mercoledì 25 novembre 2009

Il mio povero perineo (recuperare un imprevisto e restare in gioco)

Post in arretrato, parla di un fatto successo durante una sessione che non ho documentato (purtroppo) e quando ho chiesto alla figlia del fiume di aiutarmi a ricostruire cosa avevamo fatto, lei mi ha guardato con lo sguardo perso nel vuoto tipico di quando il suo cervello ascolta la musica delle alte sfere, da' consigli a Dio, e fa cose troppo trascendenti per badare ai miei piccoli problemi quotidiani. Ovvero: si era dimenticata pure lei.
Peccato, peraltro. Era stata una sessione variegata ed intensa. Cosi' imparo a curare di piu' il blog.
Ma non tutto e' perduto. In particolare un micro episodio, importante a mio parere, me lo ricordo bene. E coinvolge, appunto, il mio povero perineo.

sabato 14 novembre 2009

Goodnight kiss

Questi giorni sono stati un po' agrodolci: la figlia del fiume ed io stiamo per separarci e per circa un mese dovremo fare a meno l'uno dell'altra, ci rivedremo solo a ridosso di Natale.
Come c'era da aspettarsi, il livello di affetto, coccole e dolcezza e' salito a mille, una roba da rischiare carie e diabete. Ne sono, in effetti, molto felice (essendo io il re della smanceria).
Un interessante sottoprodotto dell'innalzato livello di affetto e' stato la nascita di una sorta di "tradizione istantanea", ovvero di una cosa cominciata per caso e che poi a furor di popolo si e' ripetuta nei giorni successivi.
Tutto ebbe inizio nella notte dei tempi, tre giorni fa: eravamo a letto pronti per dormire ed io, preso da un'impeto di amore, mi sono infilato sotto le coperte, mi sono fatto strada fin verso le morbide estremita' della mia bella ed ho cominciato a coprirle di bacetti e carezze.
E' stato strano e catartico: essere al buio, vicinissimo all'oggetto di un desiderio di cui un po' mi vergogno, senza vedere niente, senza sentire niente, solo caldo e pelle e trasporto...


La figlia del fiume ha abbastanza apprezzato l'esperienza. A dirla tutta ha apprezzato cosi' tanto da chiedermi, il giorno dopo, di ripeterla. E il giorno dopo ancora. Stasera, nostra ultima notte assieme, sara' la quarta volta.
Situazione interessante: non e' qualcosa di espressamente sessuale, ma non e' neppure una coccola innocente. E' fatta con amore, ma soggiace un trasporto decisamente carnale.
Ieri sera l'ho attesa gia' in posizione, infilato completamente come un baco ai piedi del letto, sotto le coperte: attendevo al buio, paziente, mentre l'aria si riscaldava. Attendevo che lei arrivasse, che si infilasse in quel bozzolo scuro. Credo che Freud ci andrebbe a nozze: la similitudine con l'utero materno, il desiderio che sposta il proprio mezzo di trasmissione dalla vista all'odore ed al sapore, non potersi ne' volersi parlare.

E comunque e' stato proprio divertente.

mercoledì 11 novembre 2009

Why don't you do right...

Dai e dai, che prima o poi sarebbe successo di nuovo lo sapevamo: la figlia del fiume mi aveva annunciato di avere qualcosa in serbo, e dato che nelle ultime settimane si e' parlato parecchio di un certo strapon (molto piu' di quanto se ne sia parlato su questo blog, mi scuso con i lettori) pensavo che la serata mi avrebbe visto trafitto a mo' di polletto sullo spiedo.
Invece, giunti al dunque, mi ha chiesto se me la sentissi e non fossi troppo stanco, visto che per la sessione avrei dovuto rivestire un ruolo decisamente attivo.
Considerazione che mi ha lasciato un po' perplesso, dato che essere penetrati e' l'attivita' passiva per eccellenza. Ma la figlia del fiume non smette di prendermi in contropiede, e mi manda a farmi la barba. I piu' svelti hanno gia' capito dove andiamo a parare, per i piu' lenti metto una foto...
Ebbene si', trattasi della terribile femminilizzazione!
In realta', niente di nuovo sul fronte: ci eravamo gia' passati, ma bisogna dire che mai in maniera cosi'... professionale.
Step 1: rasatura. La figlia del fiume valuta sia sufficiente fare solo il pelo, io sarei andato anche per il contropelo ma tant'e'.
Step 2: trucco e parrucco. Nell'ordine: cipria, fondotinta, fard, mascara, ombretto, rossetto, molletta per capelli
Step 3: biancheria. Un decisamente poco generoso perizoma che mi ha causato piu' che altro problemi al settore anteriore, data la pochezza di spazio. Reggiseno imbottito di due belle calze usate, per dare un colpo al cerchio ed uno al feticismo.
Step 4: collant (che anche se indoor siamo comunque in inverno) e magliettina atta a coprire il pelame pettorale/bracciale (nel senso dei peli sulle braccia)(ma si potra' dire bracciale?)
Step 5: vestiti. Tutta una serie di abiti succinti, con declinazioni varie da casa nella prateria a signorotta/casalinga disperata a cocktail party a... Jessica Rabbit. Piu' un boa di piume nere, comprato giusto giusto per Halloween. Il tutto accompagnato da un paio di ballerine tanto carucce, con poco poco tacco, una meraviglia da portare - non fosse che erano due numeri buoni piu' piccole della mia taglia
Step 6: foto, foto in posa, foto al naturale, foto in piedi, foto seduto (seduta?), foto da non poterne piu', foto da rischiare di diventare vanitosi
Step 7: video. No, non esiste la benche' minima possibilita' che vengano divulgati sulla rete, portate pazienza. Basti sapere che, rispettando i cliche', ho dovuto ballare su due canzoni degli Abba, e che il gran finale e' stata una mia personalissima e sensualissima rivisitazione di "Why don't you do right...", successo di Peggy Lee che pero' e' decisamente piu' noto per la versione di Jessica Rabbit. Ho fatto anche questo, non ci crederete ma ho fatto anche questo, gambina strusciata e sinuosita' comprese.

Pagella dell'evento: divertente, un po' faticoso, non erotico - ma sarebbe bastato poco sforzo in tal senso, volendo. La femminilizzazione non e' tra le mie fantasie primarie, ma lo faccio volentieri, anche solo per gli sguardi fieri/innamorati che la figlia del fiume mi rivolgeva. E poi lei e' contenta perche', anche contro la mia volonta', finisco per diventare un po' vanitoso. Cosa non si fa per amore!

giovedì 5 novembre 2009

Al freddo e al gelo

Stamattina non trovavo i pantaloni. Eppure ieri li indossavo.
Cerca cerca, non sono in camera, e nemmeno nell'armadio. Non sono in lavatrice ne' ad asciugare. Poi ho ricordato: erano su una sedia vicino all'ingresso, ed ora spiego perche'.

Ieri sera faccio tardi al lavoro. Non e' una pratica di cui vado fiero, ma ogni tanto e' ammissibile. Solo che negli ultimi giorni c'erano state davvero davvero poche occasioni per stare con la figlia del fiume, e finalmente avremmo avuto ieri sera un po' di tempo per noi.
Ci sentiamo nel tardo pomeriggio, in chat, e la avviso che ho ancora un po' da fare. Lei mette come tempo massimo per il mio rientro le 8.30 di sera. "Se no sono cazzi" aggiunge. Io rido, lei ride. Ma si', una battuta buttata li'.

E invece non scherzava mica. Io arrivo a casa e la porta e' chiusa. La vedo attraverso i vetri e busso, chiedendo di entrare. Lei invece va alla finestra, la apre (c'era comunque la zanzariera in mezzo) e mi apostrofa: "Lo sai che ore sono?!?" In realta' no, non lo so, sono uscito dal lavoro all'ultimo minuto. Ma non puo' essere tardissimo, in fondo. "Sono le otto e trentanove! Ti avevo avvisato che erano cazzi!"

Dunque. La situazione e' buffa. Da un lato so perfettamente che non puo' essere davvero arrabbiata - non e' da lei. D'altra parte e' una sorta di sfida, o di gioco. Che io accetto, chiaramente.
"Scusa" mormoricchio "non ho l'orologio, il gomito mi fa contatto col ginocchio" ecc ecc. E invece lei niente: il mio umorismo rutilante non fa breccia, faccia di ghiaccio mi ordina "Togliti scarpe, pantaloni e mutande." Poi, in segno di magnanimita' "le calze puoi tenerle".
Piccola nota sulla disposizione spaziale: la porta di casa nostra e' al pian terreno, cosi' come la finestra da cui mi ha parlato. Questa facciata della casa da' su un vicolo privato, e il nostro ingresso assieme ad un piccolo spiazzo e' circondato da una palizzata. Un passante non avrebbe visto niente. Ok. Ma un qualunque spettatore sopraelevato da un'altra casa si'!
Mi guardo intorno perplesso, valutando possibili spioni, valutando il freddo, valutando se mi piace ancora questo gioco. "E allora, muoviti!" Fine valutazioni.

Tolgo tutto e ammonticchio a terra. Lei mi fa cenno di venire alla porta, cosa che faccio, e di colpo realizzo che la combinazione di 1: sopravvenuta erezione 2: impermeabile 3: nudita' sottostante forma il perfetto scenario del maniaco esibizionista da cartolina. Risultato: io rido, lei ride.
Ma dato che lo spettacolo deve continuare, mi chiede di implorarla: scusa, non lo faccio piu', perdono, ecc ecc. Mi inginocchio anche, lei in piedi dietro la porta vetri, io seminudo sotto l'impermeabile al freddo. In quel momento non pensavo piu' ai vicini, chissa' perche'.

Ma poi la figlia del fiume e' la donna piu' buona del mondo e mi fa entrare. Ci abbracciamo, ridiamo, tutti felici e tutto finito.

Eh, no, bello mio. Vieni un po' di la'.
E di la' ad aspettarmi c'era una punizione meno psicologica ma altrettanto efficace: nove minuti di ritardo, nove colpi di paddle. Intensita' media, ma senza riscaldamento - e le mie chiappe gelate l'avrebbero sicuramente necessitato - hanno fatto sicuramente il loro effetto.
Che consiste, peraltro, nel mandarmi direttamente in fase uno: sottomesso e felice.
(sulle mie fasi in sottomissione forse scrivero' un post, forse no, chi puo' dirlo).

domenica 25 ottobre 2009

A spada tratta/2


[continua dal post precedente]

E quindi eccoci qui: io incappucciato e quindi privato dell'uso della vista, nudo nelle parti importanti, eccitato e spaventato. Lei solida, armata di tutto punto del nuovissimo strapon, e decisamente piena d'iniziativa.
La paura e' che pieno, tra un po', lo saro' anch'io...

Realizzo ora di aver dimenticato di dire una cosa nello scorso post, senza la quale non si puo' capire la continuazione di questo. Capita che una delle cose che ho "confessato" e' stata di essermi masturbato una sera, stando sveglio fino a tardi a guardare porno su internet. Con la Figlia del Fiume abbiamo gia' affrontato piu' volte l'argomento, e lei mi spinge costantemente a vivere con serenita' la mia sessualita', senza farmi troppe menate. Quindi il problema non e' l'atto in se' - di cui pare non importargliene poi molto - ma il mio senso di colpa. Mi fa quindi mettere in ginocchio, e accarezzandomi la testa, mi fa confessare tutto: su quali siti sono andato, che tipo di porno ho guardato, se mi sono toccato, se ho avuto un orgasmo. Figuriamoci: ero rosso di vergogna (ma tanto non si vedeva sotto al cappuccio). Fattasi spiegare il tutto, si accomoda sul divano, la sento pitoccare sul computer, e dopo poco parte l'audio di uno dei porno che avevo confessato di aver guardato. Questo, per la precisione. Mi sarei seppellito.
E quando mi ha di nuovo guidato la bocca verso lo strapon mi sono quasi sentito meglio, che avevo qualcosa da fare e cercavo di non pensare alla situazione.

Poi tutto finisce, e in un attimo sono a terra, con lei che mi cammina intorno: sento i passi attutiti dal tappeto, che pero' suonano strani per essere fatti da piedi avvolti in calzettoni (dai, siamo seri, davvero pensate che le mistress indossino solo calze a rete?) Pero' c'e' qualcosa che non torna, e l'improvvisa lama gelida sul mio petto mi da' conferma: sempre approfittando della mia momentanea cecita', la Figlia del Fiume ha indossato di nascosto un paio di scarpette, ballerine di raso lucido, comprate qualche tempo fa proprio con intenzioni di gioco (si', siamo un po' sessuomani). Scarpette carine, poco impegnative, dal tacchetto basso e comodo (primo passo verso dei tacchi propriamente detti, come spieghero' forse in un prossimo post), e dalla suola gelida. Non so che materiale sia, probabilmente il ghiaccio del palazzo della regina cattiva, o forse sono state forgiate con la fredda anima dei tiranni. Non saprei. Fatto sta' che caccio un urlo. E lei ride, la stronza!
E poi ricomincia a girarmi intorno. Avete presente gli squali? Ogni tanto riappoggia il dissennante piedino, ogni tanto pianta il tacco: piano, senza cattiveria. Solo che quando lo fa direttamente sul mio povero pistolino ricaccio un urletto, e non per il freddo ovviamente.

Nota di colore: la sensibilita' del pene e' una cosa strana. Del mio, almeno. Assolutamente irregolare, sembra che ci siano - almeno sull'asta - pochi recettori sensoriali, mentre quelli rispettano il tabellino di marcia e stanno al loro posto. Risultato pratico: sento poco ed in maniera approssimativa i contatti, i tocchi, le cose di fino, e quando c'e' qualcosa mi fa male tutta la fase del dolore che sale me la perdo: di colpo arriva il dolore, come se facesse un salto. Mi ha piantato il tacco (piano) ed il risultato e' stato: niente, niente, niente, niente, oddiomuoio!

Il calpestamento e' un mio feticcio. Si', lo so, ho poca fantasia ed e' una cosa estremamente comune, quasi dozzinale. E allora?
Lei lo sa ma, vivendo (erroneamente) nell'insicurezza di essere grassa, affronta la cosa con tensione, non godendosela. Vabbe', con calma aggiustiamo tutto: ho pure cominciato ad andare in palestra apposta, cosi' se mi vede un po' meno magrolino magari si tranquillizza.
Tutto questo per dire che mi palpugna un po', tastando il terreno, ma poi si allontana. Ed io, di nuovo, mi do per spacciato, sapendo cosa le penzola dal pube.
"Pensi di esserti meritato un orgasmo?"
La domanda mi coglie di sorpresa, inaspettata come una cacca di piccione. Si'? No? Cosa vuole che risponda? E se e' una trappola?
"Ehm... non so...?"
Non so quale fosse la risposta giusta, ma questa pare sbagliata: indispettita replica "Per punire la tua indecisione, facciamo decidere al caso: pari o dispari?"
E dopo il mio stentoreo "dispari" la sento che lancia qualcosa. Uno dei dadi che stanno sulla mensola li' vicino, scopriro' poi.

Perche' non ho risposto subito un chiaro "Si'"? Io, ovviamente, un orgasmo lo volevo. Ma volevo anche che continuasse, che mi trattasse male, che mi facesse implorare per averlo. Ma ovviamente lei non mi legge nella testa. E poi la devo smettere di pensare a quello che vorrei che lei facesse.

Comunque esce 9, dispari: si vede che era destino. Io sono ancora a terra, lei si avvicina e mi leva il cappuccio: la luce mi assassina, ma solo per un istante, facci giusto in tempo a vedere la rotonda, morbida, invitante sagoma del suo fondoschiena che cala sul mio viso, risprofondandomi inesorabilmente nel buio. E che buio!
La risento che paciuga al portatile (che doveva aver avvicinato senza che me ne accorgessi) e mi dice, all'incirca: "Io non ho intenzione di toccarti, fai tu. Hai due minuti e trentotto per venire, e se non ce la fai ci saranno delle pessime conseguenze."
Argh. Il mio primo pensiero e' stato, appunto, argh.
Poi mi sono toccato il pisello e ho capito che con un po' d'impegno avrei potuto fare anche in due secondi e trentotto.
Capitemi: eccitazione, stimoli sensoriali vari, la psiche in cortocircuito, la paura per l'intrusore.
L'intrusore, appunto: mi vuole prendere dopo che sono venuto? Ma e' pazza? Sara' terribile, sara' crudelta' pura!

Pondero la questione e cerco di far passare qualche secondo in piu', che se vengo subito pare brutto. Duro in totale trenta secondi: mentre il mio orgasmo esce mi aspettavo un suo commento, una risata, un qualcosa. Invece niente, sta zitta. E dire che e' stato un signor orgasmo, copioso e pervasivo.
Poi pero' non si trattiene piu': "Beh, non ti ci e' voluto molto", e mentre lo dice ride. Si solleva e si siede accanto, mi guarda e mi pare bellissima. Da mozzare il fiato, come al solito.
"La sessione e' finita."
Come, niente intruso d'amore?
"Oggi volevo spaventarti un po'. La prossima volta, magari..."

Peccato, un po' ci speravo :-P

giovedì 22 ottobre 2009

A spada tratta

"Adesso ti metti faccia al muro, all'angolo, e pensi alle tue malefatte di questa settimana."
Cosi', a ciel sereno e senza particolare motivazione. Mi prende di sorpresa, e data la mia proverbiale attitudine al contropiede, accetto senza fiatare.
La sento appena, nell'altra stanza, che traffica. Quando mi arriva alle spalle diventa tutto nero: mi mette il cappuccio ed il mio primo pensiero e' terribile: "non mi sono tagliato i baffi, si vedranno dall'apertura della bocca, devo essere bruttissimo!"
Si', perche' noi abbiamo il melodramma nel sangue.
"Allora, ci hai pensato? Su, dimmi un po'."
Pensarci, a dire il vero, ci ho anche pensato. Che poi, essendo il primo dei miei detrattori, qualcosa da appuntarmi se guardo il mio operato lo trovo sempre: una frase detta con troppa schiettezza e che potrebbe averla offesa, isole di cazzeggio conquistate con relativi sensi di colpa, circonlocuzioni cerebrali complicatissime e peripatetiche. Salvo poi che lei intendeva che non avevo lavato i piatti.
E comunque era una scusa (anche se i piatti ogni tanto li ho saltati per davvero), perche' si vedeva una cosa, di quelle che mi riempiono di gioia: si vedeva che anche lei aveva voglia di giocare, che per me e' sempre un turn on.
E poi mi si appoggia. Avete presente, no? Di solito ad andare "in appoggio" e' l'uomo, che se rispetta le normative europee in materia, qualcosa da far sentire durante l'appoggio ce l'ha. Ecco, ce l'aveva pure lei.
Trattasi del nuovo, fiammante, ed un tantinello temuto, strapon! Oggetto acquistato via internet assieme al altri giocattoli da pervertiti, e' costituito da struttura di tessuto, comoda e sicura, iper regolabile, piena di cinghie, ganci e puleggie (in effetti il risultato fa un po' imbragatura da arrampicata, con buona pace per Reinhold Messner) e, ovviamente, il fallico dong. Che chissa' perche', se e' da usare a mano si chiama dildo e se e' da indossare si chiama dong.
Siamo stati cauti nell'acquisto, ed in effetti la vista dell'intrusore non e' poi cosi' spavenetevole: azzurrino, curvo, piccolino e morbidello.
Finora l'oggetto della disquisizione era comunque rimasto a riposo nell'armadio, buono buono a svernare. Salvo che la Figlia del Fiume si e' ritrovata in vena di spaventarmi.

Sentirmi il coso appoggiato ai lombi fa un certo effetto. Sotto alcuni punti di vista e' un po' rassicurante, diciamo che da' delle certezze. Sotto altri punti di vista, invece, no. Probabilmente proprio a causa delle suddette certezze.
Devo dire che almeno, avendo il cappuccio in testa (che impedisce di vedere, ma non blocca l'accesso alla bocca) quando ha richiesto un pompino non mi sono neanche tanto imbarazzato. Stare in ginocchio davanti a lei (se vogliamo potremmo dire "dall'altra parte del pisello") e' stato... qualcosa. Mi sono sentito in balia, ma anche qualcos'altro: lo stavo facendo per lei, nonostante fosse impegnativo e non ne provassi piacere. Lo facevo perche' me lo chiedeva, ed io accettavo il mio ruolo.
(ok, probabilmente ho troppo in testa le cose che sto leggendo in questi giorni sullo scambio di potere)
Fatto sta che mi sono sentito bene. Volevo dimostrarle quanto ero bravo, quanto riuscivo a trattenere il fiato e ad accoglierlo in gola. Non che fosse poi molto, o molto difficile: e' davvero un cazzillino, morbido e flessibile. Ma comunque mi ci sono impegnato, ed ogni tanto tossivo ed avevo i conati di vomito. Si', come nei porno.

Ad un certo punto mi ha fatto mettere sul divano a pancia in giu', steso attraverso il bracciolo. E li' ho pensato ecco, ci siamo, adesso mi incula.
E invece no, mi ha solo sculacciato. "Solo" per modo di dire, dato che in questi mesi in cui non ho scritto il nostro armamentario di giocattoli si e' arricchito anche di un paddle vero, di legno scuro e decisamente pesante. E pensare che ho insistito io per prenderlo, che coglione che sono a volte.

Diversamente da altre occasioni, la Figlia del Fiume era questa volta decisamente dinamica: sul divano, appoggiato al muro, in piedi. La melodia di base e' rimasta comunque la stessa. Soprattutto il ritmo, diciamo, aveva un che di ossessivo ed incalzante. Ciak ciak.

Ad un certo punto stavo anche un po' partendo di testa: mi stava picchiando con "solo" le mani, con quei colpi profondi e che rimbombano che mi fanno rapidamente abbandonare i lidi della coscienza verso altri, piu' ignoti orizzonti. Ma non mi ci ha fatto arrivare, la stronza, che aveva altri piani.

[continua nel prossimo post]

martedì 11 agosto 2009

Sesso orale

Le istruzioni (lilla) del giorno dicevano:

puoi navigare [per siti porno] 20 minuti da quando leggi. poi, sotto la doccia: sperimenta i benifici (o venefici?) effetti del dentifricio sul pisello. Con cautela, che non vorrei ritrovarmelo corroso.


A salvarmi sono stati i venti minuti di porno. Grazie ad essi (ed al fatto che, come tutti i maschietti sanno, per navigare basta una sola mano sul mouse, mentre l'altra è all'opre intenta) sono arrivato sulla doccia in una stato di eccitazione e già parziale riempimento (esiste un termine per far capire che hai già percorso parte della strada verso l'orgasmo? no?)

Colgate mon amour, in fondo cosa sarà mai? E quindi eccomi lì sotto la doccia, che cospargo ben bene il mio povero glande di pasta dentifricia.
Il primo impatto, meccanico, non è male: non è il migliore tra i lubrificanti, ma fa il suo dovere e attutisce gli attriti.
Comincia poi a salire una sensazione di freschezza, piacevole, mentolata. Intanto faccio del mio meglio e cavalco sulla strada del piacere che, come dire, avevo una strana sensazione, come chi subodora una fregatura.
Che, puntuale, arriva. La sensazione di freschezza sale, sale, sale, e diventa dolore. Lancinante. Una roba da non crederci: la pelle in zona è sensibile ma non proprio tattile, era un dolore sfocato ma fortissimo, come una macchia di sugo tutta sbavata. La situazione si fa presto disperata: cosa faccio?
Rinuncio all'orgasmo e mi sciacquo?
Resisto, col rischio di ricevere lesioni e irritazioni?

Che domanda del cazzo, resisto - nessun uomo si sarebbe minimamente posto il problema. Tanto il mio corpo, che sa agire per il meglio, presto mette in atto lo stratagemma di cui avevo già parlato in questo post, ovvero: vengo molto rapidamente. Vengo male, senza molto piacere, e con decisamente altro in testa. Credo che questo sia davvero un ottimo metodo per le mistress che vogliono rovinare l'orgasmo ai loro sub (orgasm denial, per la gioia dei motori di ricerca).

È finita?
No, ovviamente, il peggio arriva adesso. Dopo l'orgasmo il pene diventa più sensibile, anche il semplice contatto dà fastidio (post orgasmic torture, sempre per il ranking di google). E quel cazzo di dentifricio non viene via!
Mi sciacquo, letteralmente piegato in due dal dolore, invocando gli dei tutti da Odino a Visnù, cerco di lavarmi, cerco di fa il più piano ma il più in fretta possibile. Mi lavo fino a non avere più tracce di dentifricio, anche tra le pieghette, anche in zone che non è giusto che siano esposte. E il dolore non passa!
Credo mi sia entrato nella pelle. Sotto pelle. Non so. Devo essere poroso.

Mi ci è voluto un quarto d'ora buono, mentre il dolore scemava lentissimamente, a riprendere il controllo. E comunque non è andato via, diciamo che si è assestato a livelli sopportabili. La beffa è stata la cena con mia madre, in programma neanche mezz'ora dopo.

Il premio di consolazione è stata invece la botta di endorfine, guidavo verso la materna dimora dolorante ma col sorriso :-)