentro, rispettare gli orari. Tutto cio' perche', oltre alla americana e maniacale professionalita' nell'organizzazione, avere un piano dei turni era decisamente necessario: nelle mie circa quattro ore di permanenza alla festa le stanze sono state usate costantemente.

Cosa succede nelle stanze?
Beh, non e' che proprio lo possa descrivere, che le porte erano chiuse. Dal sonoro direi principalmente impact play (era appunto uno spanking party). Se e' successo anche altro non mi e' dato saperlo.

Lady O ed io arriviamo tardi, quando ormai sono gia' le sette di sera - complice il fatto che Lady O, da buona romagnola, diffida della tecnologia e in assenza del gps abbiamo avuto qualche piccolo problema di natura geografica nell'attraversare le impetuose strade di Fairfax - e quasi tutti gli spazi erano prenotati. Lei, peraltro, e' stata accolta come una star, conosceva tutti e da tutti era rispettata. Io, povero e timido (seeee...) ho avuto bisogno di un po' per carburare, entrare in confidenza coi presenti, far funzionare la socialita'.
Fatto sta che passano le nove (la festa finiva alle dieci) e io non ho giocato, non ho piu' speranze a riguardo, e tutto sommato mi metto il cuore in pace. Avevo peraltro assistito ad un double trouble spanking in occasione, se ho capito bene, del compleanno di una delle ragazze presenti, quindi diciamo che almeno il mio lato voyeuristico era stato soddisfatto.

Passano le nove, dicevo, e come per magia a causa di uno scambio di stanze salta fuori un posto. Lady O, compiendo il balzo della martora, mi intercetta: "Giochiamo?"
E come rifiutare?
La mistress comincia a trafficare quindi con la sua toybag, consistente di un trolley di discrete proporzioni ed un involto viola dalla misteriosa e preoccupante natura. Per rassicurarmi mi informa che, sicuramente, saro' stato un naughty boy, e che meritavo la punizione di rito. Io ho cercato di spiegarle stupito che sono biologicamente incapace di essere men che buonissimo, ma pare che non l'abbia convinta.

E quindi, non so come, ci troviamo in stanza. Privatamente Lady O e' gentilissima, discutiamo un po' di tecniche, sensazioni, limiti (ci tengo a specificarle il mio pessimo rapporto col freddo, dato che nel pomeriggio l'ho vista intingere nel ghiaccio un bizzarro e spaventevole coso metallico prima di avviarsi in una delle sue stanze di gioco). E poi, senza troppa vergogna, mi spoglio, vengo bendato, e mi stendo sul letto.

Era la prima volta che giocavamo assieme, e dal suo modo di comportarsi ho potuto chiaramente capire quanto lei stessa ci tenesse a fare una buona impressione, a non spaventarmi, a conoscerci con calma. Ecco quindi tutta una prima fase quasi dolce, con qualche bottarella di flogger e soprattutto tante mani nude che colpiscono, si', ma anche accarezzano, graffiano, paciugano. Molto piacevole, molto rilassante. Pero' quando, dopo qualche minuto, si informa sul mio stato e mi chiede di valutare il dolore fin li' da uno a dieci, non posso fare a meno di rispondere, titubante, "... uno?"
E scoppiamo a ridere.
Cosa fantastica questa: uno dei problemi sulla scena e' la gente che si prende troppo sul serio. Che gia' mi da' fastidio nella vita comune, figuriamoci in camera da letto.
Capito quindi che potevamo alzare un po' i toni, i toni si sono alzati. Hanno fatto la loro comparsa un paio di slappers e uno o due paddle. Il tutto comunque senza mai soluzioni di continuita': ogni tanto giocava piu' pesantemente, per poi rallentare, passare alle mani, alle carezze, ma non si interrompeva mai, cercando di tenere sempre vivo un contatto, un ponte verso di me.
Non credo di essere comunque riuscito a rilassarmi del tutto (oggi mi faceva male una spalla, probabilmente ero teso e non me ne sono accorto), e lei e' stata decisamente gentile - lasciandoci alla fine della sessione mi ha confessato di aver fatto cose... peggiori. Ecco, diciamo peggiori.
Ma comunque, pur nei limiti della prima esperienza di gioco con una nuova partner, e' stato estremamente positivo: lei si e' divertita, io mi sono divertito, e scaduta la mezz'ora eravamo entrambi dispiaciuti di non avere piu' tempo a disposizione.

Al rientro (taglio sugli ulteriori dettagli, che il post e' gia' chilometrico) ho raccontato il pomeriggio nei dettagli alla Figlia del Fiume. E mi si e' scaldato il cuore: lei stessa, oltre ad essere sinceramente felice per me, sembra aver giovato dell'esperienza, in una maniera che non ho del tutto compreso ma che sembra essere molto promettente.

Stay tuned!

sabato 8 maggio 2010

Anticipazione

Come annunciato un paio di post fa, abbiamo cominciato a frequentare la scena locale. Una cosa tira l'altra e d'improvviso oggi pomeriggio mi trovero' ad una festa privata, in casa di gente che non conosco, accompagnato da Lady O (una mistress che abbiamo recentemente conosciuto).
Parlo al singolare, che la Figlia del Fiume oggi lavora, e a malincuore ha dovuto passare la mano. Quindi tocca a me fare da apripista.

Considerazioni pre partita: sono leggermente agitato e decisamente eccitato - anche se sto cercando di contenermi, che poi e' un momento rimanere delusi.
Ho ricevuto indicazioni di massima dalla Figlia del Fiume su quali sono i miei paletti per l'evento: di base, se possibile, dovrei evitare di finire a fare sesso vanilla con altre ragazze (non che sia un problema) e devo cercare di non parlare di scienza. Che la Figlia del Fiume vuole l'esclusiva sul mio cervello e sulla mia cultura.
Sono invece incentivato a giocare con Lady O, la stessa Figlia del Fiume si e' dichiarata contenta dell'eventualita'. E anche a me non spiacerebbe a questo punto, anche se in realta' non l'ho mai vista giocare e non so esattamente cosa aspettarmi. Vedremo.

A breve il resoconto dell'evento

giovedì 6 maggio 2010

Il gioco bulgaro

Il gioco bulgaro e' inciso nella mia memoria tardo adolescenziale. Purtroppo google non mi aiuta - avrei pigramente linkato una pagina di wikipedia a riguardo - e giungo quindi a due conclusioni: UNO evidentemente e' purtroppo una leggenda urbana locale delle mie parti dalle origini oscure e insindacabili e DUE mi tocca spiegarvelo. Uff, che fatica.

Ecco quindi le regole del gioco bulgaro, in esclusiva per voi solo su cremagialla: intorno ad una tavola, enorme e coperta da un'ampia tovaglia che arriva fino al pavimento, sono seduti un numero imprecisato di uomini. Eleganti dalla cintola in su (giacca, camicia, cravatta e gemelli), ignudi dalla cintola in giu' (pelle e peli, a seconda).
Sotto il tavolo e all'opre intenta, un fanciulla di sportive abitudini che passa di glande in glande, suggendo e impegnandosi a fondo per ottenere il meglio del meglio dai suoi sforzi. Ogni tanto cambia vittima, ogni tando si concentra su un singolo soggetto, stando sempre attenta pero' a muoversi in silenzio e toccare solo un uomo alla volta.
Intanto i tizi del piano di sopra devono intrattenersi a vicenda nelle piu' svariate conversazioni, discutendo dei mali del mondo, della politica internazionale, di artisti rinascimentali e del milan. La regola e': fare finta di niente. Soprattutto il proprietario del pene soggetto a suzione: lui deve essere il piu' impassibile di tutti. Ed e' questo il gioco: se riesci a mantenere una bella faccia da poker puoi goderti la situazione fino in fondo. Se la tua maschera si scompone...

E qui ci sono varie versioni, su cui per anni i sapienti si sono scontrati: c'e' chi dice che vieni eliminato dal gioco, c'e' chi dice che si da' un segnale alla donna di cambiare zona. Fatto sta che la festa, per te che sei stato sgamato, finisce.
Quando termina il gioco, invece?. Ah... questo non e' dato sapere. Davvero: che io sappia nessuno ha mai sollevato la questione. Evidentemente l'immagine era gia' abbastanza pittoresca, senza bisogno di ulteriori belleti.
Ma comunque, a me piace pensare che termini col primo orgasmo: la signorina esce dal tavolo, si alza e se ne va in silenzio, mentre gli uomini restano a guardarsi, tutti nell'incertezza di chi sia stato il fortunato.

Perche' racconto tutto questo?
Una foto, come si dice, vale piu' di mille parole. Eccola:




Ok, ero da solo, e non c'era nemmeno la tovaglia, ma che stai a guardare il capello? Eh, no.
Il fortunato evento e' stato figlio di uno dei bigliettini della scatola dell'ignoto, di cui ho gia' parlato in passato. Pescato qualche giorno fa', e' rimasto li' a prender polvere per un po', poi finalmente ieri gli interventisti hanno avuto il sopravvento.
Da notare la mia postura tesa e decisamente poco adatta alle regole sopra esposte.

Il tutto e' cominciato durante l'aperitivo. E io infatti, all'inizio, ho continuato a mangiare, devo dire con una certa soddisfazione. Ci deve essere un qualche legame oscuro, sicuramente meritevole d'indagine, che ti fa apprezzare meglio il cibo quando una bocca e' ben indaffarata sul tuo pisello.
Finita la pappa, realizzo che anche l'occhio vuole la sua parte e risolvo di fare qualcosa che avevo in mente sin da quando scrissi il bigliettino, settimane fa. Attacco il computer e giro per porno, che non c'e' limite al meglio. In particolare finisco per trovare il video qui sotto, a mio avviso molto adatto



Che, se non eccezionale nella trama, e' almeno valevole per l'atmosfera amatoriale e autentica.
Sul finale la Figlia del Fiume ha fatto il possibile per contenere il mio ahime' incontenibile entusiasmo. Ma se l'ho chiamato incontenibile un motivo c'e': ed eccola quindi che corre a prendere un canovaccio, per pulire la moquette da un paio di goccioline sfuggite alla sua amorevole boccuccia. E io che le dico, ridendo: "tranquilla, che tanto non macchio!"

venerdì 23 aprile 2010

La nostra prima uscita pubblica/2

C'e' da dire che l'imbarazzo iniziale della Figlia del Fiume e' durato decisamente poco: probabilmente la vista del mio corpicino quasi nudo (che al momento avevo ancora mutande e calzini) le ha fatto dimenticare la presenza di tutto un locale di voyeur, e si e' concentrata sul simpatico atto di darmi mazzate.
Cominciamo allegri, quasi routinari: un po' di spanking con le mani, un po' di flogger, un po' di paddle (ci eravamo portati i giocattoli da casa, just in case...)
Pero' e' un peccato non provare qualcosa dell'armamentario di public toys che penzolano dalle pareti, a disposizione di chiunque, offerti gentilmente dall'amministrazione del Crucible (questi americani hanno i loro bei difetti, ma l'organizzazione di solito e' impeccabile).

Vedo quindi la Figlia del Fiume allontanarsi nasupiando in giro, un po' davanti alle vetrine in tempo di saldi. Io non voglio perdere il mood e abbasso lo sguardo, pensando al mio tragico destino. E aspetto. Aspetto. Aspetto.
Aspetto.
Ehi, perche' non torna?
Rialzo la capoccia e la vedo che parla! Con Mr Meanie! E si avvicinano a me, ciangottando, brandendo strumenti medievali, e con fare risoluto: aaaargh!

E' capitato che Mr Meanie (ed altri che stavano con lui) abbia attaccato bottone con la Figlia del Fiume - come dar loro torto - facendole i complimenti per eleganza e silhouette, e la Figlia del Fiume di rimbalzo abbia chiesto una consulenza tecnica sull'uso del cane. Solo che il cane che si e' portata dietro assomigliava piu' ad un bastone da passeggio che ad una flessibile bacchetta di rattan: ma ho ingoiato il rospo, the show must go on.

Mr Meanie, da buon master, le consiglia di farmi spogliare nudo: "altrimenti come sai con precisione dove colpire?" E vabe', togliamo le mutande.
Poi, sempre da buon master, mi chiede a bruciapelo se:
- mi da fastidio giocare con un uomo (ma no, che te mi stai pure simpatico)
- mi piace prenderle per eccitazione sessuale o per endorfine (piu' la seconda)
- quanto e' il mio livello di sopportazione (boh? medio?)

In tutto questo la Figlia del Fiume ascolta, attenta (o incuriosita? e' sempre difficile leggerne le espressioni) e commenta, ma non capisco bene. Capirete anche voi, ero concentrato sul futuro delle mie povere terga.
Cominciano quindi una serie di colpi "a salire", che mi viene chiesto di valutare su una scala da uno a cinque (giallo = quattro, rosso = cinque). Per approssimazioni successive ci livelliamo su tre e mezzo, e la mano passa alla Figlia del Fiume. Prove, commenti, consigli, e io intanto poverino a fare il pupazzo malmenato.

A posteriori (ahah, posteriori) confesso che le botte piu' forti me le ha comunque date Mr Meanie: la Figlia del Fiume e' ancora troppo innamorata per essere tecnica :-)

Poi lo spietato (e simpatico) master ci lascia, e noi continuiamo a giocare: intensamente, abbastanza a lungo, isolandoci dal resto del mondo senza bisogno di pareti. E come al solito quando viene annunciata l'ultima serie vengo preso a tenaglia dalla voglia di protestare, di chiedere di giocare piu' a lungo, e la paura per le botte: l'ultima serie, si sa', e' quella piu' forte.

L'esperienza mi ha lasciato felice e fluttuante: finito tutto, mi ricompongo e vado in bagno a sciacquarmi, ridendo da solo (come i matti) e ricevendo anche i complimenti da uno dei molti volti che non sono riuscito a fissare nella mia proverbialmente scarsa memoria.

Considerazioni a fine giornata:
- ho realizzato un fatto bizzarro, una specie di paradosso: quando giochiamo, se tutto funziona bene, ho voglia di prenderle fino ad appena prima del colpo e da appena dopo. Durante il colpo vedo solo le stelle, e per un istante mi chiedo, con regolarita', perche' ci sono di nuovo finito dentro
- e' la seconda volta che gioco con un master, e il clima rilassato e quasi divertente non mi ha fatto minimamente provare disagio
- per la prima volta ho avuto delle ammaccature! Non che si giochi leggeri, ma noi gente del bosco si ha la pelle coriacea
- ho voglia di giocare ancora